I mitici anni ’70 del “Diritto allo studio”

I MITICI ANNI ’70 DEL “DIRITTO ALLO STUDIO”: la denunzia di un certo don Milani

di Luigi Manfrecola

E’ il caso di rispolverare una testimonianza gloriosa dei tempi in cui ancora esisteva e resisteva una cultura sociale d’impronta veramente democratica. Secondo alcune scuole sociologiche (Collins e seguaci), che sembravano voler riprendere le antiche intuizioni “vichiane”, erano quelli gli anni in cui la cultura di sinistra riusciva a prendere il sopravvento sulle forze eterne della reazione; una stagione breve cancellata dal reaganismo e dal dibattito pretestuosamente accesosi, nei successivi anni ’80, sulla cosiddetta “qualità dell’istruzione” e contro “i guasti della scuola di massa”… Un dibattito avviato da alcuni amici che tuttora stimo e che, in assoluta buona fede, non si rendevano conto, all’epoca, di offrire pretesto per quella che poi sarebbe stata una reazione feroce e portatrice di tutte le insidie di quel neoliberismo ottuso che OGGI cerca e trova alibi per affermarsi attraverso le “finta” meritocrazia classista: un nuovo verbo che finge di ignorare IL celebre Rapporto Coleman, e la successiva e corposa letteratura sullo “svantaggio” fiorita anche in Italia (Ardigò docet).

Tant’é che quella che una volta veniva definita “selezione occulta” si è fatta ormai spudoratamente “manifesta” ed è stata teorizzata come doverosa e “legittima” da quella imperante cultura dello “scarto” che recentemente e coraggiosamente è stata denunziata da Papa Francesco.

La testimonianza cui mi voglio riferire è quella di un Prete scomodo, un catto-comunista ripudiato dalla gerarchie ecclesiali per aver avuto il torto di operare con efficacia, ma soprattutto di aver parlato con esemplare e suggestiva chiarezza in uno stile secco, immediato, colorito, accessibile, schietto ai limiti del tollerabile per quanti si sentivano denudati nelle loro ipocrisie e privati dagli abiti scoloriti d’un perbenismo di facciata.

Per chi non ricordasse (a distanza di circa mezzo secolo) il bestseller dell’epoca, “Lettera ad una professoressa”, raccomandiamo la lettura di quel classico dal quale traspare una documentata denuncia del classismo della scuola italiana di quei tempi, centrata su impietose critiche al formalismo ed all’intellettualismo d’una scuola libresca e conformista.

Ricordiamo che il sacerdote Don Lorenzo Milani (Firenze 1923-1967), convertitosi al cristianesimo dall’ebraismo, si dedicò con successo alla promozione culturale dei ragazzi del popolo. Sospettato di comunismo fu relegato, come priore, nel Mugello (a Sant’ Andrea di Barbiana) ove fondò una scuola per figli di operai e contadini.

Dedicheremo alla sua graffiante denunzia un PAIO DEI NOSTRI POST per assicurare efficacia e completezza alla Sua memoria , a beneficio degli insegnanti più giovani ed a vantaggio di Renzino e dei suoi mercenari dello stravolto PD.

Useremo, a tal fine, le stesse espressioni e metafore del prete scomodo per la loro inarrivabile efficacia.

Questa volta limitandoci a soli tre concetti.

1) Cominciamo dall’affermazione per cui troppo spesso la scuola si presenta come “UN OSPEDALE CHE CURA I SANI E RESPINGE I MALATI“.

Ebbene, a chi sostenesse che la situazione è cambiata poiché non si fa più, oggi, ricorso alle ripetenze ed alle bocciature risponderemmo che è solo cambiata la strategia dell’esclusione nella misura in cui la selezione la selezione è “slittata”, dalla scuola di Stato, verso l’esterno e verso l’alto: con riferimento all’istruzione privata e/o alle cosiddette Università di prestigio, ben accompagnate da inconcludenti e costosi Master d’ogni tipo.

Più di ieri, oggi il mercato della formazione è divenuto un vero e proprio “affare” utile più a chi l’organizza che a chi ne frequenta i corsetti.

2) Passando alla tematica della dispersione scolastica e del lavoro minorile, altrettanto efficace resta l’affermazione per cui, secondo Don Milani, ” CI VORREBBERO LE CROCI SUI BANCHI ” per ricordare i ragazzi espulsi precocemente dal Sistema, ricordando che “AD OGNI COLPO UNA CREATURA VA A LAVORARE PRIMA D’ESSERE EGUALE “. Sì, perché in quei tempi malaugurati almeno il lavoro non mancava; oggi nemmeno quello è più concesso dallo schiavismo neoliberista….

3) Ed infine, circa i talenti dei pochi premiati da questa società pseudoliberale e fintomeritocratrica – quasi sempre fortuitamente nati nelle case dei ricchi e/o potenti – va ricordata la “malevola”(?) affermazione del Nostro che spiegava la bravura di Perino col fatto che “I CROMOSOMI DEL DOTTORE SONO POTENTI!!!”

Le residue osservazioni si pongono a corollario dei concetti fin qui espressi.

Don Milani arriva a presentare l’insegnante come un soggetto “al servizio di due padroni” : popolo e classe padronale per poi osservare che ”

Il curioso è che lo stipendio per buttarci fuori ve lo paghiamo noi, anche noi poveri” , acclarato che “povero è chi consuma tutte le sue entrate, ricco chi ne consuma solo una parte”.

E alla domanda provocatoria se esistessero ancora i “padroni” , la risposta interveniva immediata col dire :«Certamente esiste il “sistema” : tante rotelle non si mettono insieme per caso. L’arte di chiudere gli occhi è la somma di migliaia di piccoli egoismi di classe.»

Una situazione perdurante ed immobile alla quale non reca alcun giovamento il falso pietismo ed il falso comunismo degli intellettuali “assimilati”.

Ebbene, è ormai ben chiaro che il processo di assimilazione del nuovo verbo liberista da parte di quei finti intellettuali si è , oggi,realizzato del tutto ; non può esservi chi ancora ne dubita.

Le premesse sulle quali vuole fondarsi “La buona scuola” ne offrono piena testimonianza.

Certamente siamo passati, come già all’epoca sosteneva il Nostro, ” …dalla scuola confessionale alla scuola individualista del Dio quattrino”.

Ritenendo di avere reso giustizia al pensiero ed all’opera di un vero educatore, ci piace infine qui concludere con alcune delle dirette sue osservazioni e proposte. In primo luogo alla sua pressante raccomandazione a voler ” dare la scuola a pieno tempo a quelli che sembrano cretini, e dare uno scopo agli svogliati”.

A questo punto potreste però chiedervi e chiedermi se può essere mai credibile che Don Milani non abbia anch’egli sbagliato clamorosamente in qualche punto.

Tranquilli!

Anche Lui ha sbagliato e ve ne diamo immediata prova riportando una delle sue affermazioni conclusive, nella parte in cui chiede a tutti gli insegnanti di adoperarsi in vista di un fine, che è parte d’un impegno civile che richiederebbe una vera militanza attiva.

Riportiamo testualmente :« Conoscere i ragazzi dei poveri ed amare la politica è tutt’uno…» Ma chi potrebbe avere oggi il coraggio di parlare ancora di un eventuale “amore per la Politica”?

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