Quel banco di prova che è il Sud

Quel banco di prova che è il Sud

di Domenico Sarracino

 

Ho ascoltato il discorso di Renzi a Milano. Premesso che posso aver saltato qualcosa, qua e là, a me pare che il leader del Pd abbia trascurato del tutto la situazione del Sud Italia, l’antica “Questione meridionale”. E, se è così, l’omissione sarebbe molto grave … Intendiamoci, ribadisco che la Q. M. è, e deve essere, innanzitutto problema e ragione di impegno dei diretti interessati. Da gestire in forte sinergia con altri, ma non delegabile. Sono le genti del Sud che – partendo dai loro bisogni e sofferenze, dai limiti e responsabilità delle loro classi dirigenti e delle loro burocrazie, dal diffuso deficit di cittadinanza, dalla paurosa insicurezza sociale, insomma da una vita privata e pubblica contrassegnata da una precarietà senza confini e spesso da perdita della dignità – debbono trovare il modo di battersi ed operare per il risanamento della vita pubblica, il funzionamento delle istituzioni e la responsabilizzazione di tutti, sapendo che i diritti e i doveri sono gli uni condizione per gli altri.

Ma, stabilito questo, si può pensare che rispetto alla situazione storica del Mezzogiorno e a quello che in esso ancora oggi sta succedendo, lo Stato centrale, il Governo che lo rappresenta, le grandi Istituzioni nazionali (compresa la Presidenza della Re pubblica) possano girarsi dall’altra parte? Insomma è necessario che il vicino ed il lontano, le periferie ed il centro trovino il modo di ricongiungersi, mossi da un’onesta, coerente e lunga iniziativa politica che spinga a produrre ammodernamento e sviluppo nelle grandi infrastrutture, nella sistemazione e cura dei territori, e nei servizi, valorizzando e liberando risorse ed energie sulla base di un nuovo modo di vivere e “sentire” la vita pubblica e privata.

Si sa, la Q.M. viene da antichi squilibri e stagnanti alleanze politico-sociali ampiamente descritte e denunziate da vastissimi studi e documentate analisi. Ed essa pertanto, nonostante evoluzioni e ammodernamenti, è ancora arretratezza, ingiustizie, malgoverno, sperpero di risorse e denaro, accentramento di ricchezze e vastissime povertà, potente e mortifera delinquenza organizzata, ritardi e appesantimenti burocratici, solitudine dei cittadini, ed ancora precarietà: nella sanità, nell’istruzione, nel funzionamento della giustizia, nella fruizione dei diritti e in tantissime altre cose. Mali antichi, che il tempo e gli uomini non hanno risolto, ma solo “rivisti e corretti”,

Ora, da soli, né il centro né la periferia possono affrontare la portata di questi problemi. E l’alibi dello scarico- barili non può più funzionare. So bene che un governo non può fare miracoli, ma so anche che non può non porsi, come sua primaria responsabilità, quella di affrontare esplicitamente e convintamente questo problema. E’ ben evidente che di mezzo non c’è solo un pezzo grande del Paese, ma l’intera Comunità nazionale. Renzi fa bene a mostrare idiosincrasia per convegni, simposii e tavole rotonde. Ma è anche vero che qualcosa va fatto per mettere a punto idee, strategie e priorità, badando a che abbiano il taglio della concretezza, operatività e tempestività. Qualcuno ci sta pensando? Si sta pensando al che cosa, quando, come, con chi, etc…?. Si sta pensando alle leve da azionare, alle risorse da far venir fuori, al bandolo da cui partire?Credo che spetti innanzitutto al Governo l’onere e la responsabilità dell’iniziativa: il leader chiami perciò senza fanfare e grancasse i Governatori delle Regioni, i Sindaci delle più grandi città e di quelle più in sofferenza, le istituzioni culturali, universitarie e scolastiche, i responsabili delle forze politiche e sindacali ( quelle che ancora esistono), le Forze dell’ordine, la Magistratura, imprenditori, studiosi. Li chiami, con sé ed insieme, a “conferire”, a cercare e a prendere decisioni, a stabilire il da farsi e assumere impegni. Non so se quella del Sud sia la questione più grande ed urgente per il nostro Governo , ma so di sicuro che è il suo – ed il nostro – più grande e vero banco di prova.