G. Sartori, La corsa verso il nulla

LA CORSA VERSO IL NULLA di Giovanni  Sartori
(Dieci lezioni sulla nostra società in pericolo)

di Luigi Manfrecola

la corsa verso il nullaE noi siamo d’accordo senz’altro su alcuni dei  “pericoli” che Sartori individua ma la sua  “lezione” non ci convince, malgrado  come insegnante sia particolarmente autorevole perché, come l’Editore (MONDADORI) spiega nel risvolto di copertina, si tratta non solo di un politologo apprezzato dalle TV di Stato, ma addirittura d’un Professore emerito della Columbia University, dell’università di Firenze e Accademico dei Lincei.

Ed è proprio questo che dovrebbe preoccupare, in quanto gli intellettuali di questo tipo finiscono col disporre dell’arma d’una dialettica sottile, supportata da una addomesticata competenza storica, per veicolare pensieri e convincimenti discutibilissimi : ma in  maniera soft, che quasi non te ne accorgi.

Il rischio qui c’è tutto, ma quasi non te ne avvedi. Sartori è “a destra” con tutta la barra ed ha buon gioco a suscitare consensi e simpatie denunziando l’evidente cecità d’una certa classe politica attuale autoproclamatasi “democratica” che ha tuttavia smarrito la bussola e la propria identità in nome di un universalismo senza futuro che pretende di convivere con un capitalismo senz’anima.

Cominciando dai “pericoli”, lo Zibaldone (così definito dall’Autore ed articolato in dieci capitoletti), ne individua alcuni che sono di tutta evidenza.

1- La difesa tout court dell’ “EMBRIONE” umano  da parte della Chiesa che pretende di asserire che la scienza ha ormai dimostrato che l’embrione è individuo umano e , come tale, non uccidibile;

2-Il “facilismo” col quale i “sinistri” ( testuale) parlano dell’INTEGRAZIONE , erroneamente ritenuta sempre possibile , fermandosi ad un’inconcludente “ETICA DELL’INTENZIONE” che NON si accompagna ad una parallela “ETICA DELLA RESPONSABILITÀ” che, come sarebbe  doveroso,  valuti le conseguenze concrete di un tale retorico  auspicio (citando addirittura Max Weber).

3- il pio desiderio di poter integrare chi non lo cerca e non lo vuole.
In effetti, in ben tre dei restanti capitoli (Cristianesimo ed Islam, laicismo e Religione – Jus sanguinis, jus soli e residenza- Integrazione, assimilazione e rifiuto) la tematica sviluppata resta sempre la medesima, anche se da diverse angolazioni. La tesi è che l’Islam è, per sua natura, «una religione forte» ,come una volta lo era il Cristianesimo, poiché entrambe le Religioni disegnano una società teocratica . Tale caratteristica è stata, poi, persa soltanto dal Cristianesimo in quanto convertitosi ad una sorta di ecumenismo aperto, per effetto della sopraggiunta affermazione d’una società pluralistica e democratica che pratica il laicismo e la tolleranza.
Ne deriva:
– che il monoteismo islamico è fin dall’origine il più forte;
– che nel Corano è possibile trovare, nelle diverse Sure, tanto l’invito ad uccidere i miscredenti quanto l’invito a risparmiarne le vite ove si convertano (La violenza, dunque,  ne è sempre parte costitutiva malgrado ciò che dicono i musulmani occidentalizzati);
– che l’islam estremista e fondamentalista , rigido e sclerotizzato, odia l’Occidente e non tollererà mai “l’integrazione” (quell’integrazione che comunque mai si traduce in vera “assimilazione” come testimoniato dagli ebrei che mantengono la propria identità ovunque si siano insediati o come i musulmani di seconda generazione che, con cittadinanza europea, ingrossano le fila dei terroristi);
-che , non potendosi sostenere l’urto economico e sociale delle attuali invasioni bibliche, avremmo dovuto affondare, con i droni, i barconi prima ancora che salpassero e c’è da chiedersi perché mai non  lo si sia fatto…posto che siamo di fronte ad una vera guerra di religione e «in guerra non c’é un mare territorialmente protetto»;
– che bisogna restituire alle parole il loro giusto significato e capire che siamo in guerra con l’Islam perché ” chi non dice «guerra» quando c’è, è chi quella guerra la perde. Dunque il punto è che chi usa la parola guerra vede una cosa, mentre chi non la usa ne vede un’altra… (dal Cap. IV – Guerra terroristica e guerra al terrorismo»”

Penso di non poter dissentire da tali preoccupazioni e dalle motivazioni poste a base.
Ad esempio, per quanto al punto 1, Sartori ha ragione quando afferma  che “se l’embrione  SARA’ una persona, ciò vuol dire che ancora non lo è, e quindi resta un embrione” sprovvisto di quella consapevolezza che è la condizione perché possa parlarsi autenticamente di “vita UMANA”, ancora mancando quella anima razionale alla quale lo stesso San Tommaso legava l’alito divino che è  infuso da Dio SOLO DOPO che sono emerse l’anima vegetativa (che condividiamo con le piante) e l’anima sensitiva (che appartiene anche all’animale). Tant’è che fono alla Legge 40 in diritto si sosteneva che la capacità giuridica si acquista solo con la nascita.
Anche per il secondo punto riteniamo che non vi sia molto da eccepire poiché non bastano  buone e pie intenzioni che non facciano i conti con la realtà e con la fattibilità dei propositi. Salvo ricordare al Sartori che non tutti i “sinistri” (pur cogliendo il doppio senso ostile attribuito al vocabolo) sono tanto sprovveduti. Tant’è che di recente lo stesso Cacciari ha sostenuto che non ha senso pretendere di  tollerare un’accoglienza indiscriminata che non faccia i conti con le risorse reali. Trovando d’accordo anche ME, pur nella mia umile e misera (si fa per dire) consapevolezza di non possedere altrettanto prestigiose onorificenze.

E mi spingo a definirmi d’accordo anche per il terzo punto, comprendendo che non si possa e non si debba pretendere d’integrare chi ci è culturalmente e dichiaratamente ostile.

Per il resto il mio DISSENSO non può che essere totale, e mi riferisco agli altri due pericoli segnalati dal politologo il quale continua sostenendo:

4- che sussiste il rischio che si affermi definitivamente una (per Sartori “distorta ed intollerabile “) DEMOCRAZIA DISTRIBUTIVA invece della DEMOCRAZIA PROTETTIVA che, sempre per il cavilloso vaneggiamento dell’illustre Professore,  è l’unica tollerabile, visto che il Sartori afferma e ribadisce più volte che ha sempre combattuto e sempre combatterà il cosiddetto  «perfezionismo democratico» , diversamente definito da Berlin «libertà positiva», laddove per il nostro Giovannino  è accettabile solo il concetto di una  «libertà negativa» posta a difesa della singola individualità… tant’è che sostiene che sempre «la politica è stata la forza a disposizione del più forte, del più potente finché non è stata inventata la LIBERAL-DEMOCRAZIA (la sua bestia nera) a partire dalla fine del ‘600 con >Locke e poi con Constant;

5-che ancora c’è il pericolo che si continui a perseverare nell’equivoca attesa d’una rivoluzione di stampo ideologico marxista che miri ad abbattere lo Stato capitalistico-borghese, mentre non può esistere -come teorizzato dal marxismo- una rivoluzione che mai abbia fine in quanto ogni rivoluzione deve poi tendere ad una stabilizzazione degli assetti sociopolitici (ma al di là del profluvio di parole e di argomentazioni fumose ed insistite sui danni e sulle utopie del da lui  odiato marxismo, meglio avrebbe fatto a richiamare il pensiero di un certo Popper che sen’altro conosce e che meglio di lui  sostiene d’essere un riformista perché ogni rivoluzionario, prima o poi, dovrà sempre e comunque fare poi i conti con la parte “costruens” di quegli assetti sociali che ha contribuito a smantellare) .
Ma tant’è, Sartori non può abdicare, pur con mente assai lucida, a quella formazione che lo porta ad essere visceralmente anticomunista ed antiegalitarista a prescindere, forse perché avverte il rischio che  ciò potrebbe intaccare e mettere in discussione il suo orgoglioso individualismo. La sua visione d’una società che non può e non  deve aspirare alla fumosa giustizia sociale affiora continuamente (vedi cap. “Rivoluzioni vere e Rivoluzioni false”) e lo spinge a dichiarare che proprio “il marxismo è riuscito ad interpolare nella nozione di rivoluzione due aggiunte .La prima è che “le rivoluzioni che non sono di sinistra non sono vere rivoluzioni”…La seconda è che “essa rivoluzione non può cessare con l’impianto di un nuovo ordine politico poiché «la vera rivoluzione» deve anche impiantare un nuovo ordine economico-sociale, il che è impossibile e quindi  “configura una rivoluzione che non finisce mai”.
Ma è così lontana dalla mente del vecchio saggio che un nuovo ordine sociale sia doveroso , oltre che possibile, realizzarlo? E cosa sarebbero dunque per lui le rivoluzioni? Un semplice cambio degli assetti di potere fini a se stessi , di Governi forti che non debbono né possono pretendere di fare i conti con le “utopie” di una democrazia egualitaria?  E ciò solo perché  Lui ritiene un errore storico la liberal-democrazia…
A dimostrare l’insensatezza di tale posizione basta rileggere la sua pretestuosa distinzione fra la “democrazia protettiva” da lui propugnata (a difesa del singolo individuo) e la  “democrazia distributiva” da lui fieramente avversata. Mentre è evidente che la democrazia presuppone un concetto di sostanziale parità di diritti fra i consociati, il che esclude ogni forma di diseguaglianza feroce ed implica la limitazione dei diritti individuali non primari.
Ma da tutti i capitoli traspare una medesima impostazione antidemocratica e una sorta di cecità per la devastata situazione sociale attuale che lo spinge a dire che il Vaticano rappresenta anch’esso un rischio nella misura in cui Papa Francesco  esordisce, come ha fatto, “dichiarando che «il denaro è lo sterco del diavolo»ì(pag.74). Sarà, ma questa non è la priorità del momento…”
E a noi viene perciò spontaneo chiedere al buon Sartori quale mai è, invece, la priorità del momento?
E dire che in un mio  precedente intervento avevo citato proprio la lucida denunzia di Sartori che in un’intervista affermava «L’Europa è un disastro. È il trionfo della finanza. Si è azzerata l’economia della produzione a tutto profitto di denari finti, scollegati dal lavoro. Soldi che vanno e vengono e non corrispondono al sudore della fronte di qualcuno, ma sono frutto dell’astuzia degli speculatori. I leader europei non capiscono, o fanno finta di non capire, che c’è differenza tra produrre qualcosa e fare soldi. Il risultato è che abbiamo tassi di disoccupazione mostruosi, e una crescita ridicola. Per dirlo in sintesi abbiamo creato un’Europa indifesa. Tutti subiscono, e nessuno può farci niente».
C’è da interrogarsi seriamente sulla coerenza di certuni…Quasi sembrava che l’illustre analista avesse a cuore la sorte dei cittadini. Come è noto da secoli non bisogna fermarsi mai all’apparenza e non basta dire “…ma mi sembrava così convincente…”
Perciò intendo scusarmi con i miei lettori per la citazione che ebbi a pubblicare senza avere ben chiaro il profilo cultural-politico dello scrittore.
Con le guance arrossate dalla vergogna e con sincero pentimento…mi firmo

Prof. Luigi Manfrecola

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