Comitato di valutazione: cambio di confine?

Comitato di valutazione: cambio di confine?

di Stefano Stefanel

 

         Il Comitato di valutazione introdotto dalla legge 107 del 13 luglio 2015 si sta aprendo senza troppa fatica il varco nel mondo della scuola. Come tutte le questioni innovative trova quasi solo barriere, ostacoli, precisazioni. In questo primo mese di applicazione della legge si sono avuti atteggiamenti diversi in riferimento al Comitato di valutazione: alcuni collegi docenti hanno votato i loro rappresentanti, altri collegi hanno invece approvato mozioni per boicottare la legge, alcuni dirigenti non hanno nemmeno posto il punto all’ordine del giorno del collegio docenti, alcuni gruppi o organizzazioni hanno cercato di inventare stratagemmi per rendere inoffensivo il Comitato, alcuni sindacati stanno cercando di far cadere la questione portando i soldi del bonus in contrattazione. La fantasia sta insomma correndo nelle scuole e sul web, non per cercare di fare funzionare al meglio questo nuovo organismo, ma per cercare modalità per rendere inoffensiva tutta la procedura. L’idea che una legge vada rispettata senza tante discussioni non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di chi si ritiene supplente morale di una Corte costituzionale che non boccia tutto quello che fa il Governo.

La Riforma Brunetta sei anni fa fu contrastata per via giudiziaria e non applicata in molte sue parti con la collaborazione governativa. Anche in questo caso molte speranze sono poste nella palude che il Miur può creare per non far applicare almeno questa parte della legge. Chi chiede l’interpretazione autentica del Miur sa benissimo che il Miur non avendo approvato la legge non può dare alcuna interpretazione autentica. Se però il Miur comincia ad emanare circolari, modelli, note, spiegazioni può fornire all’ampio campo del dissenso tutte le sponde possibili per impugnate, contestare, rigettare. E’ sufficiente che nel Miur qualcuno dica la sua pubblicamente, che l’opposizione al Comitato di valutazione può trovare una sponda da cui ripartire come a maggio.

Io porrei la questione su un altro versante. Il Comitato di valutazione è una risposta rozza e per nulla sofisticata alla richiesta popolare di valutazione della pubblica amministrazione. Il Decreto Brunetta ha fatto credere che una parte della Pubblica Amministrazione sia già valutata come si deve (non è così, ma a chi importa?), mentre la legge 107 – con l’introduzione di questo Comitato di valutazione – risponde all’opinione pubblica, che vuole i docenti valutati, cosa mai neppure lontanamente messa in agenda prima di ora. La risposta è rozza, ma l’opinione pubblica attenta. Per cui qualunque distinguo, resistenza, cavillo, rinvio, ecc. sarà visto dai cittadini solo come la conferma che i docenti non vogliono farsi valutare. Non si può attaccare un provvedimento che risponde ad un sentire popolare con distinguo incomprensibili. E la vecchia frase: “Noi vogliamo la valutazione, ma non questa, ne vogliamo una seria” porta direttamente alla favola di Bertoldo che non trovava mai l’albero giusto. Metafora cruda e un po’ a doppio senso.

In tutta questa vicenda si evidenzia la grande debolezza dei dirigenti scolastici, che dovrebbero essere valutati dal 2001 e che nessuno valuta mai, e l’oggettivo fuoco amico di Anp sulla categoria, che ha preso posizioni pubbliche che hanno aumentato la percezione che la legge 107 fosse una legge a favore dei dirigenti scolastici. La categoria pare, insomma, essere ben contenta di contribuire a valutare i docenti, ma sfugge alla propria valutazione. Ci troviamo infatti davanti al paradosso per cui la valutazione dei dirigenti scolastici sta nel Contratto (e quindi è difesa dai sindacati e permette la richiesta di garanzie), mentre quella dei docenti è decontrattualizzata ed inserita nella sola legge. Rimane un mistero capire perché se i dirigenti scolastici pretendono garanzie per la propria valutazione, i docenti non ne possano pretendere a loro volta. In questa fase però anche questi sono cavilli: gli italiani mandano a scuola i figli dai docenti e vogliono siano valutati quelli. Di noi dirigenti si interessano solo se hanno bisogno di qualcosa o se non gli togliamo dalla classe del figlio gli insegnanti che reputano incapaci, ignoranti, ecc. Se tutto va bene noi non esistiamo e dunque anche se non siamo valutati all’opinione pubblica non interessa. E’ una delle tante vergogne della pubblica amministrazione italiana, senza ricadute sugli studenti: così pensa l’opinione pubblica e poco le importa che non sia proprio così.

Il Comitato di valutazione deve stabilire criteri, validare il periodo di prova per i neoassunti (componente docenti), valutare il servizio a richiesta del docente interessato. Da nessuna parte però è scritto che senza criteri e senza comitato il dirigente scolastico non può dare ugualmente il bonus economico e che se manca una componente per scelta della componente non si può andare avanti lo stesso. E’ ovvio che tutto potrà essere impugnato per bloccare qualunque cosa, ma sarà interessante vedere cosa succederà quando un dirigente assegnerà il bonus ai docenti e sindacati, altri docenti o chi per loro impugnerà il provvedimento e magari il giudice darà loro ragione bloccando i pagamenti. Se un dirigente ne voleva pagare quattro non succederà niente (se non che quei quattro vivranno male il proprio futuro), ma se un dirigente ne voleva pagare una cinquantina poi sarà dura spiegare a tutti i cinquanta che non riceveranno i soldi perché c’è stato un ricorso contro il provvedimento dirigenziale.

A norma rozza non si può dare una risposta sofisticata. La procedura più semplice è quella di nominare subito il Comitato e dare criteri chiari, stringenti, precisi al dirigente. Che così deve attribuire il bonus a quelli che lo meritano secondo l’opinione comune. L’opinione comune non è quasi mai sbagliata, soprattutto se nasce in situazioni ambientalmente distese e che quindi non abbisognano di troppi distinguo. In questa ottica bisognerebbe nominare il Comitato di valutazione col sistema del “velo nero” (non vedo quello che la mia decisione provocherà), utilizzando una scelta di tipo reputazionale, che in comunità molto piccole come sono le nostre scuole, difficilmente è sbagliata. Se invece si aspetta – come molti dicono di fare – si creeranno gruppi di interesse e di pressione, che si faranno rappresentare nel Comitato e che dunque avranno il potere di dirigerne i criteri.

La Cgil, che dal suo punto di vista giustamente contrasta la legge anche perché oggettivamente la 107 vuole ridurre drasticamente il peso dei sindacati nelle scuole, propone una valutazione non individuale, ma generale, che quindi premi i soggetti nel sistema e non singolarmente. La proposta tende a mediare tra l’esistente e quello che vuole il Governo, ma non tiene conto del fatto che l’opinione pubblica vuole fortemente vengano cacciati dalla scuola incapaci, fannulloni, ignoranti. Il bonus ai migliori automaticamente tenderebbe ad evidenziare i peggiori: non se ne esce, anche perché questo metodo di retribuzione, decontrattualizzata, potrebbe premiare i risultati e non solo l’impegno orario. Se – poniamo – i criteri indicheranno nei risultati la ratio del premio allora si sposterebbe il confine che fino ad ora ha legato le retribuzioni (ordinarie e aggiuntive) al solo lavoro prestato. Gli insegnanti oggi vengono retribuiti per le ore che fanno o per il lavoro svolto, non per la qualità di quello che hanno prodotto. I criteri del Comitato di valutazione qui potrebbero intervenire e se qualcuno lo farà la frontiera verrà spostata e non di poco. Se lavori male niente soldi, che invece arrivano se hai raggiunto gli obiettivi prefissati.

Quella del Comitato di valutazione non è una partita neutra e non è scontato che la categoria ufficialmente contraria a “questo” metodo di valutazione abbia qualche controproposta da fare. Io credo che invece sarebbe necessario cercare di capire che il Governo sta rispondendo ad esigenze dell’utenza scolastica e dell’opinione pubblica e non alla richiesta di garanzie di una delle poche categorie in cui il contratto a tempo indeterminato non prevede alcuna possibilità di licenziamento, perché la “ditta Miur” non fallisce mai. E’ altrettanto vero che se passa questo meccanismo premiante è possibile che tutto il salario accessorio vada a finire lì e che le prestazioni aggiuntive vengano retribuite solo a progetto. Questo credo che i sindacati non lo possano accettare, ma bisogna vedere cosa ne pensa l’elettorato, non cosa ne pensano i lavoratori della scuola. E’ una partita complessa, ma non simbolica. Il Comitato di valutazione ha una forte valenza e grandi contenuti e non c’è nulla di simbolico nel definire i criteri di retribuzione delle persone. E’ una questione che va presa sul serio, senza distinguo e cavilli. Non so cosa succederà, ma posso dire che chi è contrario a questa innovazione deve stare attento a non combattere l’ennesima guerra senza vincerla.

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