Identità plurime?

IDENTITA’ PLURIME?
No, grazie

di Luigi Manfrecola

 

File 13-10-15, 18 57 23Nella Repubblica di oggi -13 ottobre- viene sviluppato un dibattito a due voci sul tema della CRISI DI IDENTITA’ che sembra caratterizzare i nostri tempi inquieti e liquidi. E’ un dibattito di alto livello che non manca di riferimenti culturali illuminanti. Fatto sta che le citazioni, come sempre, vengono piegate al convincimento di chi scrive ed è un convincimento stranamente influenzato dalla propaganda simil-culturale proposta dalla SPETTACOLARIZZAZIONE MASS-MEDIALE e dalle esigenze commerciali che sempre cercano,trovano – e se non trovano costruiscono – il NUOVO che fa business , che attiva convincimenti, inventa bisogni, costruisce mode che aiutano una folla intruppata ed eterodiretta a ricercare ossessivamente una “dimensione” che possa riempire , in maniera socialmente accettabile, il vuoto di idee e di convincimenti o delineare il falso profilo di personalità mai cresciute.

Così, un certo Enrico Franceschini si aggrappa alla cronaca di questi anni per affermare che sono in crisi un po’ tutti i concetti identitari comunque riferibili: AL SESSO, ALLA RAZZA , ALLA RELIGIONE!!!

A riprova si citano i casi di Caitlyn Jenner, Rachel Dolezal, Conchita Wurst ed un qualche altro Carneade noto principalmente fuori dai nostri confini; confini che non più esistono grazie alla globalizzazione mediatica. E proprio un “grazie” il Franceschini (il Carneade autore dell’articolo) si sente di esprimere alla storia di questo «2015 che è stato l’anno in cui i titoli dei giornali e avvenimenti culturali ci hanno messo a confronto con la flessibilità delle linee di confine in materia di genere, sesso, razza, e perfino reputazione…al punto che la questione e è emersa con prepotenza e a diverse latitudini, portandola [ ma più correttamente avrebbe dovuto scrivere “portandosi”] all’attenzione delle cronache ed alle riflessioni di commentatori,sociologi, psicologi». E dunque quella che Franceschini definisce «identità fluida e malleabile, che affiora ovunque» va vista con favore in quanto «la confusione identitaria può anzi deve essere percepita come un vantaggio, non come un problema». In sintesi, sentenzia l’articolista, noi sessualmente «SIAMO TUTTI “TRANS” O “BI” O “POLI-AMBI-OMNI” in una fusione di ruoli o somma di parti».

Il che, devo confessarlo, resta per me una scoperta inquietante…ma se lo dice Lui !!!

Perché lui va anche oltre e ci spiega che le nuove tecnologie, digitali e non, ci hanno aiutato ormai a costruire identità ausiliarie, una “second life”, un altro-io , un AVATAR di noi stessi che imperversa su Facebook e su Twitter generando identità posticce da noi segretamente desiderate, in ciò aiutati anche nella vita reale dai progressi della chirurgia plastica. Anche I reality show televisivi fanno in ciò la loro parte dando fama agli anonimi e trasformando il banale in eccezionale.

Ebbene, va riconosciuto che ci sorprende ” l’acutezza dell’analisi” (?) , ma ancor più ci sorprende che il giornalista non s’avveda che è egli stesso, nel momento in cui scrive con tanta convinta enfasi, lo strumento d’una operazione divulgativa commerciale che vuole inventare un mondo nuovo ed una cultura alternativa per esigenze principalmente commerciali. Il nuovo sorprende, vende e fa notizia; di” nuovo ” hanno bisogno la televisione, il web, la pseudo-cultura d’accatto che deve rinnovarsi facendo balenare nuove certezze agli occhi avidi delle masse sprovvedute che hanno bisogno di emozionarsi, sorprendersi, inseguire nuovi miti.

Peraltro, il problema delle finte identità inventate sul web può avere ben altra origine che quella indicata dal giornalista , il quale,a quanto pare, nulla sa di un certo Pirandello e dell’ansia, presente in ciascuno di noi, di far crescere con ogni mezzo la nostra identità sociale.

Sicuramente meglio di Franceschini fa l’altro suo interlocutore – Massimo Recalcati – che fa sfoggio di una più approfondita cultura!

Fatto sta che lo fa a sproposito : scomodando il concetto d’una “realtà liquida” focalizzato da Bauman ( concettoche resta invece principalmente collegato al dinamismo inquieto dei nostri tempi ed al fratturato senso della continuità) oppure chiamando in causa perfino L’EGO Freudiano nella rivisitazione proposta da Lacan. Sebbene sia vero che« l’IO non può esser visto come un centro statico dal quale si irradia la personalità…» sfugge all’articolista che ciò non legittima le sue tesi.

Il nocciolo duro dell’IO non può sussistere nell’identità sociale perché l’Io si manifesta intrinsecamente debole da quel punto di vista in quanto esso precariamente si struttura e discende proprio da una costruzione sociale per effetto dei divieti parentali. Viceversa, l’identità dell’Io è data dal sostrato delle pulsioni che ne governano in forma occulta gli atteggiamenti e che ne rappresentano il cosiddetto nocciolo duro : e si tratta, appunto, di pulsioni di origine prettamente sessuale. Il che vale proprio a sconfessare l’ipotesi   di ambiguità e di incertezze che si pretende di insinuare a quello specifico livello.

Ciò vale anche per il “narcisismo” dell’IO che, ove sviluppato, non sopporta alcun meticciato o convivenza col “melting pot” che viene oggi osannato come “ricchezza”. Io non sono del tutto certo che sia utile o conveniente dimenticare quelle radici storiche e culturali che possono restituire certezza in un mondo dilatatosi al di là d’ogni possibile controllo, a tutto beneficio di chi opera ed agisce al di fuori d’ogni limite geografico governando l’informazione, l’economia , le mode, le emozioni , i costumi di masse inconsapevoli.

Il Grande Fratello , quello stesso che per l’interesse privatissimo di pochi stolti, ha inquinato le anime e devastato le vite dei tanti, iniettando il verbo consumistico d’una Società dell’Avere, devota al Potere ed al Danaro, non sopporta e non tollera i confini poiché ogni confine custodisce gelosamente una IDENTITA’-

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