ANGUS DEATON – ” Nobel ” per l’Economia 2015

ANGUS DEATON – ” Nobel ” per l’Economia 2015

Un primo commento

di Luigi Manfrecola

La grande fugaUna delle sue opere più note, lanciata in Italia per le Edizioni “Il Mulino”, è intitolata “La grande fuga” e dal risvolto di copertina apprendiamo che l’economista scozzese, professore nell’Università di Princeton, è fra i massimi esperti di SVILUPPO ECONOMICO E DI POVERTÀ.

La cosa mi ha dunque incuriosito e mi sono accostato al ponderoso volume(367 pagine) con qualche speranza ma anche con molte perplessità.

Il best seller: La Grande Fuga

Volendovi rendere partecipi, sia pure in qualche misura solo sommaria, delle riflessioni dello studioso, prenoto in due tempi la vostra attenzione. Questa prima volta mi limiterò ad accennarvi alcune considerazioni sviluppate da Angus attraverso un discorso forse troppo tecnico, da ricercatore statistico prima ancora che da economista, per chiarire che è impresa ardua pretendere di isolare su “scala mondiale” il concetto stesso di una “soglia” minima di reddito al di sotto della quale sia possibile identificare LA POVERTÀ. Diversi sono i fattori da considerare, anche perché non tutti i popoli manifestano i medesimi bisogni primari. Ad esempio, rapportare l’India all’America oppure all’Europa in tema di bisogni essenziali è quasi impossibile poiché diverse sono le esigenze e le culture.

La povertà assoluta come concetto relativo

Testualmente « La linea della povertà indiana ignora quasi completamente tre tipi di spesa per noi essenziali : la spesa per la casa, quella per la salute e quella per l’istruzione. D’altra parte in un paese caldo come l’India il riscaldamento è necessario di rado e, in abbigliamento, si può spendere ancora meno…»

Così , la linea della povertà globale definita dalla BANCA MONDIALE , che è stata ora portata o a 1,25 dollari al giorno, corrisponde ad una media delle povertà nazionali di alcuni paesi più poveri del mondo. Il che faceva, nel 2005, un reddito di 1.825 dollari annui per una famiglia di 4 persone : un dato già molto superiore rispetto a quello calcolato nel 1985 per un diverso numero di Paesi. Un’ulteriore difficoltà nel paragonare paesi molto diversi è data dal calcolo del tasso di cambio, ma è altrettanto difficile conteggiare in ciascun pese il numero degli individui al di sotto della linea di povertà ipotizzata. Ugualmente non significativo è il calcolo dell’incremento del benessere individuale anche in presenza dell’evidente crescita economica globale d’una nazione, poiché nulla ci dice circa la distribuzione reale delle risorse fra i cittadini. Acquisito che per misurare il tasso di disuguaglianza viene sempre considerato il primo 1% della popolazione, è stato accertato che «quando il primo 1% della popolazione balza in avanti, il rimanente 99% ottiene risultati al di sotto della media nazionale. Poiché i successi di questo 1% variano di paese in paese, è possibile che la classifica dei paesi ricchi dal punto di vista del reddito dell’ultimo 99% non coincida con quella basata sul reddito dell’intero paese».

Il che , detto diversamente, ci rimanda alla mente la storia degli italiani che, secondo Trilussa, pur se affamati, risulterebbero “statisticamente” aver mangiato un pollo a testa. La conseguenza che Deaton ricava da queste considerazioni è che non ha senso che LA BANCA MONDIALE ignori del tutto chi si trova appena un poco sopra la soglia di povertà, privandolo di qualunque livello di assistenza.

Perciò «quel che sarebbe più ragionevole fare è prendersi tanto più cura delle persone quanto più sono povere, non operare distinzioni drastiche in corrispondenza di una qualche soglia

La Globalizzazione dell’Economia

Dopo aver chiarito che «la disuguaglianza interna di un paese parla del suo livello di giustizia e ci dice se i cittadini di questo paese ( i quali lo apprezzino o meno, sono tenuti a pagare le tasse e a rispettare le leggi e le politiche della comunità) stiano ricevendo ricompense commisurate agli obblighi cui assolvono», l’Autore osserva CHE A LIVELLO GLOBALE ORMAI LA SITUAZIONE È DIVERSA poiché (sfortunatamente?) non esistono istituzioni di Governo sovranazionali. Tuttavia esistono istituzioni internazionali – per esempio l’Organizzazione mondiale del commercio o la Banca mondiale di cui si diceva – le cui politiche incidono sui redditi di molte persone in molti paesi diversi, al punto che sarebbe ragionevole rivolgere loro richieste di giustizia. Sta di fatto che, come egli stesso ammette, dopo la stagione ottocentesca e di parte del ‘900 che aveva visto in Occidente le disuguaglianze diminuire, la forbice fra ricchi e poveri s’è di nuovo notevolmente allargata…

Tuttavia – afferma Deaton – va riconosciuto che « negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, la rapida crescita economica di molti paesi ha liberato centinaia di milioni di individui dalla povertà. I tassi di mortalità si sono ridotti e la gente vive più a lungo ed in condizioni più agiate ed è indubbio che i 7 miliardi di abitanti che popolano in questo momento la terra conducono , in media, esistenze molto migliori di quelle vissute dai loro genitori e nonni… Tuttavia le medie non possono essere di conforto per chi è stato lasciato indietro» . In effetti le disuguaglianze sono aumentate e molti paesi hanno sperimentato incrementi nella sperequazione dei redditi. E che dire delle disuguaglianze fra i paesi che si è ridotta di poco o di nulla?

Ma ciò per molti economisti non rappresenta un problema al punto che «Il grande Nobel James Meade era solito definire l’infernale motore a scoppio, l’esplosione della popolazione e l’istituzione del Premio Nobel per l’economia come le tre sciagure del 20° secolo».

Naturalmente il nostro Deaton riporta la citazione per dichiarare di non essere d’accordo e tuttavia anch’egli deve ammettere la forte disuguaglianza di reddito nel mondo, precisando :«Si accusa spesso la globalizzazione di avere reso il mondo più disuguale. Mentre i ricchi avrebbero potuto godere di nuove opportunità di arricchimento, i poveri ne avrebbero ricavato ben poco. Sono tesi che suonano plausibili– pag.288» E poco più avanti :«Se il capitale è relativamente abbondante nei paesi ricchi e relativamente scarso nei paesi poveri, l’apertura delle frontiere da un lato consentirà ai capitalisti dei paesi ricchi di diventare più ricchi dall’altro impoverirà i capitalisti dei paesi poveri. Se nei paesi ricchi i capitalisti diventeranno più ricchi e i lavoratori più poveri, la disuguaglianza di reddito aumenterà…». Di fatto, la polarizzazione delle occupazioni e delle retribuzioni è in corso ovunque: i posti di lavoro a reddito medio vengono sostituiti dalle macchine o delocalizzati : mentre le occupazioni mal pagate nel settore dei servizi sono in aumento…A quanto pare il sistema fiscale e i meccanismi redistributivi -in Europa più estesi ed egualitari degli Stati Uniti – non sono riusciti a prevenire l’aumento delle disuguaglianze»

A questo punto occorre chiarire che Deaton, alla fin fine, pur segnalando le storture del sistema, non lo condanna poiché – malgrado tutto – resta convinto del fatto che nel corso dei secoli le disuguaglianze si sono comunque ridotte e guarda con favore alla « DISTRUZIONE CREATRICE che è caratteristica del CAPITALISMO – pag. 365» anche se , aggiunge, le grandi creazioni di ricchezza possono minare la democrazia e la crescita stessa.

Ma certo non possiamo pretendere di più da quello che è e resta un economista convinto…

Quali CONCLUSIONI?

In sostanza e guardando al futuro , il suo messaggio resta moderatamente ottimistico anche se non manca di esprimere preoccupazioni e riserve…

Ma alle sue conclusioni riserviamo un successivo approfondimento, limitandoci per adesso a dirci assolutamente in disaccordo con la sua rassegnata e laudativa visione del capitalismo.

Ma sarà perché troppa è la distanza culturale e la formazione che da Lui personalmente ci separa…

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