Il cavallo di Troia della Buona scuola

IL CAVALLO DI TROIA DELLA BUONA SCUOLA

di Alessandro Basso

In questi giorni sta entrando nel vivo la contrattazione d’istituto; per la prima volta da quando è stato introdotta questa “leva” di incentivazione di secondo livello la scuola conosce l’entità degli importi, potendo così, potenzialmente, assicurare il rispetto del termine del 30 novembre indicato dal CCNL quale scadenza per la chiusura del contratto d’istituto.

I sindacati, da sempre acceleratori della conclusione della contrattazione per un fisiologico bisogno di interfacciarsi con i lavoratori e potere dar segnale di presenza attiva attraverso gli interventi sul contratto, quest’anno sembrano orientati a far tardare i tempi cercando di creare una commistione tra il fondo d’istituto, la contrattazione e il bonus da assegnare ai sensi della legge 107/2015 .

E’ noto ai più che la legge sulla buona scuola prevede l’introduzione del bonus, piaccia o non piaccia d’accordo o meno, finalizzato ad introdurre alcune forme di merito per i docenti, cosa che non ha mai fatto il contratto di lavoro negli ultimi vent’anni.

Al tavolo negoziale nazionale nessuno si è assunto la responsabilità di codificare il merito e la figura del “buon insegnante”, rinviando la questione ad apposite sequenze contrattuali, mai attuate, nonostante il susseguirsi di dichiarazioni d’intenti altisonanti sulla valutazione del personale e sul riconoscimento del valore del personale della scuola.

Molto probabilmente l’introduzione del bonus potrebbe configurarsi quale un cavallo di Troia, allorché viene data la possibilità al Dirigente Scolastico di assegnare una somma ai docenti che si distingueranno per l’eccellenza (la stra-ordinarietà, non l’ordinarietà) sul campo, sulla base di tre criteri, certo non semplici, ma ben chiari:

a) Qualità dell’insegnamento e contributo al miglioramento della scuola e al successo formativo e scolastico;

b) Risultati relativi all’innovazione didattico e metodologica

c) Responsabilità nel coordinamento organizzativo, didattico e formazione personale.

Questi indicatori saranno declinati dal rinnovato comitato di valutazione composto da 3 docenti, 1 genitore, uno studente e un membro esterno.

Da nessuna parte c’è scritto che questi criteri devono o possono essere contrattati con la RSU e le OO.SS. in quanto salario accessorio, perché il dirigente si assume la responsabilità delle proprie scelte per mandato istituzionale.

L’obiezione che viene mossa in questi giorni riguarda la pericolosità dell’ operazione di lasciare fondi in mano ai dirigenti, anche volendo lasciar perdere la questione del preside sceriffo: si intravvede la pericolosità di assegnare un premio ad alcuni docenti creando di fatto una sorta di competitività malsana a livello orizzontale, non cogliendo le opportunità, al contrario, di un cambiamento di rotta culturale, necessario ed improcrastinabile.

La qualità della didattica è difficilmente misurabile, è vero, la qualità dell’insegnamento non si misura facilmente perché non è una prestazione oggettiva ma è riferita ad una gamma di abilità e competenze esercitate da parte del professionista docente nell’ambito delle scienze non esatte.

Gli studenti non sanno valutare? Teoria discutibile, gli studenti sanno bene quando un insegnante è un “buon insegnante” e se sono d’accordo anche un genitore e il dirigente, probabilmente si è fatta un’operazione perfetta.

Non è vero che questa gamma di competenze non sono state mai tracciate, non lo ha fatto il contratto ma vi sono documenti, anche recenti (DM 850 del 27/10/2015) che inquadrano il profilo docente:

a. corretto possesso ed esercizio delle competenze culturali, disciplinari, didattiche e metodologiche, con riferimento ai nuclei fondanti dei saperi e ai traguardi di competenza e agli obiettivi di apprendimento previsti dagli ordinamenti vigenti;

b. corretto possesso ed esercizio delle competenze relazionali, organizzative e gestionali;

c. osservanza dei doveri connessi con lo status di dipendente pubblico e inerenti la funzione docente;

d. partecipazione alle attività formative e raggiungimento degli obiettivi dalle stesse previsti.

 

Con il fondo d’istituto si possono premiare le prestazioni aggiuntive, anche organizzative, ma con il bonus sarà necessario andare oltre e ricercare la qualità diffusa degli insegnanti.

Nulla a che vedere, dunque, con il personale ATA, con il FIS, con la contrattazione ordinaria.

La tentazione di alcuni colleghi, sul filo del rasoio normativo, sarà quella di intentare le cosiddette intese, fantomatiche e pericolose soluzioni volte alla ricerca di un facile consenso interno, che non rispettano il profilo del dirigente, non rispettano la legge e, allo stesso tempo, pongono sullo stesso piano soggetti con responsabilità nettamente differenti per storia, profilo e anche, in molti casi per formazione. Come è pensabile che i collaboratori scolastici entrino nel merito della carriera docente? Come possono accettare questo i colleghi dirigenti solo per accontentare i sindacati?

La buona scuola non parla del personale ATA, questa è un’altra storia, nulla contro questa categoria di personale però non si può certo continuare a sostenere che il nostro sistema si basa su di loro, perché stiamo pagando cara questa contraddizione in termini così serpeggiante negli anni passati.

Non è possibile sottacere che nei loro confronti si sta compiendo un’azione illusoria nell’innalzarli ad assistenti amministrativi, mettendo così in croce le segreterie scolastiche che devono farsi carico della loro formazione (leggi insegnar loro a battere una lettera con programma word), costringendo, peraltro, altre sacche di personale a fare il lavoro da loro, incolpevoli, lasciato da parte. D’altronde, quale azienda fa passare il proprio personale ausiliario dalle pulizie alla predisposizione delle buste paga? È onesto nei loro confronti?

 

Concludendo, il bonus dovrebbe essere il cavallo di Troia per cambiare la scuola, una volta percorsa questa strada irta di ostacoli, non si potrà tornare indietro e il contratto dovrà in qualche modo occuparsi di questa materia. Sarà sempre troppo tardi.

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