Villaggio africano per educare

VILLAGGIO AFRICANO PER EDUCARE di Umberto Tenuta

CANTO 566 “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”,

Sabato 10 maggio papa Francesco ha incontrato il mondo della scuola. Tutte le componenti erano rappresentate: studenti di ogni livello, docenti, dirigenti, genitori, personale degli uffici, collaboratori scolastici. Infatti, come ha ricordato il papa facendolo ripetere in coro a tutti i presenti: “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”, proverbio che proviene dalla saggezza delle genti d’Africa. 

 

Il Villaggio che educa -la Polis che educa- l’abbiamo rinchiuso nelle quattro pareti di un’aula.

Il che non significa che quello che avviene là dentro sia top secret.

E che per sapere quello che avviene là dentro ci vogliano le cimici.

Le cimici piazzate dalla Polizia.

I maestri ateniesi educavano nell’agorà.

I pedagoghi romani educavano per le vie della città.

E la cattedrale medioevale, nella quale il Pontifex maximus leggeva i sacri testi, era aperta a tutte le genti.

Ma le aule scolastiche sono cattedrali nel deserto.

Bunker, nei quali nessuno ha il diritto di vedere quello che vi si fa.

Quello che vi si fa deve restare affidato solo alle sinapsi cerebrali.

Il massimo che vi si consente è che gli alunni conservino memoria visiva, uditiva e grafica di quello che in esso avviene.

Nelle aule scolastiche c’è divieto di accesso per gli ordigni digitali: audio e videoregistrazioni.

Se dotati di buona memoria, gli alunni ricorderanno le auliche parole dei docenti ed i loro scarabocchi sulle LIM.

Diranno alla mamma che la Professoressa ha messo la mano davanti alla bocca mentre tossiva.

Diranno che il Professore ha chiosato ogni parola dell’INFINITO.

Perché?

Perché diversamente non si spiegherebbe la ricca dotazione dei libri di testo.

E dei Quadernoni.

E delle Biro.

Suvvia!

Mica non vi basta l’aver sostituito alle pergamene la carta stampata?

Oddio, i libri di testo sono anche in formato digitale!

Questa è la scuola digitale!

Mica vi si conviene adoprare anche i TABLET?

I Tablet e gli Smartphone con le loro diaboliche audio-videoregistrazioni.

Troppo comodo, ragazzi, risentirsi a casa le ammalianti dizioni dell’INFINITO!

Troppo comodo, ragazzi, rivedersi i grafici dei docenti sulle LIM!

Troppo comodo, ragazzi, fare a meno dei block notes!

Sia ben chiaro!

La Casa è digitalizzata.

La Scuola è digitalizzata.

Ma casa e scuola sono disconnesse!

Due mondi.

Il mondo extrascolastico, con tutte le diavolerie digitali.

Il mondo scolastico, gelosamente conservato nella purezza degli occhi, delle orecchie e della bocca.

A nessuno è consentito profanare i luoghi sacri della parola orale e scritta con tutte le diavolerie digitali.

Nessuna fotocamera la fotografi.

Nessuna videocamera la videoregistri.

La scuola è una tomba nella quale risuonano e muoiono le sacre parole dei docenti.

Una tomba nella quale viene seppellita ogni festosa giornata scolastica.

Nessuno mai sappia quello che nella scuola è avvenuto!

Chissà perché?

Quali misfatti in essa si compiono?

 

Tutti i miei canti –ed altro- sono pubblicati in:

www.edscuola.it/dida.html

Altri saggi sono pubblicati in:

www.rivistadidattica.com

E a chi volesse approfondire una qualsiasi tematica basta che ricerchi su INTERNET:

“Umberto Tenuta” “voce da cercare”

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