Un difficile equilibrio

Un difficile equilibrio
Natale, feste e tradizioni a scuola

di Domenico Sarracino

 

Mi sembra necessario in questo tempo difficile e triste, non smarrirci troppo… Ricordiamo, innanzitutto, che la nostra non è una scuola confessionale, ma laica, pluralista e inclusiva; non ha una religione di stato da osservare; in essa tutti hanno accesso e pari diritti e doveri, i credenti di ogni fede e i non credenti. E questo la fa libera ed aperta, luogo di ricerca del sapere, della conoscenza e dell’incontro, senza a priori o tesi già definite. I tempi dell’insegnamento della religione cattolica (IRC) inteso come “fondamento e coronamento” di ogni insegnamento scolastico sono stati superati e il nuovo Concordato dell’84 (tra Stato italiano e Chiesa cattolica) prevede sì che la R.C. continui ad essere impartita nelle scuole di ogni ordine e grado, ma dietro domanda dei genitori e/o degli studenti che decidono ad ogni inizio d’anno scolastico se “avvalersi o non avvalersi” dell’IRC.

Ora, a rigore di stretta logica, i canti , le tradizioni, le feste cattoliche trovano, nel rispetto del nuovo Concordato, coerente collocazione nell’ora di religione di questa o quella classe costituita dai soli cattolici avvalentesi, mentre gli altri alunni, non avvalentesi partecipano ad “attività alternative”, secondo le loro scelte. Bisogna però anche saper ragionare laicamente, e applicare i principi, un po’ interpretandoli, un po’ adattandoli, un po’ contestualizzandoli, cercando di evitare sia il lassismo senza principi sia l’ossequio, un po’ astratto, a rigidità normative che si possono prestare a fraintendimenti se non a strumentalizzazioni, e minare il clima scolastico e il rapporto sereno e fiducioso con i contesti territoriali. Insomma quando una scuola è a forte, fortissima presenza cattolica ed è immersa in un sentire comune, tenerne conto e non dare luogo ad incomprensioni e contrapposizioni, è prova di buon senso e di flessibilità.

Soprattutto in momenti particolari come quelli che stiamo vivendo, in cui le atrocità di fanatici e potenti gruppi terroristici, appartenenti ad un certo islamismo, alimentano le grancasse di “opinionisti”, “gazzettieri” e politicastri irresponsabili che soffiano sul fuoco si di “nuove crociate”a difesa delle tradizioni “cristiane e cattoliche”: loro, che molto spesso nella vita e condotta privata poco o niente hanno a che fare con la parola di Cristo e del Vangelo.

Ora, in scuole siffatte, che la festa natalizia si faccia nelle singole ore di religione cattolica (cosa inoppugnabile) o mettendo tutt’insieme gli alunni cattolici nel medesimo tempo scolastico cambia poco, e forse organizzativamente è anche più facile. Se poi, a questa festa e/o momento cultural-religioso, vi possono liberamente partecipare tutti può essere anche – se si lavora con apertura mentale e nella prospettiva di una più ampia coesione sociale- un’occasione perché altri bambini conoscano e riflettano su esperienze religiose diverse dalle proprie. E la cosa andrebbe decisamente meglio se la prospettiva dell’”educazione interculturale”, che è la nuova frontiera delle nostre scuole e a cui siamo chiamati a dare forme e contenuti, fosse più decisamente praticata, proponendo a tutti gli allievi adeguati momenti di conoscenze, di festività e tradizioni delle varie religioni presenti nelle classi, trovando punti di contatto, caratteristiche e specificità che aiutano a capire che esistono diversi modi di porsi di fronte alle antiche domande che l’uomo da sempre si pone sulla vita, la fede, il “prima e il dopo”….

Credo che non farebbe male a nessuno – e sicuramente aiuterebbe ciascuno ad essere più pienamente cosciente delle proprie scelte o non scelte religiose – il poter fare esperienze dei vari modi in cui gli uomini si sono posti davanti a queste domande, con spirito libero e senza aprioristiche presunzioni di superiorità. Certamente i credenti (di diverse confessioni) e i non-credenti avrebbero occasione di arricchire ed ampliare la loro umanità, scoprendo certo le differenze ma anche i tanti tratti che uniscono.

Diversi ragionamenti e scelte si possono e devono fare in quelle scuole (ancora pochissime, ma in crescita) che per fenomeni vari, essendo fortemente multietniche e multiculturali hanno esigenze religioso-spirituali o culturali diverse: in tali casi è bene che la comunità scolastica e chi la dirige ne tengano conto, operando per costruire, con l’ascolto e la proposta, manifestazioni e ricorrenze nelle quali le comunità trovino le espressioni della loro cultura e spiritualità, da vivere per tutti non come sottrazione, ma come addizione.

Per concludere voglio riportare un ragionamento che spesso si sente in giro e che, a prima acchito, può sembrare inconfutabile. Si dice: se io vado a casa di un’altra persona, cerco di adattarmi ai suoi modi, usi e costumi; e, dunque, se uno “straniero” viene in Italia è giusto che sia lui ad adattarsi e non “noi”. Giusto, no? Ma si dà il caso che questo “straniero” – a parte il fatto che dovremmo sempre tenere presente che nessuno dovrebbe sentirsi straniero in questa infinitesima parte dell’universo – è spesso cittadino italiano (o sta per diventarlo) ed in Italia è a casa sua quanto io sono a casa mia. Nella dimensione della vita sociale, nei territori di Cesare abbiamo tutti uno stesso obbligo: rispettare la Costituzione e le leggi che da essa derivano e che sono volte ad assicurare a tutti la dignità di persone e cittadini, nella parità dei diritti e dei doveri.

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