J. Cortázar, Tutti i fuochi il fuoco

Le ragioni dell’assurdo

di Antonio Stanca

cortazarJulio Cortázar è stato uno scrittore argentino in lingua spagnola. Figlio di un diplomatico, era nato a Bruxelles nel 1914 ed è morto a Parigi nel 1984. Dopo quattro anni di permanenza a Bruxelles la famiglia era rientrata in Argentina, a Buenos Aires, e qui Julio era rimasto solo con la madre perché il padre li aveva lasciati. Comincerà a scrivere precocemente, quando ancora andava a scuola, scriverà poesie e racconti. Poi, abbandonati gli studi universitari, si dedicherà alla lettura e alla traduzione di opere di autori di diverse lingue, al giornalismo, alla saggistica, al teatro, alla narrativa e così continuerà a Parigi dove si trasferirà nel 1951 perché contrario al regime che Perón aveva instaurato in Argentina. Il suo primo romanzo, Il viaggio premio, è del 1960 e del 1963 è il suo capolavoro, Il gioco del mondo. Saranno opere che faranno conoscere Cortázar a livello internazionale, che faranno di lui uno dei maggiori tra i moderni autori ispano-americani. In esse lo scrittore mostra di aver risentito della lezione dei classici del suo e di altri paesi e di voler andare oltre, di voler raggiungere una dimensione propria, scoprire quanto nella vita d’oggi ci può essere di torbido, ossessivo, quanto di ambiguo, inquietante. Alla scoperta dei segreti dell’anima, dei misteri della mente si metterà il Cortázar scrittore di romanzi e racconti. A questo genere di produzione si dedicherà in maniera particolare e intanto si mostrerà impegnato nella funzione del personaggio pubblico che interviene dove nel mondo la giustizia, la libertà, l’uguaglianza sono minacciate dalla violenza e dalla guerra. Molti riconoscimenti, oltre a quello della cittadinanza francese concessagli da Mitterrand nel 1981, otterrà Cortázar, a molti Convegni di studio parteciperà, molte Università lo inviteranno, molto tradotto sarà. Un’attività così intensa diventerà la sua da rendere difficile distinguere l’uomo dall’autore. Nel 1951 aveva scritto la prima raccolta di racconti, Bestiario, dove aveva mostrato di possedere una fantasia ed un’immaginazione così fervide da spingerlo oltre i limiti del reale, oltre quanto viene comunemente considerato finito e scoprire quel che si muove dietro le apparenze. Questa sarebbe diventata la nota distintiva del Cortázar narratore. La si sarebbe trovata anche in Tutti i fuochi il fuoco, altra raccolta di racconti che risale al 1966 e che recentemente Einaudi ha pubblicato nella serie “ET Scrittori” (pp. 147, € 10,00). La traduzione è di Ernesto Franco e Flaviarosa Nicoletti Rossini. In ognuno di questi racconti Cortázar parte da una situazione reale, concreta e procede verso un’altra che la supera perché prodotta dai pensieri reconditi, dai bisogni nascosti dei protagonisti. Ogni racconto è un processo che si carica, si complica sempre più fino a perdere quanto di vero gli apparteneva e diventare un fenomeno d’immaginazione, a volte di allucinazione, capace di sostituire la realtà di prima, di creare un’altra. Nel primo racconto intitolato L’autostrada del Sud si dice di due giovani che si sono conosciuti mentre erano fermi nelle loro macchine a causa di un ingorgo automobilistico verificatosi alle porte di Parigi e durato alcuni giorni. Si sono innamorati, si sono amati, si sono promessi eterna fedeltà e una felice vita matrimoniale ma finito l’ingorgo, ripartite le macchine, ognuno ha seguito la sua fila e si sono persi di vista, non si sono più ritrovati senza che lui capisse mai perché lei era sparita e per sempre. Nel racconto La salute degli infermi ad una vecchia madre molto malata dai familiari vengono lette delle lettere facendole pensare che sono state spedite dal figlio prediletto, Alejandro, che lei crede impegnato in un lontano posto di lavoro e che, invece, è morto in un grave incidente. Ad una continua finzione si sottomettono quei familiari senza calcolare quanto sarebbe durata, quanto l’avrebbero sopportata, come avrebbero potuto liberarsi prima di giungere a non saper più distinguere tra il vero e il falso. In La signorina Cora una bella infermiera, che in ospedale accudisce con molta diligenza un ragazzo, Pablito, è tanto attratta da lui da non valutare il male che gli procura per soddisfare i propri bisogni sessuali, da usarlo per questi e stremarlo fino a farlo morire pur essendo stato ricoverato per una semplice appendicite. In L’altro cielo un giovane agente di Borsa ama tanto vagabondare per quei vicoli di Parigi pieni di locali notturni, di persone losche, di prostitute da trascurare la vita di casa, la fidanzata, da innamorarsi di una prostituta e fare di quella vita del vizio la sua preferita.

Queste, insieme ad altre, sono le situazioni paradossali che il Cortázar fa emergere nei racconti della raccolta, questi sono i modi attraverso i quali lo scrittore mostra come si possa giungere a creare, a vivere realtà diverse da ogni previsione, assurde, come anche queste abbiano la loro spiegazione, la loro verità.

Abilissimo è il Cortázar nel rappresentare situazioni così complicate. Aiutato è in questo oltre che dalla fantasia da uno sperimentalismo linguistico che gli permette di muoversi con facilità tra tempi, luoghi, eventi, pensieri, discorsi diversi, lontani, di farli procedere contemporaneamente, di accogliere, spiegare ogni pur minimo loro risvolto, di procurare una logica anche a quanto diventa assurdo.

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