Francesco, Laudato si’

Un consiglio di lettura natalizio:“LAUDATO SI’, l’enciclica di papa Francesco

di Mario Coviello

 

File 20-12-15, 18 16 03E’ difficile sfuggire al fascino morale e intellettuale dell’Enciclica Laudato Si’. Papa Francesco lancia una sfida a chiunque, credente o non credente, condivida la sorte dei coinquilini del pianeta. Un pianeta esposto al saccheggio, allo scarto e allo spreco, alle manovre e alle culture predatorie di poteri e istituzioni che scippano un futuro comune. Un pianeta che non è intrinsecamente nostro. Un mondo di natura e cultura che non abbiamo ereditato dai nostri padri, ma abbiamo preso in prestito dai nostri figli, come ci ricorda una massima di saggezza amerindia cui Papa Francesco è molto affezionato. La lettera enciclica Laudato si’ è un profondo inno alla vita e una summa ecologica, una magna carta del creato. È un appello realista per l’urgente salvaguardia della «nostra casa comune» rivolto a tutti.

«Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?». Questo interrogativo è il cuore della Laudato si’. E papa Francesco prosegue: «Questa domanda non riguarda solo l’ambiente in modo isolato, perché non si può porre la questione in maniera parziale», e questo conduce a interrogarsi sul senso dell’esistenza e sui valori alla base della vita sociale: «Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi?»: se non ci poniamo queste domande di fondo – dice il Pontefice – «non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti».

L’enciclica è una critica serrata e aperta al modello di gestione del mondo imposto dalla globalizzazione capitalistica di un’economia che non rispetta l’uomo, alla sottomissione della politica al potere tecnocratico e finanziario e al tempo stesso è un programma educativo rivolto ad ogni persona che abita la comune terra destinato a scavare nel tempo per la costruzione di una nuova umanità.

Tutto è connesso

Il filosofo Salvatore Veca così sintetizza l’enciclica“L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme. Non c’è ecologia senza una adeguata antropologia”….“Un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale”. C’è la dimensione naturale, c’è la dimensione umana, c’è la dimensione sociale, c’è la dimensione culturale. Perciò l’insieme delle disfunzioni che fanno gemere la terra “ci pone di fronte all’urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale”, che ci porti ad un’ “ecologia integrale”. Questa visione “ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati”. “Il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana”.

Questa prospettiva aiuta a comprendere che tutti i problemi sono interconnessi e devono essere affrontati simultaneamente, specie il riscaldamento globale e la povertà delle moltitudini ( “grido della terra e grido dei poveri “).

Il Dio cristiano non è la solitudine dell’Uno ma la comunione e la relazione della Santissima Trinità, sempre ed eternamente interconnessi. Se Dio-Trinità è relazione, allora tutta la creazione rispecchia la natura relazionale di tutte le cose.

Da questo concetto ne deriva un altro, quello dell’interdipendenza tra tutti e della corresponsabilità collettiva per il destino comune, della Terra e dell’umanità. Per Papa Francesco, i disastri ecologici e il cambio climatico non sono il risultato di comportamenti individuali – anche se questi hanno la loro influenza – ma degli attuali modelli di produzione e di consumo. Pratichiamo la  cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura “…..gli esclusi sono la maggior parte del pianeta, miliardi di persone.”

Un altro concetto chiave è quello della cura, una relazione amorosa e non dominatrice con la natura ,che si oppone frontalmente al paradigma della modernità che è la dominazione dell’altro, dei popoli e della natura.

La terra è la “casa comune” . Cosi è più facile ricordare che tutti abitano lo stesso spazio e sono fratelli e sorelle gli uni degli altri e di fratello Sole, sorella Luna e figli della Madre Terra. Questa visione di una fratellanza universale deriva dalla mistica cosmica di San Francesco, fonte d’ispirazione di tutta l’enciclica.

Ho molto apprezzato la lettura dell’Enciclica che Marco Vitale ci ha proposto, e soprattutto l’efficace sintesi in sette punti di che cosa l’enciclica “non è”: non è contro la scienza e la tecnica, né contro la libertà d’impresa o contro il mercato. E’ invece contro l’estensione abnorme, a tutte le attività umane, del calcolo economico-finanziario.

E La teologa Lucietta Scaffia aggiunge «Papa Francesco si mette dalla parte dei poveri, che non sanno neppure cos’è l’ecologia intesa come ideologia, come proposta scientifica e politica, ma che pagano i prezzi più alti dell’inquinamento, e continuano a pensare che i problemi più gravi per loro siano il lavoro, la proprietà della terra, la possibilità di frequentare una scuola o di essere curati in un ospedale. I poveri che così spesso non collegano le malattie che li travagliano con l’acqua che sono costretti a bere, con i rifiuti tossici con i quali sono costretti a convivere. È a costoro che il papa si rivolge, rivendicando i loro diritti e rivelando al mondo quale sia la nuova forma di violenza alla quale sono sottoposti».

E ancora il filosofo Salvatore Veca “…Si osservi che nell’Enciclica il termine “bellezza” è impiegato con insistenza (in particolare, § 215). Perché l’esperienza della bellezza sospende l’atteggiamento del possesso e del consumo immediato e genera l’atteggiamento del rispetto, della devozione, dell’ascolto e dell’attenzione verso l’altro. O verso l’Altro, nella varietà delle nostre credenze religiose e non religiose.

L’esperienza della bellezza, viene da dire, ci consente di rintracciare un qualcosa che vale di per sé, e non un qualcosa che vale come mezzo per i nostri mutevoli scopi. In tempi difficili e opachi, il senso della bellezza sembra suggerire che un altro mondo è possibile. Un mondo in cui valga la pena di vivere vite che hanno senso, quale che sia, per chi le vive. E Laudato Si’ ci dice con forza e radicalità che questo mondo possibile non è indipendente dalla nostra concreta assunzione di responsabilità ecologica e sociale.

Di ciò, credenti e non credenti, siamo semplicemente molto grati al suo autore.”

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