G. Lupo, L’albero di stanze

Pietre, pane, parole

“L’albero di stanze” romanzo di Giuseppe Lupo

di Mario Coviello

LupoDuecento cinquanta pagine, ventinove capitoli e un epilogo “Il millennio e già domani” per raccontare quattro giorni di vita di Babele, ultimo discendente della famiglia Bensalem, che da Parigi, dove vive all’ombra della torre Eiffel, è tornato a Caldbanae, un paese del sud. E’ tornato per svuotare la casa di famiglia negli ultimi quattro giorni del 1999, giorni di attesa, di bilancio, di paura.

Babele è sordo ma è capace di ascoltare i muri della sua casa “un albero di stanze” che è fiorito in verticale con il passare di cinque generazioni, muri che raccontano la storia della sua famiglia sin dalle origini e non si stancano di ripetergli “ Gesù mi metto nelle tue mani, proteggimi fino a domani.”

E io lettore mi sono immerso in queste pagine dalle quali non riuscivo a staccarmi , come poche altre volte mi è capitato con Marquez,Calvino, Allende…

Natale

Certo l’atmosfera natalizia aiuta. E’ tempo di nascita,attesa,bilanci,progetti. E’ tempo di tizzone e arance (pag. 85), di presepe come quello di maestra Severina, fatto da zio Cosma maggiore “ un immenso fiume di statue si muoveva lento e pesante, saliva all’aria delle nuvole, spingeva in cielo i paradisi sognati in ciascuna stanza..“ (pag. 229), e mi sono accorto che Lupo raccontava anche la storia della mia vita.

La casa

“ Io credo che un uomo possa amare una sola casa, dove si arresta l’acqua del suo fiume, dove inizia e finisce la sua strada…” dice Babele e io quale casa ho amato?” Anch’io come Lupo sono profondamente segnato dal terremoto del 23 novembre 1980. Ero vicesindaco del Comune di Bella e dalla mia casa distrutta ho portato in strada le cose più care; ho vissuto il dramma della distruzione del mio paese, le speranze deluse della ricostruzione che non è divenuta sviluppo. E leggendo “ L’albero di stanze” mi sono chiesto : “ E io quale casa ho amato?, quella dove sono nato, quella che ho comprato per i miei genitori… quella dove vivo ora…Le pietre, i muri, gli oggetti sono la nostra carne, raccontano di noi, quello che eravamo, quello che siamo diventati.“ La vita che mi porto dentro è nata qui. Questo edificio è fatto di pane,comete e pietre…Qui c’è tutto luce, memorie,odori, autunni e primavere, il passato e il futuro… Tutto è a portata di mano diviso da un passamano…”E la casa dei Bensalem sale verso il cielo aumentando le sue stanze che diventano mulino, e poi taverna,barberia,officina meccanica,forgia,albergo,drogheria,sartoria,sezione di partito, scuola. E non manca la stanza dei numeri vaganti,l’oblò per le pratiche astronomiche.

E Giuseppe Lupo così risponde alla domanda “La casa è un elemento molto presente nei suoi scritti…” Sì. Ritengo che la casa sia un soggetto molto importante perché è l’elemento più importante per l’uomo, è il suo rifugio, il suo spazio personale, il luogo del riposo, della condivisione, dove si creano gli affetti e dove nascono i nostri primi ricordi. Ma più che la casa questa volta sono importanti i muri della casa: sono quelli che conoscono tutto, vedono tutto e ascoltano tutto. I muri sono i veri custodi delle storie familiari..”. (http://www.meloleggo.it/intervista-a-giuseppe-lupo-sul-suo-ultimo-romanzo-lalbero-di-stanze_940/

Le corrispondenze

Anch’io ho avuto un droghiere “ Zi Annibal” dal quale compravo con poche lire, frutto di “servizi”fatti ai grandi, confetti piccoli, bianchi, duri, con l’anima di cannella;anch’io da maestro ho vissuto in aule che cantavano le speranze di piccoli e poi di giovani, come Severina la maestra;anch’io,accompagnando mia madre al fiume, ho steso panni che profumavano di sapone fatto in casa quando si asciugavano sui rovi. E’ vero anche per me quello che Lupo non si stanca di ripetere “ Ognuno di noi sulla terra realizza le sue somiglianze…..Ogni uomo vive e muore con quello che ha posseduto. E il mondo che gli è appartenuto muore con lui…

La famiglia

Confesso che mi sono perso tra il capostipe Redentore ,cavatore di pietre e poi mugnaio con estro alchemico..” che possedeva il dono di leggere in ogni pietra..” , e suo figlio Salutare, mugnaio e droghiere,tra Apollinare,” mamma granna”,moglie di Redentore e Crescenza,moglie di Apollinare che diviene smemorata dopo aver partorito Primizia,i gemelli Cosma maggiore e Cosma minore,Floridia,Forestino,il padre di Babele,Lucente,Sicurino e Verdellino.

Con loro tanti altri personaggi e soprattutto Crocifossi, il custode senza età della casa, novello Matuselemme,che accompagna Babele nel cammino verso il nuovo millennio.

Perdetevi anche voi, negli “ orizzonti di terrazze e mongolfiere” di casa Bensalem, salite sulle macchine volanti di Taddeo,novello Leonardo che muore cadendo dalle sua macchina perché “ognuno deve seguire la linea del cuore”. Ascoltate le melodie di Taddeo. Ammirate il velo nuziale sul quale nonna Crescenza ha scritto le date di nascita dei figli perchè la memoria svaniva; leggete le pagine misteriose di Forestino, il poliglotta,”sugagnostro, Forestino, padre di Babele,diverso da tutti gli altri della famiglia,l’intellettuale, il topo di biblioteca, lo scrivano giracarte,”… uno che sente la voce dei libri” ,che scrive lettere e discorsi per i futuri sindaci. Scoprite la magia delle pietre con Redentore e seguite i racconti di Salutare che nella drogheria costruisce “ una Bibbia di fiati “ che vi ricorderanno quelli delle vostre nonne,se avete avuto da piccoli la fortuna di averne una che amava raccontare .

I muri dell’albero di stanze sono impastati di calce e farina e le pareti sono tinte “con le rotte profumate di steppe e di deserti “da Albania, prozia di Babele, figlia di Redentore. Albania è l’albergatrice che “sapeva maneggiare il denaro di mille nazioni”e ogni sera cantava “ Vieni a me mio signore, vieni a dar pace ai miei sospiri, vieni a prenderti il mio cuore”, aspettando il suo sposo, un intellettuale con occhiali,baffi e borsalino.

Le cose

La macina del mulino, le pietre magiche portate da mondi lontani dal capostipe Redentore, gli armadi, le cassapanche,i cassetti, i barattoli di vetro delle caramelle dai tanti colori, il quaderno dalla copertina rossa,la macchina da scrivere Olivetti “ pianoforte senza musica “di Forestino,padre di Babele, narrano la vita, le speranze,i sogni, le paure, le attese degli indimenticabili protagonisti della saga familiare di Giuseppe Lupo. Voi lettori sognate con il matrimonio francese di Babele a Mont Saint Michel, con una spiaggia ricoperta di neve e la sposa Cècile che indossa i regali fantasiosi dei parenti per la prima volta usciti da Caldbanae: “una collana con i chicchi a ditaloni, un anello di pane raffermo, un paio di orecchini ricavati dal granturco..” E tornano alla mente i nostri giochi di bambini quando ci bastavano noccioli di pesche e gusci di noci, lucidi per lo strofinio.

I letti

Ma sono soprattutto i letti, fatti da mani esperte,( ce n’è uno con un baldacchino a forma di mezzaluna) come i muri, gli abiti, i ricami, i vestiti da sposa, che narrano carezze,corpi che si scoprono e si danno gioia, donne che partoriscono e donne sterili che maledicono il loro destino. Sui letti il materasso “..niente più che un saccone di frasche e pannocchie…. Tutto è cominciato qui…qui si è spalancato il tempo dei figli e dei nipoti, il tempo del pane e delle pietre, delle parole sbocciate all’alba della grande torre…( pag. 97)

Il cibo

Gustate con lo scrittore la torta miglieccia, il cibo del “consolo “,fatta di farina di granturco, acqua,uva passa, cipolla, lardo fritto…e la verdura fritta di Crocifossi..i dolci delle “ guantiere infiocchetate “per matrimoni che vanno a monte. Con “ L’albero delle stanze” Giuseppe Lupo racconta il tempo lento dell’attesa, la gioia della scoperta improvvisa, la testardaggine che accompagna un sogno ambizioso.

Il corpo

Babele sordo sa ascoltare il corpo, come ha imparato da nonno Salutare. E al giornalista che gli chiede: “Perché ha deciso di rendere il protagonista, Babele Bensalem, un uomo sordo?…Giuseppe Lupo risponde “Perché solo un uomo sordo è in grado di ascoltare i silenzi. Babele Besalem non è soltanto sordo. È anche un medico, un medico delle ossa. Il suo essere sordo è un vantaggio perché quando visita i pazienti ascolta il loro corpo e dai silenzi di quel corpo capisce quale malattia sta causando quel “silenzio” e riesce a intervenire sempre e a curarla; la cosa fa arrabbiare la moglie, anche lei medico ma incapace, attraverso la sola somministrazione di sostanze chimiche, di curare le persone.

La lingua

“ Con una lingua che, rispetto alle precedenti opere, sembra essersi fatta ancora più densa piena e “creativa”, Lupo costruisce mattone dopo mattone un’epopea personale, una costruzione coerente e verticale – un albero-casa – fatta di memoria e, allo stesso tempo, di trasfigurazione in parole e immagini di un passato concreto” ( http://www.satisfiction.me/giuseppe-lupo-anteprima-lalbero-di-stanze/ )

“ Sinforosa e Cristallina, liquore di Mimosa, stoffa di trina “ “ La tua voce è come un pane di vita..”

“ Come alberi piantati lungo un fiume…aspettiamo la nostra primavera…” il canto degli alunni di Severina, maestra, mamma di Babele e la sua esclamazione “ Quanti scioffoloni…” E ancora “….aiut marò…aiut marò….”

“ Troppa carta, troppa polvere…Non è che mi mi lasci e te ne vai nelle terre del tuo alfabeto disperato..” Severina al marito Forestino

La voce che chiama Babele ( pag. 228) “ Sciogli le vele, alza le scarpe, salta i gradini e arriva qui da me prima che scenda il tramonto..”

Il male dell’addio

A Lupo chiedo del male dell’addio…Babele va via, vende la casa e allora noi, i nostri figli che sono costretti ad andare via… e la Basilicata che muore nonostante il petrolio…

E allora….

A pag 196,nonno Redentore , subito prima di morire, agli eredi radunati intorno al suo letto dice “…Siamo passati dalle pietre al pane e dal pane alle parole…Non bisogna mai terminare le storie , perché sono loro, le storie, a dire che esistiamo e se uno dimentica questo lusso,non ha più certezza di esistere.. “ Mai perdere il lusso di raccontare. Mi raccomando. “

E’ anche questo , credo, il viatico di Giuseppe Lupo che ringrazio per avermi dato tanta gioia e che scrive :

“E io mi continuavo a chiedere: a chi affidare il racconto dei padri, dei nonni e dei bisnonni, vissuti dentro una torre? A chi se non a un giovane chiamato Babele, che non sente le voci degli uomini ma capisce perfettamente il linguaggio dei muri? Forse sono io Babele, forse Babele è l’uomo che sarei voluto essere: un sordo, un indovino. Può darsi. Di sicuro l’estate appena trascorsa, licenziate le bozze, sono sprofondato nella solitudine. Il romanzo che avevo atteso da una vita era pronto per essere stampato: copertina, bandella, fotografia… Al libro non mancava nulla, a me invece mancava il libro.” (http://www.hounlibrointesta.it/2015/10/01/giuseppe-lupo-ci-racconta-lalbero-di-stanze/).

E adesso tocca a voi… buona lettura.

Un pensiero su “G. Lupo, L’albero di stanze”

Lascia un commento