Un portale per valutare il merito nella scuola italiana

da Il Sole 24 Ore

Un portale per valutare il merito nella scuola italiana

di Francesco Antonioli

Alla fine ci sono riusciti. La versione è ancora “beta”, sperimentale, al momento limitata a Piemonte e Lombardia, ma il nuovo portale www.eduscopiolavoro.it è un passo importante nella strumentazione utile per valutare il merito della scuola italiana. E nel giro di breve tempo si arriverà a coprire tutto il Paese. L’ambizioso progetto è firmato – nel senso di progettato e realizzato – dalla Fondazione Giovanni Agnelli in collaborazione con il Centro di ricerca interuniversitario per i Servizi di Pubblica utilità (Crisp) dell’Università Milano Bicocca ed è consultabile gratuitamente sulla Rete.

Lo stesso spirito, insomma, con cui, agli inizi dello scorso dicembre la Fondazione aveva lanciato online l’edizione 2015 di Eduscopio, il portale “fratello maggiore” avviato nel 2014 dopo una lunga sperimentazione sui territori italiani: mette sotto la lente della qualità quasi 4.500 istituti di secondo grado, valutati in base alla capacità di preparare agli studi universitari, aiutando così genitori e figli nella scelta delicata da compiere dopo la terza media. A poco più di un mese dal lancio, la seconda edizione ha già realizzato un incremento di visite del 50% (rispetto a 12 mesi precedenti, conclusi con 360mila accessi e oltre un milione di pagine viste).

Con EduscopioLavoro, interviene John Elkann, vicepresidente della Fondazione Giovanni Agnelli, «ci rivolgiamo invece agli studenti che non intendono o non sanno ancora se proseguire all’università, mostrando loro in maniera chiara, località per località, territorio per territorio, le prospettive occupazionali dei diplomati degli istituti tecnici e professionali».

La comparazione tra le scuole (statali e paritarie) – con gradazione diverse, va da sé, nella capacità di fornire competenze adeguate e immediatamente spendibili in termini lavorativi, curando la transizione scuola-lavoro anche con attività di orientamento e di job-placement – avviene sulla base di tre indicatori. Il primo è la percentuale di diplomati “occupati”, cioè coloro che hanno lavorato per più di sei mesi in due anni; il secondo è il tempo d’attesa per il primo contratto significativo; il terzo è la coerenza tra gli studi compiuti e il lavoro che poi viene effettivamente svolto. Non sono questioni da poco ed è l’utente stesso, sul Web, a poter scegliere in base a quale indicatore selezionare le scuole, che peraltro sono corredate di schede con ulteriori informazioni, la maggior parte delle quali – precisano i curatori del portale – «guardano alla evoluzione nel tempo delle condizioni occupazionali» e descrivono la situazione in cui si trovano i diplomati entro i primi due anni dal diploma. Perché? «L’orizzonte temporale dei due anni successivi al diploma – risponde l’economista Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli – è stato scelto in considerazione del fatto che, per questioni congiunturali e strutturali, negli ultimi anni i periodi di disoccupazione possono essere molto lunghi, soprattutto per i giovani alle prime esperienze. Secondo l’Ocse, per il 64% dei giovani italiani in età tra i 20 e i 24 anni, la durata di disoccupazione supera l’anno. Cosicché scegliere un periodo di due anni equivale a dare ai diplomati il tempo necessario a compiere un percorso tipico nel mondo del lavoro, primo inserimento lavorativo, acquisizione di un’esperienza e accesso a una occupazione stabile».

Sono due le fonti principali di dati di EduscopioLavoro: l’Anagrafe nazionale degli studenti (Ans) del Miur, da cui – spiegano i curatori – vengono tratte le informazioni sugli studenti che hanno conseguito un diploma in una scuola statale o paritaria di Piemonte e Lombardia; e le Comunicazioni obbligatorie (Cob) del ministero del Lavoro, che descrivono per ogni lavoratore dipendente i principali eventi che ne caratterizzano la carriera lavorativa. Per le analisi sono stati considerati tutti i diplomati dei corsi diurni degli indirizzi tecnici e professionali delle scuole statali e paritarie di Piemonte e Lombardia dei trienni 2009-2010, 2010-2011 2011-2012, mettendo sotto osservazione gli esiti lavorativi di 106.312 diplomati (il 56,01% maschi, il 43,99% femmine; 98.534 nati in Italia, 7.778 all’estero) e oltre 700 tra scuole e indirizzi di studio. Molto interessante, anche se decisamente specialistico, il “documento tecnico” che spiega com’è nato il portale e come hanno lavorato i ricercatori per rispettare privacy e per valorizzare gli indicatori di performance.

Interessante, anche, curiosare tra le classifiche e vedere il ranking provvisorio in cui si posizionano certi istituti, come il Collegio Ballerini di Seregno, paritario, che svetta con un 92% di coerenza tra lavoro, qualifica professionale e titolo di studio conseguito. «La Fondazione Agnelli – assicura John Elkann – è pronta a collaborare con tutte le altre Regioni che lo chiederanno». Ieri, alla presentazione torinese dell’iniziativa, c’erano anche gli assessori all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Lombardia (Valentina Apresa) e del Piemonte (Giovanna Pentenero), nonché il direttore del Crisp della Bicocca Mario Mezzanzica. Il Centro di ricerca dell’ateneo è nato nel 1997 ed è un network accademico interdisciplinare che ha lo scopo di condurre ricerche e studi di alto profilo nel mondo dei servizi. La Fondazione Agnelli, che sta entrando nel suo sessantesimo anno di vita, dal 2008 sta concentrando tutte le sue attività di ricerca sul fronte dell’education (scuola, università e lifelong learning): il capitale umano su tutto , l’impegno di idee e di ricerche per ridare centralità al sistema dell’istruzione nel nostro Paese, studiandone equità, efficacia ed efficienza. Il merito va fatto crescere anche così.

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