Alle cosiddette persone civili

ALLE COSIDDETTE PERSONE CIVILI

di Vincenzo Andraous

 

Le immagini scorrono veloci, sembrano sequenze sparate con il lanciarazzi, ma non è il resoconto di una guerra oltre i confini nazionali, è il riassunto di una meschinità tutta nostrana, che ci riguarda da vicino, che si ripete ogni anno durante ogni stagione.

Così tra un abbandono che spesso diventa un vero e proprio assassinio, e un altro che miracolosamente si trasforma in una adozione, la mattanza canina non conosce pausa, neppure quella della coscienza.

L’umano di turno “persona civile”, facente parte la collettività, a volte persona preposta ai processi educativi e di crescita dei più giovani, di quanti, ad esempio i propri figli, assistono passivamente a drammi come quello di un cane spintonato sul ciglio di una strada.

E’ incredibile come sottopelle, l’indifferenza e la disattenzione si insinuano senza lasciare traccia; sbalordimento e il dolore scompaiono con una scrollatina di spalle,  si allontana lo sgomento per due occhi impietriti e ormai sezionati sull’asfalto, o se va bene disegnati sullo schermo di una televisione, pupille dilatate dal terrore di una solitudine imposta, senza colpa né rimando a ferire.

Abbandoni e crudeltà travestite di infame perbenismo, abbandoni e dimenticanze in personalità mature infantilizzanti, abbandoni e disumanità nei ruoli e nei titoli di eccellenza nella nostra società, nelle nostre belle famiglie, nei tanti padri e uomini, ognuno chiaramente, e pavidamente estraneo ai fatti che accadono tutti i giorni, ciascuno distante dal luogo scelto per prendere a calci il proprio cuore, la propria intelligenza.

Che dire di quanti privano di onestà se stessi, coloro che gli sono vicini e assistono nel silenzio più colpevole a questa diaspora della ragione?

Che dire se non che queste sono misere figure mancanti, che non ci sono nella vita che dona e ci fa donare amore, queste figure che ipocritamente vorrebbero esserci, ma invece non sono tali.

Animali amati e improvvisamente disamati, animali devoti e ingannevolmente rifiutati, animali al piede….con fiducia….accresciuta, fino a quando il giuda accanto a noi, sputando sulla sua dignità, decide di spezzare quel patto d’amore che non gli fu mai ordinato né ricattato.

Quel giuda vestito di agnello, sta con gli occhi bassi, convinto di sfuggire alle proprie miserie umane, invece ha molto da imparare dall’amore che è per sempre.

Occorre ricordare ai molteplici giuda all’intorno, a costoro che abbandonano animali sulle strade, cani e gatti, che l’unico miracolo possibile che fa grande l’intera umanità,  è il rispetto per quel patto di lealtà e di reciprocità,  essendo anche gli animali residuo di ogni atto creativo originario.

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