Mobilità, è muro contro muro

da ItaliaOggi

Mobilità, è muro contro muro

Lo scontro principale riguarda la scelta della sede

Carlo Forte

Mobilità, ultima chiamata. Venerdì prossimo i sindacati incontreranno una delegazione politica del ministero dell’istruzione, per tentare di giungere ad un accordo sulla mobilità.

I nodi ancora da sciogliere riguardano la questione degli ambiti e il diritto di scegliere le scuole di destinazione anche nella mobilità interprovinciale. Ed è proprio su questo ultimo punto che la tensione al tavolo negoziale resta molto alta. I sindacati, infatti, stanno insistendo per l’attribuzione della titolarità anche ai docenti che dovessero ottenere il trasferimento interprovinciale. Che rientra a pieno titolo nella categoria dei trasferimenti e che, con un po’ di buona volontà da parte dell’amministrazione, potrebbe agevolmente rientrare nella stessa disciplina dei trasferimenti in senso stretto. I presupposti giuridici sono identici: cambia solo l’ampiezza della distanza tra la sede geografica di partenza e quella di arrivo.

Nulla quaestio, invece, sulla mobilità professionale. La legge 107/2015, infatti, non lascia alcuno spiraglio interpretativo in favore del mantenimento della titolarità per chi sceglie, liberamente, di accedere ai passaggi di cattedra (in orizzontale: all’interno dello stesso ordine o grado di scuola) oppure ai passaggi di ruolo (in verticale: tra diversi gradi e ordini di scuola).

Idem per quanto riguarda i neoimmessi in ruolo dopo il 31 agosto 2015 (fase B e fase C). Per i quali la legge 107 non lascia alcuna speranza.

In buona sostanza, dunque, i margini del negoziato rimangono quelli fissati dalla legge. Che preclude la possibilità ai neoassunti delle fasi B e C di ottenere la titolarità della sede. Ma lascia aperto uno spiraglio per chi era già in ruolo entro il 31 agosto 2015. Ciò non tanto per effetto di una espressa previsione. Quanto, invece, per la necessità di dare alla legge 107 una lettura costituzionalmente orientata. In caso contrario, il provvedimento risulterebbe esposto al rischio di essere cancellato dalla Corte costituzionale, proprio nella parte in cui non dovesse consentire parità ed equità di trattamento tra docenti di uguale natura e tipologia. Di qui la liceità dell’attribuzione della titolarità anche ai docenti che dovessero chiedere e ottenere il trasferimento interprovinciale. Ed è proprio all’accoglimento di questa ultima richiesta che alcuni sindacati vincolerebbero la firma dell’accordo. L’amministrazione, però, sembrerebbe incline a non accogliere la proposta.

Sulla questione degli ambiti, invece, si starebbe facendo strada, negli ultimi giorni, l’ipotesi di una sequenza contrattuale. Vale a dire, di un’ulteriore tornata negoziale che dovrebbe contrattualizzare le procedure e le modalità per definire criteri oggettivi, misurabili e trasparenti con cui, sia da parte delle scuole che degli uffici scolastici si dovrebbero individuare i docenti destinatari degli incarichi triennali. L’eventuale accordo integrativo dovrebbe regolare le procedure per la presentazione delle domande (tempi e modalità di presentazione del curriculum contenente le competenze e le esperienze professionali), le modalità di valutazione dei titoli e criteri dell’eventuale colloquio. E anche la definizione della graduatoria e conseguente attribuzione dell’incarico tenendo conto delle precedenze di legge.

Per l’assegnazione di competenza degli uffici scolastici, invece, le procedure dovrebbero attenersi al punteggio della mobilità e delle precedenze. La sessione negoziale integrativa dovrebbe essere prevista con un apposito comma da inserire nel contratto sulla mobilità. L’eventuale accoglimento di questa proposta da parte dell’amministrazione consentirebbe ai dirigenti scolastici di evitare rischi di insorgenza di responsabilità penali in sede di assegnazione degli incarichi. I reati tipici della Pa, nel quale rientra anche l’abuso d’ufficio (che potrebbe assumere rilievo in questi casi) presuppongono, infatti, la violazione di legge. E dunque, se la materia venisse almeno parzialmente regolata in via pattizia, verrebbe meno uno degli elementi costitutivi del reato. E ciò potrebbe far tirare un sospiro di sollievo ai dirigenti scolastici, altrimenti costantemente esposti al rischio della responsabilità penale.

La Corte di cassazione, infatti, è costante nel ritenere irrilevanti ai fini del reato di abuso d’ufficio, le violazione contrattuali. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, però, la proposta non è gradita da tutti i sindacati.

E anche l’amministrazione avrebbe sollevato delle perplessità. Soprattutto per quanto riguarda eventuali incompatibilità con la legge 107, che potrebbero essere fatte rilevare anche dagli organi di controllo. Primo fra tutti: la funzione pubblica. A questo punto gli scenari possibili sono essenzialmente tre. Il primo è che si giunga ad un accordo corale, grazie ad un intervento politico. Il secondo è che il contratto venga firmato lo stesso (con o senza la sequenza contrattuale) senza la firma di uno o due sindacati. Il terzo è che l’accordo non si raggiunga e l’amministrazione proceda con ordinanza.

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