Perché si “boicotta” il merito? Colpa dei sindacati della scuola

da La Tecnica della Scuola

Perché si “boicotta” il merito? Colpa dei sindacati della scuola

A sette mesi dal varo della legge 107, relativa al merito da attribuire annualmente ai docenti, siamo ancora ai nastri di partenza, complice la “resistenza passiva” della parte più sindacalizzata del corpo docente a fare funzionare o anche solo a far nascere i nuovi comitati di valutazione.

Il Sole 24 Ore si avventa, basandosi sulla querelle scoppiata tra l’Usr del veneto e i sindacati, proprio contro coloro che pensano che la legge 107 sottragga ai sindacati qualsiasi intromissione nella gestione e assegnazione dei 200 milioni ai docenti meritevoli, costruendo una procedura tutta interna alle componenti scolastiche (dimensione collegiale, con i comitati, e individuale, del preside).

E infatti, secondo il giornale della Confindustria, questo punto della Legge è stato un punto di mediazione durante i lavori parlamentari per emanare la riforma: si era partiti con l’introduzione di vere e proprie “carriere” per gli insegnanti (si parlava di docente mentor e tutor); poi si è passati all’eliminazione e successivamente alla riduzione del peso degli scatti d’anzianità. Alla fine dopo scioperi e manifestazioni in piazza (e non qualche frizione all’interno della stessa maggioranza di governo), si è arrivati alla soluzione di mantenere gli scatti e, in più, di introdurre un fondo da 200 milioni l’anno (circa 24mila euro in media a scuola) per valorizzare il merito dei professori.

Il tema è tornato di attualità con una nota dell’Usr Veneto che, rivolgendosi ai membri esterni dei comitati, ha indicato cosa fare in caso di “meline”. Puntando su due concetti molto semplici. Il primo: i comitati di valutazione devono funzionare e se i docenti boicottano decide alla fine il preside utilizzando il potere sostitutivo. Il secondo: i 200 milioni premiali, pur essendo retribuzione accessoria, non devono essere contrattati con i sindacati, vista la chiara procedura tratteggiata dalla legge 107.

La nota è stata subito contestata da tutti i sindacati e il clamore è giunto fino al Miur, che fin qui aveva forse sottovalutato il tema. E che sembra ora voler correre ai ripari; a metà settimana convocherà i sindacati e si potrebbe arrivare al commissariamento delle scuole che non costituiranno i comitati di valutazione.

A chiedere «un intervento» da parte del Miur è la responsabile Scuola del Pd, Francesca Puglisi, mentre per la deputata dem, Simona Malpezzi, «non dobbiamo tornare alla scuola delle circolari che servono solo dove c’è un vuoto normativo ad esempio per fare partire l’alternanza nei licei quadriennali sperimentali. Altrimenti -aggiunge – la fase di liberazione che stiamo portando avanti ci viene bloccata in attesa delle circolari». Fermo restando – insiste – che la legge 107 sul punto «vuole valorizzare la creatività e la progettualità delle scuole e dei docenti e non riservarla alla contrattazione».

Bisogna, insomma, evitare che finisca come accaduto con il recente contratto sulla mobilità dei prof. L’abolizione del vincolo triennale di permanenza nella provincia di titolarità, farà scattare, a settembre, “un controesodo” Nord-Sud. Così da mettere a rischio il debutto dei nuovi ambiti territoriali dai quali i presidi dovranno attingere, a partire dal prossimo anno scolastico, per la loro chiamata diretta. Peccato che anche in quel caso il verbale dell’accordo ha visto comparire una clausola che rinvia i passaggi successivi alla contrattazione con i sindacati. Ecco proprio sulla eccessiva presenza dei sindacati Il Sole 24 ore se la prende: “un film già visto che ora rischia di ripetersi sul merito”.

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