Panopticon: il RAV colpirà anche l’infanzia

Panopticon: il RAV colpirà anche l’infanzia

di Gabriele Boselli

 

RAV/infanzia: non è un nuovo virus prodotto dalle multinazionali del farmaco per allargare il mercato. Nemmeno un batterio ingegnerizzato sfuggito a qualche laboratorio militare. E’ la versione infantile, forse ancor più perniciosa, del Rapporto di AutoValutazione che da alcuni mesi infastidisce la scuola primaria e secondaria. Dopo uno sviluppo colturale in ambiente 3-6 nei laboratori INVALSI, questa ultima mutazione è ora individuabile sul sito di questo Istituto (Rapporto di Autovalutazione Scuola dell’Infanzia) e dovrebbe essere applicata anche alla sinora incontaminata prima scuola.

Qualcuno sarà contento che anche questa abbia il suo RAV, ritenendo che ciò costituisca una necessaria specie di patente per essere considerata vera scuola. Ma scuola e scuola di Stato lo siamo dall’inizio, nel 1968 e sul piano pedagogico lo siamo comunque; lo resteremo anche se l’incombente sistema Zero-sei cercherà di assimilarci più al mondo dei servizi sociali che a quello scolastico.

L’ideologia del benthamiano, tardo-moderno, positivistico, incurante panopticon (niente deve sfuggire all’occhio del sistema, tutto è misurabile, tutto è rendicontabile, valutabile e controllabile come in un immenso carcere) non ammetterebbe zone franche. Per fortuna il corpus della scuola dell’infanzia ha ottime difese nelle sue insegnanti e in non poca parte dei suoi dirigenti e ispettori, quei pochi che ci sono; del resto le lesioni funzionali non sono state gravi nemmeno negli ordini di scuola dove è stato già diffuso.

 

  1. A) Il valore della traccia

Gran parte delle libere scuole di Stato dell’infanzia ha sempre percorso sentieri di auto-valutazione del proprio operare in rapporto alle proprie scelte culturali, alle proprie opzioni pedagogiche, alle richieste esplicite ed implicite del territorio, alle esigenze espresse dai genitori dei bambini. Nelle bozze circolanti di RAV per l’infanzia si tenta ora, per fortuna velleitariamente, di schiacciare tradizioni di autovalutazione autonoma con impulsi esogeni rischiando di sacrificare il ben-essere dei bambino e la serenità dell’insegnante. Ma non praevalebunt.

Penso infatti che le scuole condurranno comunque il loro lavoro valutativo e autovalutativo nell’avvertenza della massima responsabilità morale. Certo, il romano tentativo c’è, dato che un’auto-valutazione eticamente e culturalmente meditata e scientificamente condotta è la pratica in cui meglio si può esprimere la pericolosa autonomia vera, ovvero la capacità di una scuola di delineare e costruirsi un orizzonte di valore e di senso e confrontarsi periodicamente con l’attualità dell’agire. Ci si domanda da sempre: quanto vale quel che si è fatto oggi? Quale il valore della traccia che resterà? Queste le questioni che le scuole da sempre si pongono, sinora senza questionari. E continueranno a porsi nonostante il RAV.

Domande essenziali e che il RAV mortificherebbe nella loro complessità e addomesticherebbe con i suoi riti. Alcuni elementi del valutare sono oggettivamente riscontrabili e annettibili al RAV (il bambino sa mettersi il cappotto, ha il pieno controllo degli sfinteri….oppure: quante volte la scuola ha riunito i genitori, quanti hanno smesso di frequentare….) ma altri, i più importanti dal punto di vista dell’educazione e dell’istruzione, sfuggono a ogni ipotesi di “oggettiva” osservazione e valutazione sistemica.

Come in altri ordini di scuola, si possono cogliere al momento solo alcuni risultati; quelli più importanti si potranno guardare (non constatare) dopo molti anni.

 

  1. B) Possibili principi di autovalutazione

Molte scuole dell’infanzia hanno visto nel tentativo in atto di estensione anche nel loro territorio del RAV una disconferma del loro operare ma anche una occasione per difendersi attraverso una diligente ma ancor più riflessiva ed epistemologicamente rigorosa autovalutazione .

Occorre –è convinzione diffusa nelle scuole dell’infanzia di Stato e in molte a gestione privata- una vera autovalutazione, ovvero un processo di autentica interazione della scuola (collegi dei docenti e per certi aspetti consiglio di istituto) con la comunità dei ricercatori o almeno con riferimento agli studi scientifici più avanzati in proposito. Non si studia tanti anni per fare gli applicati compilando moduli. A partire da una fondazione ideale (dunque non ideologica), si cerca con rigore e passione insieme la via per portare a processi valutativi intersoggettuali e non oggettivistici, paradigmatici e non sintagmatici, narrativi e non acronici, ermeneutici e senza pretesa di rispecchiamento incontrovertibile del reale, conseguenti a una scelta condotta in autonomia fra costellazioni di valore sedimentate non tanto nella cronaca, che ogni giorno svanisce, quanto nella storia. E’ in questa scuola forse ancor più che in altre estesa consapevolezza che sia necessario aprirsi al vedere intersoggettivamente, nell’onesto concorso delle singolarità individuali o di categoria.

Un’operazione altamente dinamica, nel senso che particolarmente dai tre ai sei anni l’”oggetto” in sé muta di continuo, oppone alla fissità degli strumenti di inquadramento la fluidità del suo evolversi in forme sempre nuove; non è coglibile per ciò che è importante per il sistema ma per il suo essere-nel-campo e nel tempo, in un contesto in cui il gioco dei valori è innestato nell’insieme vivente degli attori e dei valutatori.

 

  1. Un possibile percorso autovalutativo

C.1 Profili metodologici

Auto-valutare seriamente è per me convenire a un addensamento di esperienza attraverso

Dismissione dei pre-giudizi_ Cercare di mettere tra parentesi (non: ignorare, rimuovere) ogni pre-giudizio sulla propria scuola e sul contesto e, fin dove possibile date le circostanze operative, ogni convenzione. Dirigerci con levità verso la qualità (il “qual essere”) e l’attualità di ciò che è nella direzione del nostro (che sia proprio nostro) guardare.

Immersione nell’esperienza – il racconto è autentico se il narratore non è un corpo estraneo, ha davvero con-vissuto l’esperienza di cui tratta e non si limita a compilare dei questionari; è onesto se aperto a riferire tutto quel che gli risulta e non solo quel che gli viene richiesto da uno schema;

Attenzione alla cura, al modo in cui ci si prende cura (non carico) dell’altro cercando di comprenderlo e di aiutarlo nella pienezza del suo essere-al-mondo; bilancio critico dei comportamenti incuranti,

Distanziamento distanziarsi non significa indossare il camice dell’osservatore asettico, come si trattasse di valutare dei semplici reperti biologici ma decentrarsi, connettersi con più ampi mondi vitali e istituzionali;

Concettualizzazione degli approcci e nelle metodologie elaborative singolari: per permettere la comunicazione forme e metodi devono essere oltre che reinventati, riconcettualizzati ovvero teoricamente rifondati e chiaramente esplicitati;

Discussione allargata in ogni fase, con ritorni regolari nell’esperienza;

Revisione, ripartenze frequenti verso mete non prepensate, trasparentemente individuate e perseguite.

Tutto il trasferibile sta nel soggetto della ricerca ma quando una manifestazione dell’esterno prodotta dall’ io/noi si fa ricorrente nel suo offrirsi, ci può donare qualche motivo di affidabilità.

 

  1. 2 In pratica

Le scuole potrebbero esercitarsi, facendo comunque tesoro dalle conclusioni dei loro eventuali precedenti lavori sulla valutazione, variamente declinando i seguenti criteri.

 

Elementi poco rilevanti ma obiettivabili e spendibili per far bello il nostro RAV:

1 a tempo speso in attività di formazione in servizio

2 a tempo effettivamente prestato in attività collegiali

3 a tempo speso in attività preparatorie delle lezioni, svolte a scuola

4 a tempo speso in attività con i genitori (assemblee…..)

5 a tempo speso in attività di verifica del proseguimento degli studi o di lavoro dei propri allievi

6 a numero delle pubblicazioni, con moltiplicatore a seconda della classificazione delle riviste o dei siti

 

Alcuni dei fattori importanti per la valutazione intersoggettiva su cui interrogarsi tra docenti:

1b Soggettualità del pensare

2b Autenticità della vocazione all’educare

3b Continuità di un percorso culturale personale e collettivo

4b Preparazione disciplinare sui campi di esperienza

5b Concezione e organizzazione del prendersi cura

6b Capacità e soddisfazione nelle relazioni educanti

7b Felicità dei bambini

8b Risultanze (non risultati) emergenti nel loro percorrere loro sentieri nei campi dell’esperienza,

 

  1. D) Conclusione

Nonostante il RAV, nonostante la riduzione del tempo che la sua onerosissima compilazione lascerà disponibile, l’autovalutazione delle scuole dell’infanzia potrà continuare a essere atto:

-non rassegnata al dominio di strumenti “tecnici”;

-consolidante la natura e l’immagine della scuola dell’infanzia come scuola ma come scuola con un proprio volto;

-non mortificante, non amministrativo del dato secondo regole standardizzate; sarà una ricerca che si confronta con il vivente, l’esistente concreto;

-non avrà come suo scopo principale lo stilar classifiche, l’archiviare e il giudizioso amministrare eventi tramite corresponsione di premi, ma conoscere una regione del mondo della vita sociale e aiutare chi vi si avventura;

-avrà come meta la valutazione dell’esperienza (unicità di ciò per cui si è passati attraverso, non la massa di serializzabile conferma dei giudizi/pregiudizi );

-sarà una valutazione narrativa, consapevole delle propria storicità, concreta;

-si sforzerà di essere pratica, “utile” ai protagonisti del servizio scolastico, in particolare ai bambini.

Lascia un commento