Funziona il debutto dell’alternanza scuola-lavoro: studenti soddisfatti e imprese protagoniste con gli istituti

da Il Sole 24 Ore

Funziona il debutto dell’alternanza scuola-lavoro: studenti soddisfatti e imprese protagoniste con gli istituti

di Maria Piera Ceci
«Sono Chiara, quest’anno ho iniziato l’esperienza della scuola-lavoro. Sono capitata in una banca e il progetto mi sta interessando molto, soprattutto nella parte di marketing». Chiara, 16 anni, terzo liceo scientifico a Milano. Alla sua prima esperienza – entusiasta a sentire le sue parole – di scuola-lavoro. Sì, perchè sono proprio loro i più contenti, gli studenti, per questa novità introdotta dalla legge 107, da tutti conosciuta come riforma della buona scuola. 200 ore obbligatorie di alternanza nel triennio dei licei (e questa è la novità più grande) e 400 ore negli istituti tecnici. Fuori dalle classi, lontani dai banchi, per fare esperienze nelle aziende, negli enti locali, nei musei.
Tutto molto bello a dirla così, anche se nelle scuole non sono pochi i problemi per una disposizione che è piombata sulle spalle dei dirigenti scolastici con pochissimo tempo per organizzarsi e senza prevedere alcuna progettazione.

Il nodo formazione dei prof
«Il punto più critico riguarda la formazione degli insegnanti che al momento sono stati solo informati e non formati» , racconta a Radio 24 Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi. «I presidi comunque ci stanno prendendo gusto, nonostante questa legge abbia bisogno di 3-5 anni per poter essere attuata al meglio».
Partenza dunque di tutta fretta per l’alternanza scuola-lavoro. Senza formazione per gli insegnanti, con i dirigenti scolastici in generale disponibili a sperimentare nuovi progetti, ma anche in difficoltà a reperire aziende disponibili. «E’ il Paese che deve fare un passo culturale oltre l’ostacolo dell’alternanza scuola-lavoro, non solo la scuola ma anche il sistema produttivo, culturale, imprenditoriale, dell’artigianato, del turismo”, spiega ai microfoni di Radio 24 il sottosegretario al Miur, Michele Toccafondi. «Se tutto il Paese fa questo passo in avanti, l’alternanza riesce. Siamo comunque a fianco delle scuole e dei presidi. Dopo 40 anni di blocco culturale e pratico, qualche difficoltà l’avevamo messa in conto».

La partecipazione delle imprese
Scuole dunque in affanno, ma anche dal lato delle imprese non mancano le difficoltà.
«In sei mesi non si fa l’alternanza, però il sistema imprenditoriale è molto motivato», assicura a Radio 24 Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria con delega per l’Education. «Le imprese capiscono che questi ragazzi che stanno in azienda e alla fine del percorso scolastico potrebbero tornarci sono un capitale umano fortissimo».
«Le aziende stanno dando un contributo molto forte, ma non è facile per quelle piccole. Potremmo dire “lavori in corso”», gli fa eco ai microfoni di Radio 24 Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda. «Le aziende non sono abituate a questo processo, tipico invece della Germania, dove però le aziende mediamente sono il doppio di quelle italiane per dimensioni. Buona invece la risposta all’alternanza da parte delle aziende medio-grandi. Le scuole pensano a se stesse, i professori pensano a se stessi. Devono invece pensare ai ragazzi. Dobbiamo mettere il mondo della scuola e quello del lavoro vicini, senza pensare che uno sia nemico dell’altro, bensì pensando che siano alleati».
http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/alternanza-scuolalavoro-rusconi-presidi-115848-gSLANkW9XB

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