Contrordine compagni il sabato tutti a scuola

da la Repubblica

Contrordine compagni il sabato tutti a scuola

Stop alla settimana corta dopo il ricorso di un liceo classico in Liguria E a Brescia i ragazzi in piazza dicono: “Non si risparmia sull’istruzione”

MICHELA BOMPANI
CONTRORDINE: al sabato si va a scuola. Negli ultimi due anni, infatti, le scuole superiori, provincia dopo provincia, hanno cominciato ad accorciare la settimana, concentrando le lezioni su cinque giorni, per spending review. La motivazione non veniva nascosta: risparmiare dai 300mila euro al milione annui, su riscaldamento, consumi idrici, elettricità.
L’8 gennaio 2016, però, il Tar della Liguria ha deciso di riportare le lancette indietro: ha dato ragione al Liceo classico Chiabrera di Savona che aveva fatto ricorso contro la decisione della Provincia di sforbiciare di un giorno la settimana scolastica: «Nessuna chiusura può essere imposta alle scuole, il sabato, si tratta di un abuso — hanno scritto i giudici del tribunale amministrativo — l’autonomia scolastica va salvagurdata». E il Cogede, coordinamento dei genitori democratici della Liguria, ha scritto al dirigente scolastico regionale: «La sentenza sia rispettata in tutte le scuole », indica il referente, Matteo Viviano.
Dalla Campania alla Sicilia, alla Toscana, la settimana a scuola si ferma a venerdì, per circa l’80% delle scuole superiori: spalmando, però, su ogni giorno scolastico, le ore del sabato “soppresso”. La sentenza del Tar ligure sta rimbalzando tra le Province italiane: «Dal prossimo anno, saranno molte le scuole a riportare le lezioni al sabato. I primi a fare marcia indietro saranno i licei, che hanno dovuto concentrare materie “pesanti” in cinque giorni», spiega Andrea Giacobbe, Cgil. A Napoli, dove le superiori hanno mantenuto il sabato libero, rispondendo alle richieste delle famiglie di avere per sé il week-end e della Provincia di avere ossigeno nelle casse pubbliche, vanno in controtendenza proprio i licei classici, che hanno mantenuto la settimana lunga, proprio per distribuire il carico di lavoro. Anche per alcuni istituti tecnico-professionali la vita non è semplice: «Molti nostri studenti arrivano dalle valli dell’entroterra — racconta Gianpiero Alloisio, tecnico dell’Istituto agrario genovese Marsano, a Sant’Ilario — a causa della concentrazione delle materie in soli cinque giorni, hanno un orario giornaliero così oneroso che partono da casa col buio e tornano a casa che è buio. Abbiamo modificato gli orari di uscita per farli corrispondere al passaggio delle corriere: dall’anno prossimo, è sicuro, ritorneremo al vecchio sabato scolastico».
Il fattore economico, però, non viene risolto dalla sentenza del Tar. E le Province e le Città metropolitane, sulle cui spalle pesa il patrimonio delle scuole superiori, sono preoccupate. Se la Provincia di Torino ha trovato l’equilibrio, quest’anno, garantendo alle scuole 40 ore di riscaldamento settimanali, e poi ciascun istituto si organizza come meglio crede, la Città metropolitana di Genova suona l’allarme: «Se le scuole riapriranno il sabato, potremo garantire il riscaldamento per soli quattro mesi — ammette l’assessore Alfonso Gioia — stiamo vendendo gli immobili per garantire la manutenzione delle scuole. La chiusura al sabato ci fa risparmiare 330mila euro all’anno». La Città metropolitana di Bari, però, pur dovendo fare i conti con il proprio bilancio, sottolinea: «È l’autonomia scolastica a decidere sul sabato, non imponiamo certo alcuna chiusura».
Gli studenti delle superiori nei giorni scorsi hanno bloccato il traffico a Brescia, urlando “Non siamo una spesa inutile”, protestando contro la decisione della Provincia di tagliare il sabato. Anche gli studenti genovesi, nel 2014, avevano organizzato un presidio davanti alla Provincia, con professori e genitori, per gridare la propria rabbia contro quello che avevano ribattezzato «uno scippo didattico ». E ora festeggiano: «Non reggiamo il monte-ore che ci hanno caricato sulle spalle — dice Valentina Picone, una delle studentesse che erano allora in piazza — i docenti hanno cominciato ad aiutarci offrendo momenti di aiuto pomeridiani. Adesso finalmente, questa follia, finirà».

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