I maestri laureati figli di un dio minore?

da tuttoscuola.com 

I maestri laureati figli di un dio minore?

Nel nostro sistema scolastico c’è una questione tanto antica quanto dimenticata che vogliamo portare, ancora una volta, all’attenzione del mondo politico e sindacale. Parliamo dei laureati della scuola dell’infanzia e della scuola primaria.

Dati non ufficiali rilevati tre anni fa dal Miur sulla base delle dichiarazioni personali degli insegnanti registrate nella anagrafe dei docenti fornivano questo quadro: laureati nella scuola dell’infanzia 16,5%, nella scuola primaria 28,7%.

Vi sono province, come, ad esempio, Pesaro, Pescara, Ferrara, Bologna e Roma, che sono di poco al di sotto del 50% di maestri laureati nella scuola primaria.

Certamente in questi ultimi anni la percentuale di laureati è andata aumentando per effetto di un turn over generazionale che vede in uscita insegnanti anziani provvisti soltanto di diploma.

La laurea dei maestri, come si sa, non ha nulla di meno di altre lauree utili per l’insegnamento.

Nonostante un certo assalto alla diligenza che vi sarà tra poco da parte di vecchi diplomati magistrali che, grazie al tardivo riconoscimento del valore abilitante del diploma, tenteranno di entrare in ruolo con il nuovo concorso, la percentuale di laureati tenderà gradualmente ad aumentare con una previsione di generalizzazione del possesso di laurea tra 10-15 anni.

I 300 mila e più maestri laureati come verranno considerati contrattualmente?

Attualmente, come si sa, non vi è alcuna differenza di trattamento giuridico ed economico tra diplomati e laureati all’interno dei due settori.

Nel confronto con i docenti laureati della secondaria, i maestri laureati ci perdono due volte: hanno un orario di servizio maggiore (24/25 ore settimanali contro le 18 dei professori) e guadagnano meno.

Perché un diplomato che pensa di intraprendere la strada dell’insegnamento dovrebbe scegliere di essere docente in un settore dove si lavora di più e si è pagati meno?

Prima o poi la questione della perequazione scoppierà. Perché non cominciare fin d’ora ad avviare un avvicinamento, cominciando a riconoscere valore giuridico ed economico ai maestri laureati?

A chi la prima mossa in vista del rinnovo contrattuale?

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