Il Miur non risponde per l’infortunio in palestra se l’alunno si fa male «a freddo»

da Il Sole 24 Ore

Il Miur non risponde per l’infortunio in palestra se l’alunno si fa male «a freddo»

di Andrea Alberto Moramarco

Se l’alunno si fa male nell’ora di educazione fisica, durante la partita di pallavolo disputata «a freddo», non può pretendere dall’Amministrazione scolastica il risarcimento del danno subito solo perché l’insegnante non ha fatto svolgere agli alunni gli esercizi di riscaldamento. Non può esserci, infatti, nessun collegamento causale tra il mancato stretching e un infortunio, che può verificarsi in ogni momento indipendentemente dal riscaldamento muscolare. Questo è quanto emerge dalla sentenza 897/2016 della Cassazione.

Il caso
Protagonista della vicenda è una ragazza, all’epoca dei fatti frequentante l’ultimo anno di liceo, la quale nell’ora di educazione fisica, durante lo svolgimento di una partita di pallavolo, era caduta per terra provocandosi una distorsione al ginocchio. L’alunna, in seguito, ha citato in giudizio l’istituto scolastico ed il Miur chiedendo il risarcimento dei danni subiti, in quanto la caduta doveva essere ritenuta riconducibile alla mancata esecuzione degli esercizi di riscaldamento. Il Tribunale condannava in primo grado il Ministero, riconoscendone la responsabilità per l’accaduto, mentre in appello il verdetto veniva rovesciato. Per la Corte d’appello, infatti, mancava il nesso di causalità tra la mancata esecuzione degli esercizi di riscaldamento e la caduta per terra della ragazza. In particolare, i giudici di merito avevano affermato che «appare improprio fare derivare una probabilità significativamente maggiore del verificarsi di dette lesioni dal mancato svolgimento degli esercizi di riscaldamento, posto di una caduta durante il gioco può verificarsi in ogni momento e per una serie di ragioni e ciò anche ad una giocatrice che sia perfettamente riscaldata».

Non c’è collegamento tra la caduta ed il riscaldamento
Non arrendendosi, la ragazza si rivolge in Cassazione dove chiede ai giudici di legittimità di riconsiderare il ragionamento della Corte d’appello sulla prova e sul nesso causale. Per l’alunna, infatti, la dimostrazione della colpa dell’insegnante – e quindi del Miur – risulterebbe dalle testimonianze dei compagni di classe, secondo cui «per prassi, l’insegnante di educazione fisica non faceva eseguire il riscaldamento prima della partita di pallavolo, né forniva alle allieve adeguate istruzioni sulle precauzioni da adottare nell’affrontare una partita “a freddo”».
La Cassazione, tuttavia, conferma la decisione dei giudici di merito e non prende in considerazione gli argomenti della ricorrente in quanto volti ad una rilettura dell’apprezzamento in fatto della vicenda, esclusa nel giudizio di legittimità. In sostanza, per la Corte, i giudici di merito non sono incorsi in nessuna violazione ed hanno fornito una motivazione logica e priva di vizi, avendo negato – sulla base della relazione del consulente tecnico chiamato dal giudice – la sussistenza del nesso causale tra il mancato stretching ed il danno subito a seguito della caduta.

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