L’Ocse: la memorizzazione non aiuta a imparare la matematica

da Il Sole 24 Ore

L’Ocse: la memorizzazione non aiuta a imparare la matematica

di Alessia Tripodi

La memorizzazione non è una buona strategia per l’apprendimento della matematica. Può servire per risolvere operazioni elementari, ma per i problemi più complessi è necessario andare oltre, usando tecniche di elaborazione e controllo. Lo rivela un focus Ocse -Pisa pubblicato oggi, che fa il punto sulle strategie utilizzate dai 15enni per imparare la matematica e scopre che l’Italia, come il Giappone e la Corea, è tra paesi dove gli studenti usano meno la memoria e più il «ragionamento», al contrario delle scuole anglosassoni, dove l’uso della memorizzazione raggiunge livelli record.

Le tecniche di apprendimento
«In Italia la tecnica della ripetizione a memoria è meno usata – spiega Francesco Avvisati, economista Ocse – mentre gli studenti prediligono strategie di elaborazione, cioè con tecniche che li aiutano a mettere in relazione i nuovi concetti con quelli che già conoscono». C’è poi un altro approccio alternativo all’«imparare a memoria» ed è quello del controllo: gli studenti riducono il problema matematico in parti più piccole, cercando di capire quali sono le più importanti. Sia l’elaborazione che il controllo si rivelano strumenti efficaci per la risoluzione di problemi complessi, mentre la memorizzazione serve solo ad affrontare esercizi semplici e a tenere a bada «l’ansia da prestazione» degli studenti.
Dal punto di vista del confronto internazionale, lo studio Ocse-Pisa sfata il «mito» degli studenti asiatici campioni di memorizzazione: solo il 5% dei vietnamiti, il 12% dei giapponesi e il 17% dei coreani dichiara di imparare il più possibile a memoria le formule matematiche, al contrario del 37% degli inglesi, del 35% dei neozelandesi, del 29% degli americani e del 28% degli irlandesi, che puntano tutto sulla ripetizione. E l’Italia segue la «scia asiatica», con una percentuale di «memorizzatori» al 10 per cento.

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