Coding già in età prescolare, due italiani per una start-up innovativa

da Il Sole 24 Ore

Coding già in età prescolare, due italiani per una start-up innovativa

di Flavia Foradini

In un tempo ormai lontano, ai bambini si davano le sveglie e i telefoni rotti, perché giocassero a smontarli, e si divertissero a scoprire ingranaggi e circuiti.
Oggi molti dei dispositivi-giocattolo che debordano dalle nostre case, sono sigillati e non consentono alcuno sguardo indiscreto. In larga parte, usiamo computer, tablet, telefonini, console, senza avere la più pallida idea di come e perché funzionino, e ci consegniamo così a esperti e tecnici, chiamati a concepire, produrre e aggiustare i nostri prodotti di uso quotidiano.
In controtendenza al dilagare di infecondi giochi elettronici, l’EduTech sta divulgando tuttavia prodotti a fruizione diversa e più consapevole, rispetto al semplice azionamento di una tastiera o di un quadro comandi. E così come si abbassa sempre più l’età di utilizzo dei dispositivi elettronici e informatici, allo stesso modo i nuovi giocattoli educativi guardano ad una platea di utenti sempre più piccini.

Settore in espansione
In questo settore promette forte espansione l’insegnamento del coding, e per l’àmbito prescolare l’ultima novità viene da un gioco per bambini dai 3 anni (”Cubetto Playset”), che è al tempo stesso un’esemplare avventura di cervelli in fuga dall’Italia, e una storia di interessante ripartenza educativa. I due fondatori della start-up con sede a Londra sono infatti due italiani, Filippo Yacob e Matteo Loglio, e il gioco che hanno messo a punto in tre anni di progettazione, sperimentazioni e ricerca di capitali, è tutto fuorché un gadget elettronico, visto che riparte da un materiale antico, il legno, e nelle sue componenti si cercherebbe invano uno schermo.
Ed è quest’ultimo elemento che suscita curiosità ed attenzione, in un prodotto nato nel terzo millennio da due ragazzi nati e cresciuti nell’èra digitale: «Non abbiamo nulla contro gli schermi e le interfacce digitali, ma il rischio di usarli per imparare a programmare, è che distraggano – ci dice il Ceo Filippo Yacob -. Perciò sì, siamo convinti che nella nostra èra digitale imparare a programmare sia sempre più importante e che il coding dovrebbe essere una normale materia curricolare come lingua o matematica, però siamo orgogliosi di fare a meno degli schermi: è difficile per una bimba o un bimbo in età prescolare vedere in un dispositivo un oggetto educativo e non un mezzo di intrattenimento. Se ha in mano un device vuole farci mille cose, guardare Youtube, cambiare giochi ogni 30 secondi. “Cubetto” non ha uno schermo, è un robottino fatto di legno, e il quadro di comando che lo fa muovere ha dei blocchi colorati che corrispondono ciascuno ad una particolare funzione di programmazione e dà ai bimbi il tempo di considerare, capire, decidere come procedere per far muovere Cubetto in questa o quella direzione».

Dall’esperienza montessoriana
Un modo di programmazione che parte dalla concreta esplorazione, da parte dei piccoli informatici, delle opzioni offerte: «L’idea che ci ha ispirato è quella dell’esperienza concreta, manuale, montessoriana – prosegue Yacob – Questo modo di programmare giocando, parte dall’esperienza tattile prima ancora che visiva, tanto che fra le 800 istituzioni in 40 Paesi che hanno adottato “Cubetto” vi sono scuole per bambini ipovedenti o non vedenti. E’ inoltre un gioco che sviluppa consapevolezza dello spazio e della sequenzialità degli eventi, ed è collaborativo, perché fa scoprire che còmpiti difficili si risolvono meglio cooperando».
Anche sul sito della start-up che propone il gioco, la particolarità dell’assenza di schermo o interfaccia digitale viene ripetutamente sottolineata come elemento innovativo: «I giochi programmabili in commercio funzionano come estensioni di tablets o smartphones, per cui il coding si attua sullo schermo. Noi invece innoviamo creando un linguaggio di programmazione da toccare davvero».
Il progetto ha prodotto anche un sito apposito di supporto per docenti, con manuali e proposte didattiche, e ha raccolto attorno a sé una vasta comunità di insegnanti collaborativi. www.primotoys.com/docs

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