Statali, contratti verso la «soluzione-ponte» sui nuovi comparti

da Il Sole 24 Ore

Statali, contratti verso la «soluzione-ponte» sui nuovi comparti

di Gianni Trovati

Una soluzione ponte sulla rappresentatività, per dare ai sindacati un tempo definito per aggregarsi e superare anche nei nuovi comparti le soglie di iscritti ed elettori necessarie a sedersi ai tavoli per i rinnovi contrattuali.

Sarà questo il meccanismo, accompagnato da criteri chiari per evitare alleanze solo di facciata, che l’Aran metterà sul piatto per superare l’impasse nella ridefinizione della geografia del pubblico impiego necessaria a far partire le trattative per il rinnovo dei contratti nazionali degli statali. L’appuntamento per quello che dovrebbe essere l’incontro finale, dopo un’attesa che si è allungata in extremis proprio per le resistenze diffuse in campo sindacale, è fissato per il 4 aprile. La nuova architettura dei comparti sarà quella nota da tempo, articolata in sanità, poteri locali, conoscenza (scuola, università, ricerca e alta formazione artistica e musicale) e poteri centrali, il compartone di ministeri, agenzie fiscali, enti non economici e di tutto quello che non rientra nei primi tre ambiti: non proprio tutto, in realtà, perché la presidenza del consiglio potrebbe rimanere fuori dalla “gabbia” dei 4 comparti dal momento che nessuno dei decreti attuativi della riforma Brunetta ha detto a chiare lettere che anche Palazzo Chigi deve trovar posto nei nuovi comparti (si veda Il Sole 24 Ore del 29 febbraio).

In ogni caso, la convocazione arrivata dall’Aran serve per provare a superare le obiezioni che ancora agitano il fronte sindacale, non solo fuori dai confederali. Il problema è più spinoso per le sigle più piccole, perché la fusione di scuola, università e ricerca nel comparto della conoscenza e della Pa statale in quello dei poteri centrali rende impossibile raggiungere senza nuove alleanze le soglie della rappresentatività; il ridisegno porta però ad aggregare anche articolazioni interne ai sindacati più grandi (per esempio la scuola e l’università), e non tutti i confederali guardano a questa prospettiva con la stessa serenità.

In tutta la partita, comunque, i nodi tecnici si intrecciano con quelli politici in un groviglio difficile da sciogliere; superare lo scoglio dei comparti riporterebbe infatti il problema dei contratti nelle mani del Governo, chiamato a costruire una proposta di rinnovo con 300 milioni di dote: questione complicata ulteriormente anche dalle sentenze dei tribunali del lavoro che in queste settimane stanno sancendo il diritto degli statali ai ritocchi in busta paga non dal 1° gennaio 2016 ma dal 30 luglio 2015, cioè dal giorno successivo alla pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» della sentenza 178/2015 con cui la Corte costituzionale ha stabilito che il congelamento era durato abbastanza.

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