Scuola: due rapide riflessioni

Scuola: due rapide riflessioni sullo sciopero e sulla “fiducia” da ritrovare

di Domenico Sarracino

 

1)Qualche giorno fa lo sciopero delle scuole non è andato affatto bene. Anche se me l’aspettavo, me ne dolgo. E non solo perché vedo ancora più indebolito il ruolo dei sindacati per una loro intrinseca difficoltà (le loro forme di lotta appaiono sempre più stanche e da ripensare, e la capacità di orientarsi, orientare e di elaborare scontano incertezze e disorientamento); ma soprattutto perché vedo ulteriormente indebolirsi la presenza complessiva dei presidi della democrazia e perché questo non esprime niente di buono, neppure per la controparte ministeriale-governativa. Significando tristemente che lo scontento e la sfiducia non sono scomparsi né scompariranno, ma che non hanno un canale per esprimersi ed in qualche modo organizzarsi e proporsi positivamente.

Resteranno lì, ad accumularsi ed irrancidire.

Non farà bene a nessuno avere una categoria di lavoratori così vasta e significativa sempre più atomizzata, illividita, “liquida”, che è e si sente sempre più trascurata ed inascoltata. Sento sempre più dire da parte di tanti, forse i migliori, i più impegnati, “mi chiuderò in classe e cercherò di fare quello che posso nelle quattro mura dell’aula e vaffà…ai progetti, ai colleghi, alla collegialità, ai Ds, alle “riforme”, ai sindacati, al Rav, al Ptof, al Pdm…”, etcc. Temo molto che i tempi che verranno saranno caratterizzati dall’essere in balia di una bonaccia lunga e piatta, che giorno dopo giorno prosciughi ulteriormente forze e buona volontà, assottigliando speranza e fiducia.

Forse la nave galleggerà ancora a lungo, ma temo fortemente che continuerà ad essere sospinta ora di qua ora di là; quest’anno dietro il bonus premiale dei docenti, l’anno scorso dietro la questione dei Bes, il prossimo anno dietro la “chiamata diretta” dei docenti da parte dei Ds, spinta ad inseguire ora questo miraggio ora quell’altro, in una peregrinazione inconcludente che si trascina da anni.

Eppure tutti (tutti?) vorremmo vederla solcare le acque alacremente seguendo una rotta nuova ma precisa, avendo chiari davanti a sè il percorso e le insidie; e che , non occultandoseli, puntasse a far leva sull’equipaggio e a risuscitare energie e motivazione.

 

2)In tanti ci si chiede “Come uscirne”. Me lo domando anch’io, e da tempo. Bisognerebbe guardare in faccia la realtà della situazione e metterla al centro dell’attenzione: le sofferenze, l’acqua alla gola, la difficile “sopravvivenza” quotidiana; e partire da qui, consentendo alle scuole di prendere fiato, di avere quel minimo di serenità e di condizioni che permetterebbe di alzare lo sguardo dalle mille contingenze che ti inseguono e ti schiacciano, e di pensare e riflettere, e di disegnare prospettive e miglioramenti. Non riesco a vedere un nuovo e diverso cammino, se prima non si mette un po’ d’ordine in questa situazione, su cui pesano e sono incombenti altri oscuri e minacciosi nembi, che si aggiungono a quelli del bonus premiale, e che riguardano, tra i vari,  l’imminente fase della “chiamata diretta” dei docenti, che si annuncia come la prossima bufera.

E’ banale, ma se voglio ristrutturare o rivedere un fabbricato – che è vecchio, cadente, trascurato, poco funzionale – e renderlo più moderno, più efficiente, più gradevole ed efficace, più adeguato ai nuovi bisogni, devo innanzitutto assicurarmi che la sua struttura reggerà e, nel contempo, creare i presupposti per poter apportare le migliorie e i cambiamenti che mi interessano.

E dunque la domanda “come uscirne” si trasforma in questa: qual è la manutenzione basilare che prima di ogni altra cosa, occorre? E quali caratteristiche questa deve avere affinchè su di essa si possano inserire i miglioramenti, gli sviluppi, il futuro che vogliamo?

Alle forze ed ai soggetti – associazioni professionali, singole personalità, riviste scolastiche, siti web – che si interessano di scuola, avendone a cuore le sue buone sorti, chiamati[1] recentemente a scendere in campo, io mi permetterei di segnalare queste domande.

[1] Cfr. A. Valentino, “Una questione sottovalutata e una domanda retorica”, in http:// www.ScuolaOggi.com

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