I primi passi nel SNV

La valutazione delle scuole vista da vicino
I primi passi nel SNV

di Mavina Pietraforte
ispettrice tecnica Miur

 

Il lato umano

Esperienza interessante, umana, prima di tutto, questa del coordinamento dei Nev[1], nell’ambito del SNV.[2]

L’incontro con le persone di scuola, ognuna con un approccio diverso secondo la propria indole, il proprio temperamento, i loro sguardi, le loro trepidazioni, i loro affanni e dedizione, è l’esperienza più toccante e formativa di questa primo giro conoscitivo all’interno della scuola italiana

I luoghi e le persone bastano a suggestionare: talora incantati paesini di montagna, con figure di presidi che si stagliano nella loro coerenza e fermezza, con vene malinconiche di intellettuali prestati alla dirigenza scolastica, oppure zone di pianura contigue ai grandi centri eppure isolate, con donne dotate di pragmatismo che cercano di dominare e dirigere l’ineffabile qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Con docenti volenterosi e capaci che sanno presto smontare quanto di poco convincente ci può essere in teorie didattiche calate dall’alto, o che invece si affannano a stringere certezze sempre uguali.

Ecco, tutto questo è misurabile? E’ misurabile la percezione che si può avere della scuola, di quella scuola? E’ esprimibile con un giudizio?

Forse sì, se necessario, e certamente lo si può e lo si deve ricondurre entro binari di una valutazione il più possibile oggettiva, ma la mente se ne appropria diversamente, inoltrandosi in sentieri di riflessione che non possono non andare oltre il rigido format Invalsi che si ha in dotazione.

La soluzione più immediata non può che essere quella di snellire le procedure, ridurre il carico formale di documenti che sta accompagnando questa prima fase di valutazione, e questo nel rispetto delle persone che lavorano dentro le istituzioni scolastiche, ma anche per una migliore riuscita del lavoro che si va a condurre.

Spesso ci si accorge che non sono le domande previste nella griglia a dare voce e corpo alle ansie e al desiderio di far bene dei presidi, dei docenti, ma semplicemente il loro bisogno di raccontarsi, di trovare conferma e soprattutto di non sentirsi soli.

Questo è l’orizzonte di senso della valutazione: raccogliere e ascoltare le testimonianze di chi ogni giorno è in classe, è in presidenza, è negli uffici, di chi come collaboratore scolastico coadiuva i ragazzi anche fuori le aule scolastiche in attività di socializzazione varie progettate dalla scuola.

O semplicemente accoglie il ragazzo con grave disabilità fisica, con la gioia di un inizio giornata a contatto con i suoi coetanei.

Si può dare un valutazione intesa come risultato a tutto questo questo? Non possiamo che essere consapevoli che ogni valutazione potrebbe non restituire tutta questa ricchezza umana.

 

Il lato documentale

Si potrebbe suggerire all’Invalsi di alleggerire il carico di documenti prima, dopo, durante, individuali e condivisi che ogni team deve ordinatamente compilare?

Si può far presente questo, come terza gamba del SNV? Terza gamba anzitempo definita corpo ispettivo autonomo ed indipendente , nella legge del 2011[3], ed era bello e buono crederci, e poi ridimensionata in un ridotto “contingente ispettivo”[4] nel dpr 80/13, ovvero quasi tutti quelli usciti dal concorso ispettivo bandito nel lontano 2008, ma anche qualcuno della vecchia guardia, al limitare della quiescenza, o se già in quiescenza come profilo A del team.Quasi tutti stiamo comunque dando vita al SNV.

Soffiandoci dentro un alito di capitale umano di conoscenza e competenza, di approccio empatico, tutti adottando lo sguardo dell’”amico critico”, come ama definirsi il nostro decano dirigente tecnico, G. Cerini, componente della Conferenza per il coordinamento funzionale del sistema nazionale di valutazione, e certamente non poteva che essere cosi.

Ma non basta: occorre che della nostra esperienza di valutatori si tenga conto e siano possibili e che trovino accoglienza i nostri suggerimenti.

Uno per tutti: ridurre lo spettro di indagine che la laboriosa Invalsi, sulla scorta delle sperimentazioni precedenti,[5] ha elaborato e ritenuto ineludibili, almeno in questa prima fase.

Nella complessa architettura del percorso di autovalutazione, sfociato nella proposizione del RAV alle scuole, sono state previste 5 sezioni,[6] corrispondenti a 4 parti, [7] e per ogni sezione vi è una dettagliata declinazione in area, sottoaree, indicatori (per un totale di 49) e descrittori.

Esempio: per la terza sezione del Rav, “processi, pratiche educative e didattiche”, l’area 3.2 ambiente di apprendimento, viene suddivisa in 3 sottoaree, la dimensione metodologica, organizzativa e relazionale, ciascuna con due indicatori.

Non è solo l’eccesso di analisi, che distoglie dal quadro d’insieme e sottrae tempo e risorse, ma disturba anche una certa sovrapposizione di concetti, che fa sì che vi sia una sorta di duplicazione di aree da indagare.

A mero titolo di esempio, basti considerare che aspetti inerenti sostanzialmente il ivello di rispetto delle regole di convivenza civile, ricadono nell’area dell’ambiente di apprendimento, dove appunto si trovano indicatori quali“azioni per contrastare episodi problematici”, e “ percentuale di studenti sospesi,” anziché in quella delle competenze chiave e di cittadinanza, che parrebbe più appropriata.

Ora, seppure l’area competenze chiave e di cittadinanza, inclusa nella sezione degli esiti, risponde alla logica di considerare i risultati di apprendimento in termini di competenze, è pur vero che lasciare quell’area senza indicatori ha consentito una lettura da parte delle scuole prevalentemente orientata verso l’analisi del rispetto delle regole e quindi del comportamento degli alunni. Così, per chi si trova a leggere il RAV, in vista del REV,[8] risulta di primo acchito una sovrapposizione che allontana dalla necessità di far chiarezza, nei limiti del possibile, nell’uso dei concetti pedagogici e didattici.

Meglio sarebbe stato,forse, considerare l’ambiente di apprendimento solo in termini di setting d’aula e di metodologia didattiche utilizzate, così come sarebbe stato più coerente inserire le competenze chiave nell’area del curricolo, della progettazione e della valutazione.

 

Per i futuri passi del SNV

Forse si potrebbe avviare, dopo questo primo step, un confronto produttivo tra le tre gambe del SNV, anche se una di queste non è proprio una gamba, ma piuttosto un piolo, che però ha la sua importanza per far presa e salire verso un sentiero di senso e di significato per il sistema di valutazione in todo, ma soprattutto per le scuole che hanno diritto alla valutazione, così come lo studente ha diritto ad un voto che attesti il suo livello di apprendimento, affinché sappia autovalutarsi e migliorare.

 


[1] Nucleo esterno di valutazione

[2] Sistema Nazionale di valutazione.

[3]Legge 26 febbraio 2011, n. 10

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225:

4-noviesdecies. Con regolamento da emanare, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è individuato il sistema nazionale di valutazione definendone l’apparato che si articola:

  1. a) nell’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, con compiti di sostegno ai processi di miglioramento e innovazione educativa, di formazione in servizio del personale della scuola e di documentazione e ricerca didattica;
    b) nell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione, con compiti di predisposizione di prove di valutazione degli apprendimenti per le scuole di ogni ordine e grado, di partecipazione alle indagini internazionali, oltre alla prosecuzione delle indagini nazionali periodiche sugli standard nazionali;
    c) nel corpo ispettivo, autonomo e indipendente, con il compito di valutare le scuole e i dirigenti scolastici secondo quanto previsto dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.

[4] DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 marzo 2013, n. 80

Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione1. Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:

  1. a) S.N.V.: Sistema nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, di cui all’articolo 2, comma4-undevicies, del decreto-legge 29 dicembre

2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10; b) Ministero: Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

  1. c) Ministro: Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
  2. L’S.N.V. è costituito dai seguenti soggetti:
  3. a) Invalsi: Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione, di cui al decreto legislativo 19 novembre 2004, n. 286;
  4. b) Indire: Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, di cui all’articolo 19, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;
  5. c) contingente ispettivo: contingente di dirigenti di seconda fascia con funzione tecnico-ispettiva, appartenenti alla dotazione organica dirigenziale del Ministero, che svolgono l’attività di valutazione nei nuclei di cui all’articolo 6 del presente decreto.

[5] VALES e VM

[6]

1) Contesto e risorse;

2) Esiti;

3) Processi pratiche educative e didattiche;

4) Processi pratiche gestionali ed organizzative;

5) Priorità;

[7] descrittiva, valutativa, metodologica-riflessiva, proattiva.

[8] Rapporto esterno di valutazione

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