La svolta dell’autonomia? Sulla “chiamata diretta”

La svolta dell’autonomia? Sulla “chiamata diretta”

di Alessandro Basso

Alla fine la chiamata diretta ci sarà, i docenti saranno assunti direttamente dai dirigenti scolastici per completare l’organico dell’autonomia.

Fra le tante questioni problematiche, alcune a tratti dirimenti della legge sulla buona scuola, questa sicuramente è quella più innovativa perché scardina completamente l’attuale sistema di assunzione del personale.

L’atto finale deve ancora essere licenziato, attraverso la forma , probabilmente, delle linee guida da parte del Ministero.

Si tratta di una decisione politica molto forte, forse tra le più forti che sono state prese negli ultimi mesi, come se il governo trovasse l’ispirazione per prendere le decisioni forti nel mese di luglio.

La partita preparatoria non è stata semplice e ha visto protagonisti i sindacati e il sottosegretario Faraone, il quale, così come altre volte è accaduto, parrebbe essere stato disponibile (è d’obbligo il condizionale) a cedere molto di piu’, trovando un accordo per accontentare un po’ tutti e nessuno.

Un accordo con le parti sociali avrebbe avuto sicuramente il beneficio di diminuire la tensione che già il bonus sta rendendo piuttosto accesa. Di contro, però, avrebbe di fatto annacquato ulteriormente il senso della buona scuola, creando una gran confusione tra quello che è il dettato legislativo e la norma applicativa, peraltro cosa non assolutamente nuova nel nostro paese e nella scuola.

Negli scorsi giorni chi scrive si era sbilanciato notevolmente e in modo negativo contro la decisione di abbandonare la chiamata diretta e le righe che seguono servono per dare atto di una decisione più illuminata.

Si è riflettuto molto sull’ equità di questa operazione, non trovando, difatto, la composizione di un equilibrio tra l’esigenza di scegliere l’insegnante migliore e farlo con la massima trasparenza ed equità.

Riproporre una categoria di titoli sulla base della quale il dirigente avrebbe potuto fare la scelta delle persone per il proprio organico non era comunque la soluzione giusta, perché rischiava di sottoporre i capi d’istituto ad un’operazione inutile che poi, a tempo debito, non si sarebbe potuto spiegare agli utenti del servizio per motivare le scelte compiute.

Non che ora il dirigente possa fare quello che vuole: dalle prime anticipazioni si apprende che saranno forniti degli indicatori con una categoria di titoli più ampia, preventivamente indicati da parte della scuola per trovare la persona migliore.

Un’ampia gamma di criteri unita alle esperienze professionali, anche con un possibile colloquio, potranno costituire un passo avanti nel tentativo di cucire addosso all’Istituto l’offerta formativa.

La strada non sarà sicuramente tutta in discesa. Il concetto di ambito non è stato ancora ben compreso, i sindacati sono pronti ad una vera e propria lotta armata.

L’importante, però, è che adesso i dirigenti scolastici siano davvero protagonisti di questa operazione e non cedano alla tentazione di lamentarsi perché devono fare un’operazione complessa in un momento dell’anno in cui ci sono tante incombenze, tra cui una forse banale, quella delle ferie.

Come categoria, dobbiamo dare dimostrazione di essere in grado di determinare fortemente questa svolta e di farlo con la professionalità che ci contraddistingue.

Ci saranno sicuramente obiezioni in ordine all’arbitrarietà delle assunzioni e, diciamocelo con franchezza, anche rispetto alle capacità di alcuni di noi, non siamo certo tutti uguali.

Proprio per questo motivo, mai come ora, dobbiamo cercare di essere organici con la nostra amministrazione e fare in modo di non compiere errori perché questa partita è una vera e propria sfida che si compie alla vigilia del rinnovo contrattuale e parallelamente all’introduzione del sistema di valutazione della dirigenza scolastica.

Se tutto andrà per il verso giusto, un po’ di autonomia in arrivo a settembre.

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