A. Bennett, La sovrana lettrice

Non solo ridere …

di Antonio Stanca

 

The Uncommon Reader è il titolo di una commedia scritta nel 2007 da Alan Bennett. Nello stesso anno fu pubblicata in Italia dalla Adelphi di Milano col titolo La sovrana lettrice e a settembre del 2011 è ricomparsa presso la stessa casa editrice nella serie “Gli Adelphi”. La traduzione è di Monica Pavani.

Bennett è uno scrittore, commediografo, sceneggiatore, regista, attore, lettore inglese, nato nel 1934 a Leeds, nello Yorkshire. Di umili origini, dopo il diploma aveva pensato di diventare sacerdote ma poi aveva continuato gli studi al Sidney Sussex College di Cambridge e grazie ad una borsa di studio si era laureato a Oxford. Qui era stato ricercatore e docente di Storia Medioevale presso l’Exeter College. Dopo alcuni anni abbandona l’attività accademica perché più sentiti sono gli interessi per la letteratura e il teatro. A Oxford comincia con brevi comparse in alcune commedie, poi con sketch comici per la televisione. Nel 1968 scrive la prima commedia, Quarant’anni, che sarà seguita dalla produzione di soggetti per la televisione, la radio, di sceneggiature per il cinema, di racconti e romanzi. Oltre che come autore Bennett si fa notare come regista, attore, lettore anche di suoi lavori e tra gli anni ’70 e ’90 riporta un grande successo in televisione con una serie di monologhi intitolata Signore e signori. Altri successi avrà con commedie quali La pazzia di Re Giorgio del 1991 e The History Boys del 2004, con le riduzioni cinematografiche di esse alle quali collaborerà. Molti saranno i riconoscimenti, i premi che gli verranno attribuiti durante la sua carriera ed ora Bennett, a settantasette anni, è «considerato un grande maestro del comico e del teatro contemporaneo».

Anche se da un’angolazione ironica, satirica, tende egli ad evidenziare le difficili condizioni, i bisogni di quell’umanità rimasta esclusa dal contesto sociale, dai rapporti, dalle relazioni con gli altri. I suoi personaggi non si sono inseriti nel sistema, non hanno avuto fortuna perché eccessivamente timidi o a causa di gravi delusioni. Di essi tratta Alan Bennett nella sua vasta e varia produzione, dei problemi che non riusciranno a risolvere perché interiori, dell’anima. Di tali problemi, però, egli scopre che soffrono non solo gli umili ma anche i potenti. Anche chi occupa posizioni di prestigio, chi riveste incarichi di eccellenza, può giungere a sentirsi turbato nello spirito, insoddisfatto moralmente, può avere bisogno d’altro. Scopre Bennett, nella commedia La sovrana lettrice, che anche a Sua Maestà la Regina d’Inghilterra, che tanto possiede, su tanto comanda, di tanto dispone, è mancato qualcosa, non ha letto le opere degli autori moderni, soprattutto scrittori, non le conosce, non sa di cosa trattano, quanto valgono, a ottant’anni non sa cosa, come si è scritto, si scrive ai suoi tempi e si ritrova con una cultura letteraria ridotta ai pochi ricordi dei classici studiati nell’adolescenza. La sente come una grave lacuna, vuole colmarla e si dedica alla lettura degli scrittori moderni con sempre maggiore interesse e assiduità, per la lettura trascura ogni altro impegno richiesto dal suo alto ufficio. Quanti le sono vicino, marito, segretario privato, attendenti, maggiordomi, cameriere, credono che sia una manifestazione di demenza senile, cercano di distoglierla ma non ci riescono. La regina continua a leggere, lo fa sempre e ovunque si trovi ma col tempo si convince che la lettura riduce a spettatori di opere altrui, rende inoperosi mentre lei si sente una persona d’azione. La scrittura, quindi, le sarebbe stata più congeniale e ad essa decide di dedicarsi. Comincia a scrivere di quel che capita per poi trovare una direzione propria. Alla scrittura si dedicherà in maniera totale, definitiva, per essa rinuncerà a tutto quanto finora aveva fatto parte della sua vita compreso il trono. La lettura e poi la scrittura le avevano fatto scoprire la dimensione naturale, autentica della vita, l’avevano liberata dalle formalità, dalle convenzioni vissute fino a quel momento, avevano soddisfatto le segrete esigenze del suo spirito, le avevano restituito la sua verità.

Annulla Bennett, nella commedia, gli ambienti, gli usi, i costumi della famiglia reale inglese, li mette in ridicolo, li mostra fatti di sole apparenze, ne svela l’insufficienza, la vanità per chi ha altre aspirazioni. Li fa rifiutare dalla stessa regina una volta presa da un interesse diverso quale quello della letteratura. Negli ambienti reali non si legge, non si scrive e strano, assurdo sembra che la regina abbia deciso di rinunciare  a tutti i vantaggi della sua Altezza Reale in nome della lettura e della scrittura.

Tramite la sua regina il Bennett nega ogni validità alla forma e riconosce, sancisce il valore dei contenuti in particolare di quelli letterari, li mostra capaci di modificare il carattere, i pensieri, i sentimenti anche di persone che ne sono state lontane, di indicare la via della verità a chi per tanto tempo è rimasto nella finzione.

Moderno è il teatro di Bennett ma antico il suo messaggio. Ancora lo persegue nonostante i tempi completamente diversi, lo mostra ancora valido, ancora capace di successo.

Bennett non fa soltanto ridere, fa pure pensare. . .

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