L. Sciascia, La scomparsa di Majorana

Come scriveva Sciascia

di Antonio Stanca

sciasciaQuest’anno a partire dal 1° Luglio il “Corriere della Sera” ha avviato un programma di pubblicazione dei libri di Leonardo Sciascia, scrittore siciliano vissuto dal 1921 al 1989. Stanno comparendo settimanalmente e il quarto è stato La scomparsa di Majorana. Sciascia lo scrisse nel 1975 e con esso volle ricostruire, in maniera romanzata, una storia vera, quella del fisico siciliano Ettore Majorana scomparso nel 1938, quando aveva trentuno anni e stava compiendo il viaggio di ritorno per mare da Palermo a Napoli. Dopo le ricerche compiute dalla polizia ed altre sollecitate dai parenti presso alte autorità e presso lo stesso Mussolini, si era in epoca fascista, il caso era stato archiviato e la scomparsa di Majorana era rimasta un mistero.

Col suo libro Sciascia ha voluto tornare sull’argomento come generalmente faceva nelle sue opere che dalla storia traevano i loro temi e procedevano ad un’analisi più ampia, più approfondita di quella generalmente conosciuta. Allo scrittore non bastava rimanere al livello della notizia diffusa circa il caso esaminato, non era sufficiente la cronaca di quanto era accaduto ma serviva andare oltre. Nel caso di Majorana ha compiuto indagini per conto proprio, ha rivisitato documenti dell’epoca, ha cercato testimonianze anche se lontane, ha raggiunto i luoghi di quella particolare vicenda e se non è approdato alla soluzione del mistero ha, tuttavia, raccolto tanti altri elementi da ampliare quanto finora si era saputo, da rendere più vicina, più chiara la figura di Majorana e più facile la spiegazione del suo gesto sia stato suicidio o deliberata fuga in un remoto convento o in luoghi sconosciuti.

Sciascia è nato a Racalmuto (Agrigento) nel 1921 ed è morto a Palermo nel 1989 a sessantotto anni. Insegnante elementare nel suo paese d’origine, aveva cominciato a scrivere per giornali e riviste locali, poi era passato ad una produzione di genere poetico e intorno agli anni ’50 era giunto a quella narrativa che sarebbe diventata la sua specifica, che si sarebbe mossa tra il saggio e il romanzo o racconto perché Sciascia vuole chiarire, spiegare quanto gli giunge dalla storia, compresa quella siciliana, ma non vuole rimanere nei limiti della ricostruzione, della registrazione dei fatti e li trasferisce in una dimensione che va oltre la realtà, che fa loro assumere un significato più ampio. Uno scrittore guidato dalla ragione è Sciascia ma che concede anche al sentimento, mosso dal bisogno di verità ma anche da quello di evasione, capace di atteggiamenti polemici ma anche lirici. Molto ha scritto, molte vicende della storia ha ripercorso con la sua scrittura, molti romanzi e racconti ne ha ricavato mostrando come sia possibile combinare la realtà con l’idea, la storia con l’arte, la vita con la poesia.

Negli anni ’70, ’80, oltre alla collaborazione con quotidiani nazionali quali il “Corriere della Sera” e “La Stampa”, si aggiunge per Sciascia l’impegno politico quale deputato del Parlamento nazionale ed europeo. Ne verranno opere di ordine chiaramente politico, altre che si riferiranno al costume, a volte saranno fortemente polemiche, si ergeranno contro la crisi dei valori morali che in quegli anni diventava sempre più invadente. Ma neanche tra tanti nuovi interessi Sciascia perderà di vista la sua più vera vocazione, quella di essere storico e scrittore insieme. In questo periodo rientra il romanzo breve La scomparsa di Majorana, nel quale, s’è detto, si mette alla ricerca dei luoghi dove è vissuto il fisico siciliano, alla scoperta dei modi della sua vita, di cosa può essergli successo in quei primi anni del Novecento che costituirono il suo tempo. Tutto saprà Sciascia di Majorana, di tutto scriverà nell’opera, della sua famiglia, della sua infanzia, della sua adolescenza, dei suoi studi, delle sue eccezionali qualità di matematico e fisico. Dirà che non gli costava fatica risolvere i problemi che gli si presentavano nelle sue discipline, che gli era naturale giungere alle loro soluzioni, che le intuiva prima ancora di chiarirsele. Era un genio. All’Università di Roma aveva fatto parte del gruppo di studiosi che lavoravano intorno a Enrico Fermi. Da questi era tanto stimato che lo aveva mandato in Germania, a Lipsia, per incontrare il noto scienziato, Werner Karl Heisenberg, e il suo gruppo di studio. Aveva goduto anche della stima di Heisenberg. Al ritorno dopo altri studi e altre pubblicazioni gli sarebbe stata assegnata “per chiara fama” la cattedra di Fisica teorica presso l’Università di Napoli. Vi avrebbe atteso con diligenza fin quando non avrebbe improvvisamente pensato di lasciare l’incarico. Da Napoli si sarebbe recato a Palermo via mare per una breve sosta e durante il viaggio di ritorno sarebbe scomparso e in maniera definitiva. Inutile sarebbe stato cercarlo, lo si sarebbe fatto per molto tempo da parte della polizia e dei familiari ma senza alcun esito.

Era l’anno 1938 quando questo avvenne, era un periodo fecondo per gli studi di Fisica, Fermi avrebbe avuto il Nobel in quell’anno, Einstein lo aveva avuto nel 1921. E non solo in Europa ma anche in America fervevano gli studi di Fisica, qui si sarebbe giunti all’atomica. Erano pure gli anni che vedevano l’affermazione del Fascismo in Italia e del Nazismo in Germania e abilissimo si mostrerà Sciascia nel procedere con chiarezza, con precisione fra i tanti, importanti avvenimenti di carattere politico, economico, sociale, culturale, scientifico che in quei primi decenni del Novecento si sono verificati nella storia d’Europa, nel farne lo sfondo di una scena nella quale si muove un solo attore, il professore Ettore Majorana. Solo con il suo genio, con la sua scienza della quale aveva soprattutto scritto e scarsamente parlato perché isolato tendeva a rimanere, perché mai corretti erano stati quei problemi legati alle sue difficoltà a scambiare, a comunicare, al suo carattere introverso. Stare solo era stato un suo bisogno, la sua condizione migliore che ora contrastava con quanto le sue qualità gli avevano procurato, con i luoghi, le persone che doveva frequentare. Non poteva essere tutto ridotto a quella che era sempre stata la sua misura fatta di silenzio e di solitudine. Altro era chiamato a fare, altra vita a condurre. Grave, però, era diventato il contrasto tra quello che voleva e quello che lo attendeva. Era stato questo il motivo che lo aveva mosso a “scomparire” suicidandosi o rifugiandosi in un posto sconosciuto? Oppure erano state le sue ricerche scientifiche, il pensiero degli sviluppi che avrebbero potuto assumere, dei pericoli che avrebbero potuto comportare per l’umanità? Oppure erano stati i problemi giudiziari nei quali erano incorsi alcuni suoi familiari a causa di un’infamia perpetrata a loro danno? Sciascia non esclude nessuna di queste ipotesi, aggiunge altre a quelle che generalmente sono state formulate, più ampia, più completa diventa la situazione dopo le indagini da lui compiute. Sospeso, tuttavia, lascia il caso ma questo non riduce l’importanza del suo lavoro poiché rende più suggestiva, più affascinante la figura del Majorana, la fa vedere tra quei tanti pensieri che attraversano la sua mente, che si trasformano nei suoi problemi, nelle sue paure, nei suoi pericoli. Con Sciascia si capisce che niente, nessun successo, nessuna affermazione poteva ridurre, annullare le paure dello studioso. Egli ha cercato l’uomo oltre le sue cose, è andato oltre la storia, è entrato nella vita.

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