Gambe claudicanti?

Gambe claudicanti?

di Domenico Ciccone

 

La struttura del Mega apparato di valutazione delle scuole italiane, lungi dall’assomigliare, almeno alla lontana, a quelli dei sistemi scolastici che hanno una tradizione in tal senso più o meno lunga ma rilevante, si pone sempre di più come un ulteriore e preoccupante fardello per le Scuole Autonome.

Nel corso di qualche lustro, le scuole italiane hanno imparato ad autovalutarsi, lo hanno fatto senza grossi clamori, senza autocelebrazioni, con rigore e scrupolo. La dimostrazione di quanto affermo sta nei risultati del RAV, con il quale, per ammissione pubblica, da parte di qualunque portatore di interesse, la scuola militante ha dimostrato di saper essere obiettiva, di saper riflettere, di saper fare problem posing e problem solving, senza compromettere la propria organizzazione e , soprattutto, il proprio equilibrio istituzionale.

Nel frattempo, le tre gambe, INVALSI, INDIRE e Corpo Ispettivo, hanno continuato la loro incessante opera di supporto e di sostegno alle scuole che, non avendo altro da fare, hanno , dal canto loro, continuato a divagare su rubriche di valutazione, priorità strategiche, potenzialità e limiti delle proprie attività.

Peraltro, tutte le scuole hanno anche fondato, quest’anno stesso, un Piano Triennale dell’Offerta formativa nel quale la coerenza del rapporto tra le criticità, le attività intraprese per arginarle e superarle e le relative pianificazioni di miglioramento per stabilizzarne gli esiti positivi, hanno dimostrato , nella maggior parte dei casi, capacità, coerenza ed equilibrio. Sono, infatti, residuali ed ininfluenti, sul piano numerico, le Istituzioni scolastiche che mostrano scollamenti ed incoerenze strutturali, di natura insanabile, tra il RAV, Il PdM ed il POF triennale. Quella che il mio amico e mentore Giancarlo Cerini ha chiamato, fin dall’inizio, “ Quarta Gamba “ del Sistema Nazionale di Valutazione e cioè LA SCUOLA AUTONOMA, ha retto bene; robusta, efficiente ed efficace nel mettere in sesto quanto le riguarda in materia di Valutazione.

Per adesso, quasi nessuno si è accorto di aver avuto supporti decisivi dalle altre tre gambe.

L’INVALSI svolge un lavoro rigoroso ed incontestabile sul piano scientifico e dal canto del rigore statistico. Tuttavia, se ancora oggi, uno strumento come le prove standardizzate, che sono quasi l’unica attività cui Villa Falconieri attende, non ha ancora messo d’accordo tutti gli attori di questo processo e non consente ad essi di fruire appieno delle potenzialità offerte da una rilevazione standardizzata degli apprendimenti, certamente non è soltanto colpa delle scuole e dei loro insegnanti.

L’INDIRE, si è limitato a mettere a disposizione un modello per il Piano di Miglioramento, che ha messo in crisi non poche scuole ancorché pensato come modello non obbligatorio ma semplice riferimento procedurale. Abbiamo tutti passato non poche notti per decifrarne l’astruso sistema che, pur nella sua organicità indiscutibile, ha rappresentato per gli operatori impegnati un ulteriore problema da affrontare, per ricomporne , a livello locale, la struttura fortemente complessa, pensata erga omnes, e pertanto poco adatta alla logica dell’Autonomia scolastica.

E veniamo alla terza gamba. Il Corpo Ispettivo scolastico italiano, composto da professionisti intelligenti, capaci, super selezionati. Nel caso dell’ultimo concorso per titoli ed esami, la commissione ha ritenuto, sulla scorta delle prove concorsuali, di non poter nemmeno portare a compimento il mandato di selezionare 145 persone, tra tutti i concorrenti, fermandosi a meno della metà. Quindi, troppo pochi gli ispettori, per seguire e supportare le scuole, tante scuole in attesa di ricevere consigli, suggerimenti, modelli e procedure per migliorare la qualità dei servizi di formazione erogati.

E allora si ricorre ad un’altra soluzione, quella di selezionare, tra personale scolastico e non, mediante una procedura discutibile ma consueta, altri professionisti capaci di seguire, con efficacia e rigore, le scuole nel difficile compito del miglioramento e della valutazione, intesa quest’ultima non come compito premiale ma come processo di verifica e ristrutturazione di processi e modelli. Non mi soffermo sulle polemiche, proteste, esposti e ricorsi; di questi ultimi mesi, per ciò che attiene alla suddetta procedura, e di questi ultimi giorni per l’arroganza e la supponenza di taluni. E taccio, sul tema, per opportunità e stile.

Credo che allo stato attuale, però, sia importante e necessario riflettere su una serie di questioni irrinunciabili:

  • Le scuole hanno ancora la speranza che nei difficili compiti e nelle importanti sfide che le attendono ci siano tre gambe solide a supportarle?
  • Il personale della scuola, Dirigenti scolastici in testa, può confidare in approcci rigorosi, efficaci, leali e, soprattutto, competenti da parte dei consulenti e dei gruppi che le visiteranno?
  • Il Servizio Nazionale di Valutazione, seppure non nato indipendente, autonomo e libero, alla stregua dell’OFSTED britannico, potrà essere lo strumento per rendere migliore il nostro sistema scolastico o diventerà un’ altra pesante zavorra da gestire e da trasportare, insieme alle quotidiane, settimanali, mensili, annuali e pluriennali incombenze che già ci affliggono?

Questa serata afosa di fine agosto mi lascia con serie preoccupazioni.

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