Il doposcuola Abracadabra

Il doposcuola Abracadabra
Primi passi per nuove opportunità culturali e sociali a disposizione della comunità

di Federica Artioli

 

Introduzione

Il doposcuola Abracadabra-Cadè rientra nel progetto Campus, promosso dal Comune di Reggio Emilia nella stagione 2015-2016, che coniuga attività scolastiche, ricreative e sportive rivolte a sedici realtà territoriali del Comune.

Il progetto Campus ha inteso offrire spazi educativi pomeridiani in cui sia stato possibile svolgere i compiti, ma anche praticare attività ludico-motorie ed è stato realizzato in stretta collaborazione con le società sportive e il volontariato sociale.

Nella frazione di Cadè, che conta circa un 25% di cittadini non italiani residenti, l’attività di doposcuola, rivolta ai bambini della locale scuola primaria, era iniziata già due anni prima, grazie all’iniziativa di alcuni volontari, e si teneva nei locali della parrocchia. Il recente ingresso dell’iniziativa in un progetto comunale strutturato ed il trasferimento del doposcuola all’interno dell’edificio scolastico tendono a sottolineare la centralità della scuola nell’ambito della “città educante”, con l’edificio che si apre al territorio e alle famiglie, nell’ottica di generare un embrione che potrebbe portare, nei prossimi anni, alla creazione – dentro alla scuola – di un piccolo spazio culturale dotato di giochi, libri e attività di supporto a servizio di questa zona del forese [1].

 

Utenti, obiettivi e attività di Abracadabra

Nella nostra realtà, i bambini della scuola primaria “Paola Valeriani” di Villa Cadè che frequentano l’iniziativa sono stati proposti dalle insegnanti, con le quali il nostro gruppo di volontari è stato costantemente in contatto, che hanno segnalato gli alunni maggiormente bisognosi di sostegno scolastico e socio-relazionale.

Abbiamo ricevuto una trentina di adesioni iniziali, ma gli accessi settimanali non sono risultati costanti per gli arrivi in corso d’anno e la discontinuità nella frequenza da parte di alcuni, registrando una presenza media di 24 bambini.

Gli obiettivi posti sono di aumentare l’autonomia nello svolgimento dei compiti, migliorare l’autostima dei bambini, incentivare spazi di socialità e condivisione, accrescere la responsabilizzazione dei bambini nei confronti dei propri doveri scolastici e nell’aiuto e rispetto reciproci, sviluppare  relazioni  interpersonali  positive, che limitino le occasioni e gli stati di disagio ed emarginazione, promuovere le  attitudini  e le inclinazioni innate di  ogni  singolo  alunno, migliorare la sensibilità nel rispetto dell’ambiente in cui si vive (scolastico, familiare, sociale) [2].

Le attività del doposcuola Abracadabra sono di tipo didattico e comprendono sostegno nello svolgimento dei compiti e supporto nell’acquisizione del metodo di studio e di abilità organizzative, ma anche di tipo ludico-motorio, con giochi e attività sportive in palestra. Lo scopo non è di terminare i compiti della settimana, ma seguire e supportare i bambini nel loro percorso di apprendimento e stimolare socializzazione e comunicazione attraverso il canale non verbale. Per questo, ai genitori, è stata spiegata la mission dell’iniziativa che però non tutti hanno condiviso, forse per la scarsa conoscenza della lingua o altri bisogni, tanto che, a volte, qualche bambino ha insistito per rimanere al banco anziché unirsi subito agli altri per le attività in palestra.

Le attività del doposcuola sono iniziate nel mese di ottobre 2015 e si sono tenute tutti i giovedì pomeriggio dalle 15 alle 17.30, fino al mese di dicembre, nei locali della parrocchia. Da giovedì 7 gennaio 2016 le attività di Abracadabra si sono trasferite nei locali della scuola, dove è stato possibile usufruire anche della palestra scolastica, e si sono protratte fino alla prima settimana di giugno 2016.

La fascia oraria dalle 15 alle 16.30 è dedicata ai compiti: per una migliore organizzazione, i bambini hanno formato gruppi in base alla classe frequentata, ciascuno dei quali è stato seguito da due o più volontari, in base alla disponibilità. Il gruppo più numeroso è stato quello di quinta, di cui chi scrive si è occupato insieme ad altri tre volontari, contando inizialmente dodici/tredici bambini, per poi ridursi negli ultimi mesi a otto/dieci. Dalle 16.30 alle 17.30 un educatore incaricato dal Comune di Reggio Emilia ha seguito i bambini nelle attività ludico-motorie.

 

Il doposcuola Abracadabra cambia casa: la parola ai bambini

Durante il mese di dicembre 2015 avevamo preannunciato ai bambini l’imminente cambiamento di sede del doposcuola e chiesto al gruppo di quinta cosa ne pensassero. Si erano mostrati abbastanza contenti, ma l’avvenimento non mostrava per essi un forte coinvolgimento. Evidentemente il luogo non rivestiva fondamentale importanza: era un luogo, punto.

Il 7 gennaio 2016 ci siamo ritrovati davanti al cancello della scuola, pronti ad entrare. Abbiamo atteso che la bidella ci aprisse e poi ci siamo recati al primo piano, nelle aule che ci avevano assegnato. Per la maggior parte dei volontari tutto ciò costituiva una novità, mentre per molti di noi, nati e cresciuti nella frazione, si trattava di “un ritorno” e sapevamo muoverci con disinvoltura tra scale, locali e corridoi. I bambini, con naturalezza e padronanza, prendevano posto attorno ai tavoli. Abbiamo stimolato i bambini di quinta a descrivere con una parola o una frase le prime impressioni, il loro stato d’animo, i loro sentimenti rispetto alla nuova sistemazione.

Ecco ciò che hanno espresso: “forte”, “eccitante”, “fantastico”, “una cosa strana”, “rumoroso”, “entusiasmante”, “bello”, “favolistico”, “mitico”, “stupefacente”.

La maggioranza dei bambini si è espressa in modo molto positivo rispetto alla nuova esperienza. Qualcuno aveva già percepito però alcuni aspetti critici del nuovo assetto e li aveva evidenziati. Le aule del primo piano, spaziose e luminose, richiedevano la convivenza di due o più gruppi nella stessa stanza, a differenza dei locali della parrocchia in cui vi erano locali in numero sufficiente per permettere ad ogni gruppo-classe la propria autonomia.

La rumorosità indirizza però verso un aspetto educativo: stimola i bambini ad acquisire maggiore attenzione nei confronti degli altri e verso sé stessi, abituandosi a parlare sottovoce e a muoversi lentamente nel rispetto degli spazi e delle persone.

A conclusione dell’esperienza, è possibile affermare che i bambini hanno migliorato i loro comportamenti, in termini di educazione e rispetto dei compagni che abitavano gli stessi spazi. Grazie all’osservazione, abbiamo nei mesi attuato spostamenti, per giungere ad abbinare gruppi nella stessa aula con l’intento di stimolare comportamenti positivi e fare in modo che potessero individuare modelli di condotta da imitare, soprattutto per coloro che mostravano maggiori difficoltà nel mantenere l’attenzione e il controllo dei movimenti.

 

Conclusioni e possibili sviluppi futuri

L’iniziativa del doposcuola si affianca ai laboratori musicali e artistici che si sono tenuti nell’anno scolastico da poco concluso presso la scuola di Cadè in altri giorni della settimana. In questo modo, tutti gli alunni della scuola hanno avuto la possibilità di svolgere attività pomeridiane.

Il doposcuola rappresenta una notevole risorsa per contrastare la dispersione scolastica. Il disagio su cui si cerca di intervenire è legato allo scarso rendimento scolastico, ma è anche di tipo psicosociale.

Il doposcuola dovrebbe configurarsi come luogo di promozione del benessere, di opportunità per bambini italiani e stranieri per socializzare con i pari, vivere relazioni positive con gli adulti, essere seguiti, motivati e sostenuti nell’affrontare le difficoltà scolastiche. L’ideale sarebbe aprire le attività del doposcuola a tutti i bambini della scuola che richiedano uno spazio in cui poter passare del tempo con i coetanei, coinvolgendo anche coloro che non presentano difficoltà di apprendimento o problemi di tipo relazionale.

Rivolgendosi prioritariamente a una utenza costituita da alunni stranieri, a forte rischio di emarginazione sociale, di trascuratezza da parte delle famiglie e di insuccesso e abbandono scolastico, il doposcuola può correre il rischio di configurarsi come un “ghetto” o come un “servizio sociale”, con conseguente allontanamento della comunità e delle sue risorse. Se invece il doposcuola si pone come un soggetto inserito nella comunità e nel territorio, aperto all’esperienza di tutti i bambini, il rapporto con le famiglie diventa maggiormente interattivo e reciprocamente arricchente [3].

Siamo consapevoli che un pomeriggio alla settimana possa essere inadeguato rispetto alle necessità dei bambini: essi stessi lo hanno sottolineato dicendo: “Io vorrei che ci fosse tutti i giorni il doposcuola!”. Auspichiamo di poter aumentare il numero di pomeriggi di apertura del doposcuola, anche per poter accogliere altri bambini che frequentano la scuola di Cadè, costituendo per l’intera comunità scolastica un luogo di aggregazione, di accoglienza, di inclusione, di relazione, di sostegno e di arricchimento.

Tra gli sviluppi futuri di questa attività individuiamo un possibile coinvolgimento dell’Università, attraverso la presenza di tirocinanti per attività in classe e nel doposcuola, rappresentando un ponte tra l’esperienza scolastica e le attività pomeridiane; figure che, a stretto contatto con i bambini, possano cogliere i loro reali bisogni ed orientare il sostegno didattico e relazionale nel modo più idoneo per ciascuno di essi.

A metà gennaio, alle attività di doposcuola, è stato affiancato un corso di alfabetizzazione per le donne straniere, molte delle quali mamme di bambini della scuola. Questo corso si è svolto negli stessi locali della scuola e nella fascia oraria in cui i bambini sono in palestra ed ha costituito una opportunità per le mamme straniere di entrare a far parte della comunità scolastica e sociale del territorio in cui vivono, di dimostrare ai propri figli la loro volontà a essere parte attiva nella loro crescita e di collaborare nella rete educativa in atteggiamento di reale incontro tra le agenzie educative, impegnandosi a favore della crescita armonica delle nuove generazioni [4].

 

Bibliografia e Sitografia

 


[1] http://www.municipio.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/PESIdDoc/B7B1F6A1F5762495C1257EBC0041F3F5/$file/villacella_19_novembre_laboratorio2.pdf

[2] http://www.ilfarosociale.it/node/181

[3] De Bernardis A. (a cura di), Educare altrove: l’opportunità educativa dei doposcuola, FrancoAngeli srl, Milano, 2005, pp.13-14

[4] Toffano Martini E., Ripensare la relazione educativa, Edizioni La Biblioteca Pensa MultiMedia, Lecce, 2007, p. 89

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