Insegnare a fare

INSEGNARE A FARE di Umberto Tenuta

CANTO 732

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco(Confucio)

 

È questa un’affermazione di Confucio che bene esprime quello che dovrebbe essere il metodo dell’insegnamento.

“Se ascolto dimentico”: non fare lezioni orali!

“Se vedo ricordo”: semmai lezioni intuitive!

SE FACCIO CAPISCO

Il docente si riposa.

Magari seduto su una comoda poltrona.

Gli alunni impegnati a fare!

Innanzitutto,

a fare con materiali concreti. Prima comuni e poi strutturati.

Poi,

con materiali iconici, oggi anche digitali.

Infine,

con materiali simbolici, oggi anche digitali.

IMPEGNATI A FARE.

Come la Pierina Boranca e la Giuseppina Pizzigoni:

MILANO-SCUOLA RINNOVATA PIZZIGONI:

“Scopo il vero, tempio la natura, metodo l’esperienza”

“Scuola è il mondo, Maestro ogni fatto naturale ed ogni uomo. Non si insegni: si esperimenti”

Giuseppina Pizzigoni era in prima linea tra coloro che sentivano l’esigenza prioritaria di un cambiamento all’interno del sistema scolastico. Era mancata quella che Lei chiamava la “riforma intima”, cioè la rifondazione del metodo dell’insegnamento. Il metodo che si continuava a sostenere era “eternamente quello: metodo verbale, esercitazioni mnemoniche spinte alla sazietà”. Il precettismo verbale era imperante e la scuola si presentava come il luogo di trasmissione passiva del sapere nozionistico e delle norme morali.

Occorreva passare alle cose vere e reali: “mai più le parole senza le cose, mai più le parole e le cose senza le azioni”. Nel discorso tenuto nell’aula magna del ginnasio Beccaria il 23 marzo 1923, Giuseppina Pizzigoni così dichiarava: “La nostra scuola è oggi fatta di parole molte e di atti pochi; essa tende a livellare le menti piuttosto che a sviluppare le singole energie; lascia inerte l’attività fattiva dello scolaro, attività che è mezzo principe per ottenere la cooperazione diretta del discente”….

Ciò che non è mutato sono lo spirito e la finalità del Metodo Pizzigoni che è intrinseco a ciascun insegnamento: “scopo il vero, tempio la natura, metodo l’esperienza”.Queste tre frasi muovono ancor oggi lo spirito che deve avere l’insegnante che voglia insegnare in questa scuola.

L’insegnante che entra in questa scuola non è un’insegnante come tutte le altre perché, oltre a tutte le caratteristiche e le abilità che le si richiedono nel resto delle scuole italiane, qui deve avere una “dote” in più, la stessa che aveva Giuseppina: deve essere in grado di accompagnare il bambino attraverso le varie esperienze, deve essere capace ella stessa di viverle ed affrontarle e, assieme ai propri alunni, deve saper tradurre quelle esperienze, quelle occasioni di vita vissuta, in sapere, in conoscenza.

Più che un’insegnante deve essere una lente d’ingrandimento che il bambino utilizza per focalizzare le fasi di ciascuna esperienza, per ingrandire i particolari, per vederne tutti gli aspetti, per esprimere, dopo l’osservazione, il proprio parere, le proprie teorie, le proprie idee.

In quest’ottica il bambino è l’attore principale, costruttore attivo ed effettivo del proprio sapere.

In quest’ottica il temine TUTOR (in latino, naturalmente…) è proprio, poiché l’insegnante, in “Rinnovata”, è realmente “tutore”, accompagnatore, catalizzatore del sapere in quanto filtro tra il vissuto, attraverso l’esperienza, ed il percepito, tra la realtà ed il bambino, tra la società e la scuola, tra il sapere e il conosciuto, tra le varie abilità acquisite e quelle da raggiungere.” ( http://www.scuolarinnovata.it/metodo-pizzigoni )

Segno non vi appulcro!!!

 

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“Umberto Tenuta” − “voce da cercare”

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