Compiti a casa si, compiti a casa no

Compiti a casa si, compiti a casa no

di Adriana Rumbolo

Un articolo sul Fatto Quotidiano del giornalista maestro  Alex Corlazzoli : compiti per le vacanze si o no. Il maestro conclude l’articolo dicendo , forse in maniera un po’ ironica, che i compiti a casa andrebbero dati non agli studenti, ma ai genitori.
Sono secoli che si discute come meglio impartire l’educazione scolastica e via via si sono avvicendate tante teorie quasi tutte con  cose interessanti ma nessuna ha placato le contestazioni,  i conflitti.
Come ho già detto, perché l’ho letto in autorevoli libri, oggi i mezzi tecnologici ci permettono di vedere, di osservare cosa succede nel cervello mentre viviamo un’emozione o apprendiamo.
Ormai è chiaro che il cervello quando gli arriva una nozione di qualsiasi materia, quasi mai l’accoglie così ,come gli viene data.
Possiamo dire che prima la spacchetta, la  mescola con quanto trova nella memoria in relazione alla nozione stessa coinvolge il sistema cognitivo emotivo e  rimpacchetta la nozione su misura per il cervello di quell’individuo che ha ricevuto l’informazione.
Così nasce una buona relazione.
Questo è un grande aiuto oggi, prima per i genitori, poi per gli insegnanti non solo ma anche per gli ambienti di lavoro e credo anche per la politica.
Non possiamo sempre risalire di colpa in colpa ad Adamo ed Eva perché loro stessi hanno mandato un e-mail per dire basta al loro coinvolgimento.
Sto scherzando!
È naturalmente quando parlo di spacchettare, impacchettare mi riferisco  alle informazioni che le neuroscienze ci hanno fornito e via via continuano a offrirci in ottimi testi ben lontani e diversi  dai testi scolastici dei famosi e logori  spesso incomprensibili programmi.
Se riusciamo a stabilire una relazione, un interagire fra due o più soggetti allora sarà più facile capire se il soggetto che riceve è veramente interessato a quell’informazione e ed eventualmente dare la possibilità a chi fornisce l’informazione di poterla aggiustare in modo che avvenga uno scambio proficuo.
Parlo così perché ho fatto un’esperienza nelle scuole pubbliche per 10 anni con 1300 studenti .incontri dove il tema importante era la comunicazione, le emozioni, il cervello.
Oggi si parla tanto di comunicazione, una finta comunicazione ci invade, ci sommerge, ci trova anche se sfuggiamo, ma purtroppo spesso è una comunicazione che non mira a una vera informazione ma è carica solo di messaggi subliminali.
.Fra mamma e bambino neonato  l’ interazione è  fortissima e in questo la madre non è preparata socialmente, non è assistita dalle leggi del del lavoro perché le permettano di avere un po’ più di tempo da dedicare al bambino che si salverà solo se la madre fortunatamente ha conservato un po’ del suo buon senso.
Anche i genitori devono pian piano abituarsi ad interagire fra loro , la piramide del potere non sempre dà buoni frutti.
Via via che un bambino cresce deve sentire che gli è riconosciuto il diritto alla partecipazione con tutte le regole di una buona convivenza e con tutti i mezzi  di comunicazione che piano pian piano affina.
Spesso si dice ai bambini: non parlare perché non puoi capire, e invece i bambini sentono più degli adulti.
La stessa scuola la stessa cosa agli insegnanti parlano molto a volte troppo e  ascoltano poco.
Quando io ho tenuto i corsi nelle scuole pubbliche con adolescenti e ho presentato brevemente velocemente il mio  programma  due erano i punti fondamentali :che loro erano i diretti interlocutori e che avevano il diritto alla parola sempre con le regole di una buona convivenza.
.Vi assicuro che ha funzionato quasi sempre: quando un soggetto più giovane o meno giovane si sente anche lui protagonista in un contesto sarà interessato a quello che gli avviene intorno e darà il suo contributo nello scambio relazionale sempre produttivo e creativo.
Ho iniziato a raccontare la mia esperienza nel mio blog “Chi ha paura delle neuroscienze”.
Forse pensavo che avrei cambiato quel titolo iniziale, ma credo che ancora non sia possibile soprattutto per quelle persone che godono di posizioni prestigiose nell’organizzazione della scuola dell’istruzione e che non accettano neanche un dialogo.
Tanto meno sull’importanza delle neuroscienze nella didattica
Quindi abbiamo i mezzi a disposizione perché il percorso educativo sia più di qualità senza inseguire miti di felicità e di perfezione ma troppi hanno paura dei cambiamenti buoni e mi stupisco perché sappiamo che la curiosità è alla base della conoscenza e tutti dovremmo goderne di un po’!