Dare un’anima alla collegialità

Dare un’anima alla collegialità

di Giuseppe Adernò

 

Nei giorni conclusivi del mese di ottobre si rinnova in tutte le scuole il rito delle operazioni di voto per il rinnovo degli Organi di democrazia partecipativa. Si eleggono i rappresentanti dei genitori nei consigli di classe, si rinnovano i Consigli d’Istituto, si rendono attivi i consigli di classe redigendo le programmazioni e presentandole ai genitori.

La collegialità nella scuola si consuma nella ritualità delle formule e delle prassi di urne, seggi elettorali, schede e verbali, ma resta molto lontana dalla reale e vitale collegialità che sollecita la coesione, la convergenza nei comuni ideali educativi e nell’impegno volto alla costruzione della personalità dello studente attraverso lo studio e lo sviluppo delle competenze, proiettate al futuro inserimento sociale.

Quanto auspicato e disegnato dalla Legge della “Buona scuola” ha necessità urgente e prioritaria di rinnovamento e modifica degli Organi collegiali, norme e disposizioni che meritavano una riforma anticipata rispetto alla stessa Legge 107/2015.

Operare nella direzione del “nuovo”, utilizzando ancora strumenti e modelli inadeguati e ormai privi di significato e di valenza anche democratica, rende vana l’azione rinnovatrice dell’impianto organizzativo della scuola che vorrebbe tendere all’apertura verso il mondo del lavoro e allo sviluppo di reali competenze per i singoli studenti.

Il collegio docente, cuore della progettualità del Piano Triennale dell’Offerta Formativa si riduce spesso ad una parata di formale approvazione di quanto deliberato da un piccolo gruppo e non dà vita all’auspicata democrazia partecipativa.

Il Consiglio di classe si limita ad un’elencazione dei casi difficili o problematici e non diventa il luogo privilegiato della progettazione didattica secondo i bisogni della classe e dei singoli studenti

Il Consiglio d’Istituto si blinda nella ritualità delle approvazioni di atti già deliberati, di progetti già avviati e non opera come specifico ambito d’indirizzo della politica scolastica, in risposta ai bisogni del territorio e dell’utenza.

Se questa è la radiografia dell’esistente, serve ben poco adempiere formali disposizioni di legge e lasciare la collegialità priva di vita e senza un’anima pulsante.

Oggi, poi, la nuova cultura di rete e l’operare per ambiti territoriali sollecita una nuova dimensione di apertura mentale alla cooperazione tra le scuole, al superamento delle barriere e degli ostacoli che finora hanno costretto le scuole a vivere di autoreferenzialità, chiuse nel recinto del proprio singolo istituto.

Operare in rete e in maniera collegiale con le altre realtà scolastiche significa aprirsi al cambiamento e guardare oltre, valorizzare le risorse interne e metterle a servizio degli altri per eliminare sprechi di tempo e di energie e dare maggiore efficacia ai servizi da offrire.

Un nuovo orizzonte disegna e colora la collegialità della “buona scuola” aperta e dinamica, moderna e attiva, propositiva ed efficiente.

La presenza negli ambiti territoriali delle scuole paritarie dovrebbe costituire inoltre una positiva opportunità di dialogo e di coinvolgimento nel comune intento educativo di un servizio pubblico.

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