S. e G. Tau, 60 Anni di Storia della Scuola “Armando Diaz” di Carbonara

ALLE RADICI DI UNA COMUNITA’ … 60 ANNI DI STORIA DI UN SIMBOLO:
L’EDIFICIO SCOLASTICO <ARMANDO DIAZ”>/ <‘U CHMEND> DI CARBONARA DI BARI

di CARLO DE NITTI1

Solo chi è padrone del passato è padrone del futuro
G. ORWELL, 1984

Se si vuole ricostruire analiticamente la storia demografica, e non solo, di una comunità civica, è indispensabile indagare sulla comunità scolastica, scavando negli archivi delle scuole dell’obbligo ed, in particolare, della scuola elementare (perché scuola “degli elementi” non perché “facili”), oggi ribattezzate primaria.

E’ quanto hanno fatto Salvatore e Giacomo Tau con inesausta passione, civica e storiografica insieme, negli archivi delle scuole elementari di Carbonara di Bari per documentare la storia dell’edificio scolastico storico di Carbonara, dove hanno vissuto la loro esperienza scolastica di bambini: l’ex Convento degli Agostiniani Scalzi “Santa Maria della Vita”, dal 1929, intitolato ad Armando Diaz, il “Duca della Vittoria” nella prima guerra mondiale.

1916 – 1976 60 Anni di Storia della Scuola “Armando Diaz” di Carbonara è il titolo del volume che, patrocinato dal IV Municipio, ha visto recentissimamente la luce pubblicato dall’Associazione culturale “Le tre lanterne”: nelle sue quattro parti (Introduzione storica; Dall’Archivio fino al 1920; attività didattica; inizio attività didattica in via Vittorio Veneto).

Il Convento – ‘u chménd – costruito nel XVII secolo, ha vissuto le vicende storiche del paese, fino a quando nel decennio francese fu requisito e ceduto all’università carbonarese fino a che Ferdinando I, restaurato come monarca del Regno delle due Sicilie dopo il Congresso di Vienna, lo restituì all’ordine monastico che abbandonò la sede nel 1848 in concomitanza dei moti rivoluzionari (cfr. p. 14).
Il Comune di Carbonara affidò, quindi, il Convento all’Ordine Francescano dei Frati Minori Conventuali: alterne vicende lo caratterizzarono (cfr. pp. 15 – 16) fino al 1913 quando fu abbattuto per costruire la scuola elementare cui in seguito sarebbe stata intitolata ad Armando Diaz.

Nella seconda e nella terza parte del volume, tantissime, foto immagini ed i nomi di tutti i docenti che si sono avvicendati nell’ “Armando Diaz” nel sessantennio studiato: alcuni per uno o pochi anni, altri per tutta o quasi la loro carriera scolastica, insomma, una scelta di vita … Una comunità scolastica, ma anche una comunità professionale … quella del corpo docente di una scuola.

Da uomo di scuola quale sono, vedo nelle bambine e nei bambini il ruolo della scuola fondamentale che la scuola ha avuto e deve avere nella società: quello di promuovere la persona, il/la cittadino/a. Non riesco ad esprimere meglio il concetto se non con queste parole: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …”

Tutti/e quei/lle bambini/e nelle aule del Diaz sono cresciuti/e, guidati/e dai/lle loro maestri/e, espressione di una società che vedeva nella scuola il mezzo migliore – l’unico – per affrancarsi da situazioni difficili, per uscire da uno stato di minorità.

Ho conosciuto – e conosco – molti dei docenti e dei direttori didattici che si sono avvicendati al “Diaz”: a loro compete, di sicuro, come ai docenti di tutte le altre scuole, il titolo di “eroi borghesi”.
Professionisti che hanno dedicato la loro vita alla scuola senza ricavarne onori e gloria, pur meritandoli ampiamente.
Il riportarli alla memoria di tutti è sicuramente per loro – indistintamente – un graditissimo riconoscimento da parte dei curatori di questo volume, “eroi borghesi” anche loro … da ringraziare per l’imponente lavoro di archivio svolto.

Leggere o, meglio, immergermi nel volume curato da Salvatore e Giuseppe Tau, che hanno realizzato un’impresa tanto pregevolissima quanto titanica, mi è stato particolarmente caro perché della storia del “Diaz” ho l’onore di fare parte anch’io, pur non vivendo a Carbonara.

Grazie a questo volume, ho avuto il piacere di ritrovare il prof. Vito Adessa che, nell’anno scolastico 1975/76, è stato mio docente di Francese presso l’allora Istituto Magistrale “Giordano Bianchi-Dottula” di Bari.

Nel “Diaz”, hanno insegnato i miei genitori: mio padre Nicola dal 1964/65 al 1966/67, prima di diventare Direttore Didattico, e mia madre Chiara dal 1968/69 al 1969/70.

Mia sorella ed io abbiamo frequentato il “Diaz” per un anno scolastico: nel 1969/70, mia sorella ha frequentato la classe prima con la maestra, sig.ra Elisabetta D’Amicis, avendo come compagna di banco, la futura dottoressa Mara Dentamaro; io la classe quarta con l’indimenticabile prof. Giuseppe Baffari – una delle colonne del “Diaz” – al cui indelebile ricordo sono dedicate queste righe.


1 Dirigente Scolastico I.I.S.S. “Elena di Savoia – P. Calamandrei” di Bari.

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