Testa ricercatrice

TESTA RICERCATRICE di Umberto Tenuta

CANTO 760

Se Aristide Gabelli affermava che ad una testa ben piena è preferibile la testa ben fatta di cui parla Edgar Morin, forse è il caso di precisare che una testa ben fatta è una testa ricercatrice.

 

Intorno all’esigenza di curare la formazione dello strumento testa, anziché impegnarsi a riempire di nozioni le teste degli alunni, si sono versati fiumi di inchiostro, che per nulla hanno portato via dalla scuola il suo prevalente, se non esclusivo, impegno di fare acquisire tonnellate di conoscenze.

Arabe fenici sono i docenti che si impegnano a fare acquisire ai loro alunni l’amore del sapere e la capacità di acquisirlo: atteggiamenti e competenze.

L’impegno dei docenti è ancora quello di far acquisire conoscenze.

Imparare significa memorizzare conoscenze.

A scuola si va per riempirsi la testa di conoscenze.

Una testa ripiena di conoscenze!

Non importa se sono conoscenze raccogliticce, ammassate, compresse.

Importa la quantità.

Non la qualità.

Non le bruneriane strutture delle discipline.

Ma le date, le definizioni, le nozioni.

Che altro si chiede nelle interrogazioni settimanali, mensili, trimestrali, finali?

Che altro si chiede agli esami?

Nozioni.

E non la capacità di ricercarle, scoprirle, costruirle.

Questa è una dote divina!

Solo a pochi è riservata.

Agli scienziati.

Scienziati si nasce.

Mica si diventa!

Non è compito della scuola far nascere scienziati.

Semmai la scuola li uccide sul nascere!

Tutto quello che occorre sapere è scritto nei libri, nei libri di testo, ovviamente!

Nei libri di testo scelti dai docenti, dai singoli docenti, dai docenti di quella classe.

Mica dai docenti delle altre classi, delle altre scuole!

Non sono ammesse espressioni diverse, più o meno estese, formulate con altre parole.

Esagerazioni?

Forse.

Ma non tanto.

E soprattutto non troppo!

Non troppo, non fino a favorire, o quanto meno a consentire la formazione di menti ricercatrici, scopritrici, inventrici dei saperi.

Scrive il Gabelli che, per sapere se una pesce morto pesa più o meno di un pesce vivo, solo a un uomo di buon senso venne in mente di pesare il pesce quando era ancora vivo e poi quando era morto.

Sarebbe il caso che la SCUOLA BUONA coltivasse la formazione dello strumento testa, di teste ben fatte, di teste ricercatrici?

Teste capaci di ricercare, e soprattutto di riscoprire, reinventare, ricostruire i saperi?
Teste ricercatrici!

Forse, o senza forse, era questo che ieri voleva Aristide Gabelli e che oggi vuole Edgard Morin.

Alzi due dita chi è d’accordo!

 

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