Scuola brava sarta

SCUOLA BRAVA SARTA di Umberto Tenuta

CANTO 779

La madre partorisce un candidato alla natura umana.

È solo la Scuola che partorisce uomini!

 

Johannes Amos Comenius la chiama SCUOLA DEL GREMBO MATERNO.

Nove mesi di gestazione nel grembo della madre non bastano a far nascere un UOMO.

Il figlio di donna UOMO diventa solo nel grembo della SCUOLA.

Nasce nudo, ignorante, incapace il figlio di donna.

Come lo scimpanzé sceso dall’albero.

Nel breve spazio della sua giovinezza un lungo viaggio lo attende.

Deve ripercorrere il lungo cammino dei Millenni che hanno portato lo scimpanzé a vestirsi di cultura.

CASA DELLA CULTURA, la Scuola.

Ogni figlio di donna deve vestirsi di cultura.

Deve cucirsi addosso i suoi vestiti.

Come l’agnello che si veste di lana.

Come il fringuello che si veste di piume.

Mica la cultura si trapianta!

Ogni cucciolo d’uomo se lo deve cucire a sua misura.

Scegliendo il lino, il cotone, la lana.

Il colore e la foggia dei suoi vestiti.

Inconfondibili, unici, irripetibili.

O tu, sprovveduta professoressa!

Mica tu puoi vestire tutti i bimbi con gli stessi modelli, con gli stessi colori, con le stesse stoffe?

A Scuola non c’è posto per te!

A scuola c’è posto solo per le sarte.

Sarte intelligenti.

Sarte che prendono le misure di ogni loro alunno.

Sarte che lasciano liberi i loro alunni di scegliere i colori, i modelli, le stoffe dei loro vestiti.

SCUOLA SU MISURA (Claparède).

Ogni figlio di donna diventa uomo vestendosi di cultura.

Della cultura che gli uomini hanno inventato, scoperto, costruito nel corso dei millenni.

Cultura diversa da paese a paese, da gente a gente, da uomo a uomo.

Cultura che fa diversi i popoli, che fa diverse le genti, che fa diversi i singoli uomini.

Una sola Cleopatra, una sola Semiramide, un solo Alessandro, un solo Cesare, un solo Carlo Magno, un solo Dante, un solo Colombo, un solo Kant, una sola Antonietta, un solo Napoleone, un solo Garibaldi, un solo Marconi, una sola…

Unici e irripetibili, i sette miliardi di essere umani che vivono sulla faccia della Terra.

Eppure tutti figli della cultura che gli uomini hanno scoperto, inventato, costruito nel corso dei millenni.

Cultura che non si ritrova mai eguale nei singoli popoli, nelle singole nazioni, nei singoli individui.

Ciascuno se ne veste a modo suo.

Solo qualche sprovveduta professoressa continua a fare le lezioni eguali per i venticinque alunni della sua classe, ciascuno diverso dall’altro nei ritmi, negli stili, nei livelli di apprendimento, e soprattutto negli interessi, nelle motivazioni, nelle aspirazioni.

E la poveretta non si rende conto di quanto sia patetica, ingiusta, cattiva, nel fare le parti eguali tra diseguali.

Svegliati!

Apri gli occhi!

Eccoli lì i tuoi venticinque alunni, ciascuno nato diverso dall’altro, ciascuno vissuto in ambienti diversi, ciascuno coi suoi interessi, coi suoi gusti, con le sue aspirazioni.

Nessuno vuole diventare come l’altro.

Ognuno desidera essere unico, irripetibile, diverso dagli altri sette miliardi di suoi simili.

Il vestito ciascuno lo vuole personalizzato!

Cara professoressa, mestiere è che tu taccia la sarta.

Non esiste la cultura.

Esistono sette miliardi di culture diverse.

Sette miliardi di culture che ciascun essere umano si è cucito addosso attingendo al patrimonio culturale degli uomini di tutti i tempi, di tutte le terre.

Per quanti sforzi si facciano, non si troveranno mai due poeti eguali, due scienziati eguali, due medici eguali, due falegnami eguali, due pescatori eguali.

È questa la grandezza alla quale aspira ogni figlio di donna.

Grandezza dell’uomo: Come me non c’è nessuno!

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