Un diplomato su sette lavora, male chi esce dai professionali

da Il Sole 24 Ore

Un diplomato su sette lavora, male chi esce dai professionali

di Claudio Tucci

Dopo le superiori, università o lavoro? A un anno dal diploma 70 ragazzi su 100 proseguono gli studi (il 54% a tempo pieno, il 16% lavorando anche); il 17% ha preferito inserirsi direttamente nel mercato del lavoro. I restanti 13%, si dividono tra chi è alla ricerca e chi, per gli svariati motivi, non cerca lavoro (3%). A tre anni dal titolo invece aumenta la quota di occupati: 25%, che sale al 54% a cinque anni dal diploma. Preoccupa ancora la percentuale di “pentiti”: dopo un anno dall’uscita della scuola cambierebbero tutto il 43% degli intervistati.

I numeri del rapporto
A fotografare le scelte degli studenti alla fine della secondaria di secondo grado è il «Rapporto 2017 di Almadiploma e Almalaurea» che ha coinvolto 115mila diplomati del 2015, 2013 e 2011 intervistati a uno, tre e cinque anni dal diploma; e che è stato presentato ieri al Miur. E che conferma come siano gli studenti degli istituti professionali quelli che faticano di più a trovare una loro strada, sia negli studi sia nel lavoro.

Pentimento precoce
Alla vigilia della conclusione delle scuole superiori se il 54% dei diplomati del 2015 dichiara che, potendo tornare indietro, sceglierebbe lo stesso corso nella stessa scuola, c’è un consistente 45% che farebbe una scelta diversa: oltre il 26% cambierebbe sia scuola sia indirizzo, l’11% ripeterebbe il corso ma in un’altra scuola, l’8% sceglierebbe un diverso indirizzo/corso nella stessa scuola.

Professionali anello debole
I diplomati degli istituti professionali sono i meno convinti della scelta compiuta a 14 anni; quando decidono di proseguire gli studi si sentono svantaggiati (non a caso sono quelli con il più alto tasso di abbandono); e anche sul fronte del lavoro risultano penalizzati: se la disoccupazione coinvolge 22 diplomati su 100, la percentuale sale al 29% tra i diplomati professionali.

L’indagine conferma, poi, che i ragazzi che alla maturità ce l’hanno fatta per il rotto della cuffia o hanno strappato un voto modesto tendono a presentarsi direttamente sul mercato del lavoro. La prosecuzione degli studi, all’opposto, è una scelta che coinvolge soprattutto i diplomati più brillanti e i liceali (69% rispetto al 38% nei tecnici e al 19% nei professionali). Naturalmente, il contesto socio-economico e culturale della famiglia influenza la scelta: l’87% dei diplomati provenienti da famiglie in cui almeno un genitore è laureato ha deciso di iscriversi all’università.

Buste paga superiori ai mille euro
I diplomati che lavorano a tempo pieno guadagnano in media, a un anno dal diploma, 1.028 euro mensili netti. A tre anni dal conseguimento del titolo il guadagno mensile netto è pari in media a 1.137 euro mentre la retribuzione, a cinque anni dal diploma, sale lievemente: 1.274

Stage ed estero le carte vincenti
L’intreccio anticipato tra scuola e lavoro sembra essere un jolly. I ragazzi che hanno svolto attività di tirocinio durante gli studi hanno, infatti, il 60% in più di probabilità di lavorare (34% se si considerano stage svolti in azienda dopo il diploma). Accrescono le chance occupazionali pure le esperienze di studio all’estero: +31%. Ma anche i progetti di alternanza scuola-lavoro (per il 59% dei diplomati – 86,5% nei tecnici e 90% nei professionali – il percorso didattico concluso prevedeva questa esperienza) sembrano rappresentare un valore aggiunto: spesso – constata il rapporto Almadiploma – si traducono in un rapporto di lavoro con l’azienda presso cui lo studente ha svolto i periodi lavorativi previsti dal progetto.

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