La formazione in servizio

LA FORMAZIONE IN SERVIZIO
UN FORMAT TOTALMENTE DA RIVEDERE

di Giuseppe Guastini

Tra i chiaro-scuri della legge 107/2015 uno degli aspetti cromaticamente più interessanti è quello della maggiore disponibilità di risorse per la formazione degli insegnanti. Tuttavia, se non verranno introdotti aggiornamenti strutturali nei format formativi si tratterà ancora una volta di una spesa perlopiù improduttiva, con scarsissime ricadute sulla processualità scolastica. In effetti il format più ricorrente è quello del “relatore + platea di ascoltatori”; in taluni casi vengono proposte esperienze laboratoriali; entrambi i modelli (ascolto o laboratorio) sono ampiamente superati in quanto centrati sul soggetto che apprende (il formando, ossia il docente) quale attore, protagonista e unico beneficiario della formazione. L’iniziativa di formazione è un’opportunità; sta poi alla capacità del singolo docente acquisire e tesaurizzare l’esperienza e farne un elemento di qualità del proprio curricolo professionale. Si tratta, come si vede, di un modello perfettamente coerente con la ideologia del merito, del bonus e della “scelta” da parte dei dirigenti. Il retro-pensiero non dichiarato alla base del modello è che la competizione e il miglioramento (individuale) professionale porteranno benefici alla scuola: migliorando i singoli si avrà un miglioramento di sistema.
Ma è così che funzionano le organizzazioni umane? Il pensiero complesso di Edgar Morin non ha insegnato nulla? Sostiene Morin: “Il tutto è più che la somma delle parti”; si tratta di una verità assoluta ma che contiene uno sgradevole corollario: il tutto può risultare anche (molto) “meno” della somma delle parti. La qualità Q espressa da un’organizzazione professionale può essere schematicamente ricondotta alla combinazione di due macro-fattori e formalizzata nella formula: Q = S + R dove S rappresenta la sommatoria delle (diciamo) intelligenze professionali dei singoli e R l’intelligenza di relazione, che dipende dal particolare modo in cui gli attori interagiscono, fra di loro e con l’ambiente esterno e che può anche assumere un valore algebricamente negativo, in grado di abbassare notevolmente l’intelligenza finale potenziale. Si tratta di una relazione che può essere descritta anche in termini di informazione: informazione dei singoli + informazione di relazione che si riscontra anche nei sistemi non umani:

…un violino Stradivari e un asse da lavare sono fatti con lo stesso materiale: quello che cambia è la diversa “messa in forma”. Anche una lavatrice e un satellite artificiale sono fatti sostanzialmente con gli stessi materiali: cambia anche qui l’informazione.
Piero Angela “Viaggi nella scienza” Garzanti

Il limite più disdicevole di quasi tutti i format formativi (e della L. 107/2015) è che puntano sul solo fattore S (la qualità dei singoli) trascurando il fatto che il fattore fondamentale, determinante e strategico è invece il fattore R, quello che fa la differenza fra un asse per lavare e un violino e che può rendere scarsamente permeabile un sistema ai miglioramenti individuali.
Ciò che serve allora è che i format siano concepiti, studiati e progettati all’origine non soltanto come iniziative a favore di insegnanti sparsi ma come pattern in grado di essere implementati nelle scuole. Può anche darsi il caso dell’insegnante unico proveniente dalla scuola X ma, al termine dell’esperienza, questo dovrà essere equipaggiato di materiali, indicazioni di lavoro, slide, contatti etc ed essere messo in condizione di tornare alla sua scuola e promuovere ed adattarvi modelli migliorativi strutturali, permanenti e migliorabili. A questo fanno da pendant organizzazioni scolastiche (e ministeriali) in grado di apprendere. L’insegnante moderno: attore dell’import-export migliorativo.

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