G. Caramuscio – F. De Paola, Φιλοι λογοι

La lezione dei classici

di Antonio Stanca

La collana dei “Quaderni de L’Idomeneo”, diretta da Mario Spedicato (Università del Salento) per la Società di Storia Patria – Sezione di Lecce, si è arricchita dell’ampio volume Φιλοι λογοι – Studi in memoria di Ottorino Specchia a vent’anni dalla scomparsa (1990-2010), EdiPan, Galatina 2011, pagg. 344. L’opera è stata patrocinata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Curatori sono stati Giuseppe Caramuscio (docente di Storia e Filosofia nei Licei e studioso della storia della scuola tra ‘800 e ‘900) e Francesco De Paola (già docente di Lingue e Letterature Straniere nei Licei, ricercatore presso l’Università del Salento e studioso di problemi sociali e filosofici nei secoli XVI e XVII).

Gli interventi dei due si collocano all’inizio dell’opera. Caramuscio è autore di un’ampia e dettagliata biografia di Ottorino Specchia (Sternatia 1914 – Galatina 1990), illustre umanista salentino che si distinse  per la carriera, fu docente di Latino e Greco e preside nei Licei Classici, collaboratore del Centro Studi “Chora-Ma”, incaricato di Storia della lingua greca nell’Università di Lecce, ispettore centrale del Ministero della Pubblica Istruzione, e per il lavoro di ricerca, fu autore di importanti pubblicazioni di opere classiche da lui indagate nella lingua e arricchite nei contenuti. Oltre ad insegnare studiò e pubblicò Specchia pur tra le difficoltà che potevano derivare da una situazione come quella di un comune, Galatina, dell’Italia meridionale dove visse e dove poche erano le possibilità di disporre dei testi necessari per ricerche e approfondimenti.

De Paola, di seguito, presenta alcune recensioni comparse su riviste e giornali italiani e stranieri ad opera di illustri letterati e riferite in particolare all’edizione dell’Epinomis di Platone curata dallo Specchia e al suo confronto con quelle di altri noti studiosi soprattutto stranieri. Altre testimonianze raccolte e ordinate nel libro si riferiscono allo Specchia docente nei Licei di Lecce, Maglie, Galatina e preside nei due ultimi. Provengono da alunni, colleghi, amici, parenti, estimatori e mostrano come egli fosse dotato di un carattere mite, come a questo fosse improntata la sua attività di docente e di preside, il suo rapporto con gli alunni, con le famiglie, come questo lo predisponesse ad accogliere le novità che, dagli anni dopo la seconda guerra mondiale alla fine della sua carriera, invasero la scuola, a cercare di combinarle con quanto già esisteva, di raggiungere quell’equilibrio tra antico e nuovo che considerava il miglior modo di essere e di fare. La sua mitezza, la sua modestia furono anche le qualità che lo fecero diventare ricercatore, filologo, autore di pubblicazioni, giacché  gli procurarono la pazienza necessaria a svolgere tali lavori in posti isolati. In questi Specchia ha raggiunto risultati eccezionali, ha prodotto opere che lo hanno avvicinato ad altre grandi figure di dotti a lui contemporanei in Italia e all’estero, gli hanno permesso di confrontarsi con essi, d’inserirsi in un contesto culturale più ampio, di ricevere riconoscimenti degni di nota. Nonostante le difficoltà è riuscito egli ad ottenere tanto senza trascurare la sua attività di docente, di preside, di ispettore né gli obblighi della famiglia. Una figura completa è stata la sua, lo studioso che è anche uomo, il dotto che non si esaurisce nella sua dottrina ma partecipa della vita, della storia e in esse agisce.

Ripercorrendo la sua vita e la sua opera è possibile pure, mediante il libro che si compone di molti contributi, rendersi conto di cosa avveniva ai tempi dello Specchia nella provincia salentina, della situazione scolastica, degli interessi diffusi tra gli intellettuali del momento, dei gruppi di studio che si formavano, della produzione che si verificava in ambito letterario e artistico. Sembra di assistere ad una scoperta, ad una rivelazione giacché non molto conosciuta è ancora l’atmosfera culturale che durante e dopo la seconda guerra mondiale si costituì in  questo posto. La caratterizzò un fervore d’interessi e di studi che la fa somigliare a quelle più note di altre zone della penisola italiana. Quale testo di storia della cultura, della letteratura salentina vale pure l’opera, quale documento di quanto finora mancava di un’adeguata registrazione. Serve a procurare ai luoghi e tempi trattati una loro identità, a collegarli con gli altri del momento.

Fanno ancora più meritorio il lavoro svolto dai curatori del volume i contributi di altri ricercatori e accademici da essi raccolti. Si tratta di studi volti a rilevare la presenza della tradizione greca nella penisola salentina anche attraverso la riscoperta della lingua grika nei luoghi, nei testi, nelle manifestazioni che la continuano (Giovanni Leuzzi – Marina Leuzzi, “Il Salento tra mondo antico e grecità bizantina”; Antonio Dell’Anna, “Le lamentazioni funebri nell’antica Grecia e nel Salento griko”; Diana Costa, I Passiuna tu Christu; Giovanni Leuzzi, “Note linguistiche su una rappresentazione nell’area ellenofona”; Antonio Romano, “La rappresentazione del griko di Sternatia in testi scritti: dalla Novella del re di Cipro a La tramontana e il sole” ).  Altri studi si riferiscono ad autori, opere, avvenimenti del passato più remoto o più prossimo. Sono di argomento giuridico (Giancarlo Vallone, “Andrea da Isernia giurista”), papirologico (Mario Capasso,“I papiri e le letterature greca e latina”; Natascia Pellè, “I papiri e la storiografia antica”), pedagogico (Anna Elisa Carrisi, “Cottalo, un Lucignolo nella letteratura greca”), filosofico (Luigi De Blasi, “Il problema dell’essere della verità in Platone”), filologico (Onofrio Vox, “Audacie poetiche”; Alessandro Capone, “Note al De Pallio di Tertulliano”; Valerio Ugenti, “Note di traduzione”), sociale (Giorgio Laudizi, “Il motivo dell’amicizia e dell’egestas temporis nella lettera 48 di Seneca”), letterario (Mario Monaco, “Echi classici nei Sepolcri di Ugo Foscolo”; Marco Leone, “La poesia latina al tempo di Giuseppe Giannuzzi”; Antonio Brigante – Tommaso Ventura, “Giuseppe Giannuzzi (1841-1915), latinista salentino”).

Sono tutti lavori di notevole impegno ed importanza, parecchi muovono dall’antichità greca e latina e intendono mostrare come possa ancora combinarsi con le esigenze del presente, come la sua possa essere ancora una lezione, come una storia possa dirsi completa solo quando contano tutte le sue parti. Un processo mai smesso è la storia, un processo dove il presente prepara il futuro sulla scorta del passato, dove non c’è frattura ma continuità.

Erano il pensiero, l’insegnamento di Ottorino Specchia e in tale movimento li  mostrano inseriti Caramuscio e De Paola volendoli indicare come esempi tra i più probanti di esso, come prove tra le migliori di una concezione che è stata così importante da valere ancora.

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