Incontro con Emanuela Da Ros

INTERVISTA ALLA SCRITTRICE EMANUELA DA ROS

 di Mario Coviello

 

Emanuela Da Ros con “ Odio la matematica”, Le Nuove Edizioni Romane, sarà nelle scuole di Bella,San Fele, Rionero,Filiano e Baragiano nei giorni 27,28 e 29 febbraio 2012.

Per la Quinta edizione del Torneo di Lettura  tra undici scuole in rete della provincia di Potenza gli alunni della scuola media  hanno gareggiato rispondendo a domande sul libro della Da Ros nella fase interna del  Torneo.

Odio la matematica  in forma di brillante diario, riservato ai ragazzini dai 9 anni in su, parla di come risolvere le «faccende di matematica» con ironia. Scritto con la consulenza di Eugenio Cecchinel, insegnante al Casagrande di Pieve di Soligo e le illustrazioni di Gianni Peg, Da Ros sceglie come protagonista Leonardo, un ragazzino di 10 anni che ha qualche problema con la matematica. Alla maestra Flora che gli propina i problemi da risolvere, offre soluzioni non con i numeri, ma «filosofiche». Il libro, diviso in tredici storie, ha per ognuno un problema. C’è quello della lumaca, del batticuore, degli aerei, del ritardo, dell’indigestione, dello struzzo e così via. Leonardo interagisce con diversi personaggi: dalla zia Wanda, alla maestra Flora, al primo della classe Filippo-Pippo, alla mamma che lo spinge a fare sport.

Emanuela Da Ros nata a Vittorio Veneto il 24 dicembre 1959 è una giornalista, docente e scrittrice italiana, specializzata in libri per ragazzi.

Dopo il conseguimento della laurea in Storia dell’Arte bizantina presso l’Università di Padova, Emanuela Da Ros si dedica all’insegnamento (è docente di Italiano e Storia presso una scuola superiore di Vittorio Veneto) e contemporaneamente al giornalismo (dal 1997 è iscritta all’Albo dei Giornalisti del Veneto).

Il suo esordio nel mondo della letteratura per ragazzi avviene nel 2000 quando, a Bologna, nell’ambito della Fiera internazionale del Libro per Ragazzi, vince il premio Pippi Calzelunghe nella sezione inediti .

L’anno successivo Feltrinelli pubblica Il giornalino Larry, tradotto in Germania da Dressler Verlag nel 2004. È attualmente la direttrice del giornale Quindicinale e del quotidiano online oggitreviso.it. Ha due figli: Stefania e Umberto.

Abbiamo rivolto alla scrittrice alcune domande. Ecco le sue risposte

“ Caro Mario (bando alle formalità!), sono felice del tuo giudizio sul libro. Ne sono lusingata.

Scrivo con grande passione e spero di trasmetterla anche attraverso piccoli libri come i miei a lettori che adoro: i bambini, gli adolescenti.

Ma ne parleremo a voce, visto che presto avrà la fortuna di essere tra voi.

Cercherò di rispondere alle tue domande (alcune delle quali sono davvero impegnative).

Chi è Emanuela Da Ros?

Emanuela Da Ros. Sono una donna in bilico tra tanti, forse troppi, impegni. Tra tante, forse troppe, occupazioni. Da vent’anni insegno in una scuola superiore (un tecnico alberghiero); da vent’anni faccio la giornalista; da vent’anni sono mamma; da dieci anni (più o meno) scrivo libri per ragazzi. Non dovrei dire che l’attività di autrice è quella che mi dà più soddisfazioni, ma scrivere per ragazzi (oltre a cercare di fare la mamma senza troppi sensi di colpa) è forse l’attività che vivo con maggiore intensità, emozione, appagamento. Mentre dichiaro questo, in realtà, penso che anche la professione dell’insegnante e della giornalista mi coinvolgono moltissimo. Adoro stare con i ragazzi (i miei allievi sono adolescenti) e non riuscirei a stare lontana da questa bistrattatissima scuola senza sentirmi…vuota. Sto scrivendo un po’ a braccio senza dare di me quelle indicazioni biografiche che magari tu cercavi e che ti allego in calce. Il fatto è che la tua domanda mi spinge a guardarmi dentro. E osservandomi mi vedo sì in perenne movimento, in costante divagare tra un’occupazione e l’altra ma vedo anche una donna che ama davvero tutto quello che fa. Anche quando (succede spesso!) pensa di farlo in modo inadeguato.

Perchè scrivi?

Perché scrivo. Scrivo perché ne ho bisogno. Perché lo scrivere – col tempo – è diventato il mio modo privilegiato di comunicare. Scrivo perché scrivere mi diverte. Mi aiuta a superare le difficoltà, a fare chiarezza nelle esperienze, nel mio stato d’animo. Scrivo perché trovo che la mia catarsi sia mettere nero su bianco pensiero e emozione, commozione, sdegno, felicità… Scrivo perché ho scoperto che qualcuno che mi legge con piacere. Non è vero che chi scrive lo fa solo per se stesso: ciascuno di noi ha la necessità di trovare in altri condivisione, sostegno, amicizia, affetto, corrispondenza di sensazioni (tanto per parafrasare Foscolo). Sono convinta che, nonostante il bieco spirito individualistico che a volte qualche personaggio ostenta, troviamo felicità e pienezza solo nell’incontro con gli altri. Pur dentro i nostri appartamenti-scatole, pur dentro le nostre esistenze a volte pre-confezionate siamo “animali sociali”. La reciprocità, i rapporti autentici sono le mete a cui non possiamo abdicare se vogliamo continuare a vivere. e a evolvere.

Probabilmente sto scrivendo banalità, ma voglio essere schietta e rispondere senza remore…

Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Forse perché sono rimasta molto bambina e molto ragazz(in)a. Forse perché sono una mamma e un’insegnante. Forse perché sono sempre stata circondata da bambini e ragazzi e con loro ho trovato e vissuto momenti di autentica felicità. Forse perché mi piace l’idea di essere autentica, schietta, fragile, aperta al mondo nonostante il mondo, proprio come lo sono i bambini e i ragazzi.

A che tipo di storie preferisci dedicarti?

Storie umoristiche, storie che facciano sorridere e che non siano troppo lontane dalla realtà, ma nemmeno dalla fantasia. Storie in cui ci si possa riconoscere e ritrovare, per scoprirsi un po’ diversi da come a volte si crede di essere.

Ci racconti quando scrivi, il tuo tavolo da lavoro, e se preferisce la carta o il pc?

Scrivo quando posso, negli attimi in cui mi viene il bisogno o la voglia impellente di scrivere per scrivere. Non scrivo quanto vorrei. O meglio: non dedico alla scrittura creativa il tempo che vorrei che avesse: un tempo che dilata il mio tempo quotidiano, la mia giornata.

Scrivo su iMac, con la melina masticata che mi strizza l’occhio. Non uso carta e penna che per prendere appunti sparsi e molto disordinati. Scrivo di getto, rileggendo i testi un bel po’ di tempo dopo che hanno preso forma. A volte mi capita di cestinare gran parte delle frasi scritte. A volte no: scopro che mi piace rileggermi.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerchi di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

No. Non esattamente. Ma mi piace scrivere in penombra, magari con qualche candelina accesa intorno. Pure in agosto!

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

No. Ma l’ho amato. Fa lo stesso?

Sei scrittrice, insegnante,giornalista,madre come riesci a conciliare tutto questo ? Dove riesci meglio?Quale di questi aspetti di Te preferisci?

Come riesco a conciliare i miei lavori svariati? Forse, in parte, ho già risposto a questa domanda. Riesco a stare in equilibrio tra tanti impegni perché ogni attività mi gratifica, perché ognuno di questi impegni per me ha valore. Anche quando la fatica s’insinua più o meno latente in quello che faccio. Anche quando avverto che il mio lavoro non è capito. Anche quando ricevo delle delusioni, che sono inevitabili…

Vivi tra gli adolescenti e i giovani. Secondo te come sono, di che cosa vivono? Di cosa hanno bisogno?

I ragazzi. I ragazzi sono fonte di vita. Sembra retorico, lo so. Ma io lo penso davvero! Con alcuni alunni (pochi, per fortuna…altrimenti mi sentirei molto  triste/frustrata) non ho un buon rapporto: sento la loro diffidenza, la loro chiusura. E faticosamente ripeto a me stessa che simpatia e empatia non possono dilagare…Ma io amo gli adolescenti: fragili, insicuri, poveri di mete, di valori, di obiettivi…perché sono stati privati da una società banale più che brutale di punti di riferimento importanti. Ma i ragazzi hanno una forza sorprendente. Sopratutto prima di diventare “adulti” riescono a cogliere e intuire la bellezza della vita, senza le infrastrutture mentali che poi imprigionano, omologano la maggior parte dei “grandi”.

Di che cosa vivono i ragazzi? di poco, di sogni, di amicizie, di affetti. D’amore. hanno bisogno d’amore, di ascolto, comprensione. Di orientarsi. Di capire. Di trovarsi.

Tra i libri che hai scritto quale è quello che ti ha dato maggiori soddisfazioni, quello che preferisci?

I miei libri. Li amo tutti: potrei non farlo? In ogni libro che ho scritto c’è un po’ di me. delle esperienze fatte o mutuate attraverso i racconti degli altri. Amo il primo libro Il Giornalino Larry perché mi ha aperto la strada del mondo dell’editoria. Ma sono davvero affezionata a tutti. Anche a Odio la matematica!

Come si fa per aiutare i giovani ad amare la lettura?

La lettura si ama leggendo. Sopratutto ciò che ci piace in un determinato momento. Faccio miei i dieci imprescrittibili diritti del lettore di Daniel Pennac.

Sei un’insegnante. Secondo te quale è lo stato della scuola pubblica italiana ? Di cosa ha maggiormente bisogno?

La scuola italiana? E’ allo sbando. Burocratizzata e svuotata di energia, di consapevolezza del suo valore. La scuola ha bisogno di risorse, finanziamenti, di adeguarsi ai tempi che viviamo, di contatti/contrasti con la realtà che scorre fuori dalle aule. Gli insegnanti in genere sono bravi. Sono appassionati, ma la loro passione è costante inibita, bloccata. Ah! La scuola ha bisogno di libertà! Di respirare. E gli insegnanti hanno bisogno di sentire che il loro ruolo non è accessorio, ma indispensabile (qual è in effetti).

In questo 2012 dello spread,della crisi, del governo tecnico, come possiamo aprirci alla speranza?

Speranza. Possiamo aprirci alla speranza credendo in quello che facciamo. Non facendoci imbrigliare in luoghi comuni. Sforzandoci di essere quello che siamo, senza condizionamenti. Non è (solo) la crisi economica a farmi paura personalmente. E’ la crisi etica. E pure estetica. Il fatto di essere impermeabili ai cambiamenti. Inevitabili come le delusioni a cui accennavo. Eppure importanti, indispensabili. Ineluttabili (per fortuna)

Stai scrivendo un nuovo libro? Ce ne vuoi parlare ?.

Ho delle idee per un nuovo libro. Ma sono vaghe. Spero di metterle a fuoco presto, ma è…presto per parlarne.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?

Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

Un grazie! Scrivendo le risposte, ho sorriso.

Alcuni affermano che la letteratura per i ragazzi è di serie B. Cosa rispondere a chi la pensa così?

Se è di serie B, la serie B è bellissima!

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