Per una sinossi dell’idea di scuola

Per una sinossi dell’idea di scuola
Considerazioni a partire da un libro di Mavina Pietraforte

di Gabriele Boselli

 

Il vano succedersi delle Indicazioni

“ Si rade volte, padre, se ne coglie…..”. Raramente capitano libri così. Nel testo pietrafortiano dal lungo titolo “Il primo ciclo: il regolamento, le indicazioni e le prospettive” e dal non meno dettagliato ma centrato sottotitolo che per economia di digitazione riporto solo in parte “Per una sinossi dell’idea di scuola…” il dramma e la commedia della scuola italiana degli ultimi vent’anni sono adeguatamente rappresentate, senza il servo encomio in genere presente sulla letteratura ufficiosa. Ma anche senza oltraggio; del resto i testi ministeriali riescono a oltraggiarsi da soli.

Si parte da una analisi delle Indicazioni del 2004, individuando nel concetto di personalizzazione configurato dall’ispettore Giuseppe Bertagna il nucleo centrale. Tali Indicazioni non ebbero vita felice in quanto furono accompagnate e contratte da un durissimo piano di tagli alla spesa pubblica di cui fecero le spese soprattutto le scuole elementari, sino ad allora internazionalmente riconosciute come quelle le migliori. Peraltro in vari punti del libro si vedono gli effetti di come “tra il 2005 e il 2013 in area OCSE la spesa pubblica per l’istruzione sia cresciuta del 20% e in Italia diminuita del 13%”.

—Le successive Indicazioni del 2007 (a ogni ministero cambiavano) godettero formalmente dell’omaggio cerutiano alla Teoria della complessità di cui Mauro Ceruti era stato in Italia l’apostolo. Successe poi di fatto una forte dissociazione fra tale proclamato indirizzo epistemologico e quelle che avrebbero dovuto essere le conseguenti indicazioni pedagogico- didattiche. E’ mia impressione che Ceruti, recato in dono a Fioroni con la Premessa il prestigio di Morin suo maestro, si sia poi disinteressato del resto, consegnandolo agli abati e alle suorine in processione costante per i corridoi di trasteverini.

—La cosa avrebbe potuto avere un miglioramento con l’Atto di indirizzo del 2009 e l’idea ivi sostenuta della centralità del soggetto, quello che apprende e quello che insegna, uniti nei vissuti dell’atto educativo. Ma anche qui non ci fu seguito.

Con il 2012, ad avviso di questo recensore, viene a mancare anche l’ornamento teorico: si scade dagli illustri epistemologi di cui sopra a Rossi Doria, con il primato assoluto riconosciuto alle competenze sul conoscere. Ricadendo inesorabilmente in una versione banalizzata delle classiche discipline e senza alcuna unità progettuale e didattica. E facile constatare come “il diktat delle competenze e il risolversi delle competenze in contenuti per giusta estraneità dei docenti al modello aziendale” abbia mortificato molti docenti o almeno quelli che avevano sperato nel testo rossidoriano. Un ulteriore episodio della dissociazione tra il mestiere dei camerieri dei Supremi e l’intelligenza e l’intenzionalità dei lavoratori della scuola.

 

Scienza e Legge contro la cattiva retorica

Il libro parla poi di numerosi altri argomenti: la valutazione dei docenti (il bonus come punizione per gli esclusi; il processo di elementarizzazione della scuola secondaria di II grado; la riduzione del risultato della azione scolastica a quelli dei test standardizzati e l’egemonia OCSE PISA E INVALSI nella misurazione del livello degli apprendimenti; il non saper utilizzare i risultati delle operazioni valutative dagli insegnanti e delle scuole; il progetto Zerosei, il no dei docenti al referendum del 4 dicembre anche come reazione al progetto della “Buona scuola”.

Penso di aver trovato nel libro della giovane collega un ulteriore desiderato segnale di come vent’anni di cattiva retorica dei gruppetti che stanziano in viale Trastevere non siano riusciti a inibire lo sviluppo culturale, scientifico, pedagogico della scuola italiana e del corpo ispettivo in particolare. E’ un fatto che può investire tutti i servizi svolti dagli ispettori nelle pubbliche amministrazioni, pur dopo vent’anni di depotenziamento di questa funzione di ricerca e controllo malvista dai decisori.

 

Conclusione

Come sempre accade, queste mie considerazioni partono dal libro che io ho letto, non da quello che Mavina Pietraforte ha scritto. Il tradimento ermeneutico, pur involontario, è assai frequente.

Certo, il testo di questa ispettrice scolastica e provveditrice agli studi è molto serio e riesce a non essere un superficiale istant book come tanti: gli avvenimenti sono investigati nella loro genesi, i riferimenti culturali e tecnici riportati in dettaglio, le esperienze di lavoro (es. la partecipazione ai nuclei per la valutazione) riferite organicamente.

Si tratta invero di pagine assai puntuali sulle fonti primarie. Quest’ultimo aspetto è importante in un Paese -e soprattutto con una certa “elite” ministeriale– cui piace che la scuola si muova più in base a normative secondarie che primarie -“manierismo normativo” lo definisce la Pietraforte- che a dinamiche culturali o nello spirito della Costituzione. Questo rendeva difficilissima una vera sinossi (rappresentazione unitaria) dei documenti presentati, prodotti da alcuni scribacchini che non conoscevano leggi e circolari prodotte dai loro colleghi e firmate da ministri che probabilmente non leggevano nemmeno quello che firmavano. Il tutto ulteriormente problematizzato anche dal fatto che da molti anni in viale di Trastevere non alberga più alcuna idea di scuola.

Per fortuna, in periferia, molti insegnanti e ispettori e qualche dirigente un’idea di scuola la coltivano.


Il libro

M. Pietraforte Il primo ciclo: il regolamento, le indicazioni e le prospettive, ANICIA, Roma 2017

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