Il principio della rana bollita e lo stato di agitazione dei DS

Il principio della rana bollita di Chomsky e lo stato di agitazione dei Dirigenti  scolastici

di Carmela De Marco

Il principio della rana bollita, utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky , fa riferimento alle persone  inerti, immobili, remissive, rinunciatarie, noncuranti, che accettano ogni tipo di vessazione .

Il principio della rana bollita.

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.
Presto l’acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda, un pò più di quanto la rana non apprezzi. La rana si scalda un pò tuttavia non si spaventa. Adesso l’acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole. Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire. La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi. La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita. Ma se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.

I dirigenti  delle istituzioni scolastiche stavano facendo (e rischiano tuttora di fare) la fine della rana bollita.
Perché il progressivo incremento degli oneri relativi  alle responsabilità civili e penali è stato, nel tempo, corrispondente al progressivo decremento degli onori (le  indennità e lo stipendio).
Tale situazione, perdurata per anni (e, anzi, intensificatasi progressivamente), fino alla primavera del corrente anno scolastico,  non ha suscitato nessuna reazione, nessuna opposizione, anzi, ha provocato nella stessa categoria accettazione e, addirittura, senso di (apparente?) gratificazione.
Il ruolo dei dirigenti scolastici è stato via via demonizzato, vilipeso, offeso, denigrato, umiliato, sfruttato.
Vessazione dopo vessazione, obblighi dopo obblighi, con un decremento progressivo delle indennità e dello stipendio .
Così, i dirigenti scolastici sono diventati i capri espiatori “privilegiati” di un sistema che fa acqua da tutte le parti.
Datori di lavoro che, senza le disponibilità finanziarie e senza le competenze  tecniche atte ad assicurare la sicurezza di locali scolastici di proprietà di Enti  locali inadempienti e indifferenti ad ogni richiesta, rischiano di essere condannati per colpe mai commesse (per le quali  gli unici e veri responsabili risultano, nella maggioranza dei casi, non solo assolti, ma nemmeno indiziati).
Rappresentanti legali delle istituzioni scolastiche a cui si richiedono competenze  sempre più  elevate di tipo contabile, amministrativo, giuridico, didattico ed educativo .
Gli adempimenti obbligatori e pressanti a carico dei dirigenti , negli anni, si sono moltiplicati e sono diventati una vera e propria spada di Damocle che crea ansia e che provoca senso perenne di impotenza.
Perché gran parte degli adempimenti che costituiscono un obbligo richiedono disponibilità finanziarie che nei bilanci delle scuole sono mera utopia e risorse umane e professionali che sono diminuite e che devono essere costantemente formate e aggiornate .
Di recente, i dirigenti scolastici sono stati individuati anche come controllori atti a verificare le avvenute vaccinazioni e a segnalare le inadempienze .
La onnicomprensività a cui fa riferimento il contratto, ormai scaduto da anni, è diventata , talvolta,
la panacea per tante problematiche da risolvere e per tanti mali da curare.
Il dirigente, come datore di lavoro, deve anche valutare lo stress da lavoro correlato  dei suoi dipendenti.
Ma chi valuta il suo stress?
Chi valuta lo stress conseguente al senso costante di impotenza vissuto per l’impossibilità di adempiere
( talvolta con scadenze impossibili) a quanto  gli viene richiesto senza essere, spesso, nelle condizioni di potere espletare quanto di sua competenza?
Cosi , “grazie” ( si fa per dire) a queste costanti condizioni di lavoro,  i dirigenti , che per anni si sono sentiti gratificati, hanno vissuto una condizione che somiglia molto a quella della rana di Chomsky .
Immersi in una pentola in cui l’acqua è stata gradualmente riscaldata, anche con promesse che facevano riferimento a maggiori poteri (e che “dimenticavano” di riferirsi anche a maggiori compensi) si sono adeguati, accettando senza alcuna recriminazione ogni  nuova responsabilità civile e penale agli  stessi attribuita.
Però, contrariamente a ciò che succede alla rana di Chomsky , di recente, i dirigenti scolastici, lungi dall’intorpidirsi  a causa dell’acqua prima tiepida e poi bollente,  hanno avuto un guizzo.
Si sono risvegliati.
Sono riusciti ad uscire dalla pentola e, consapevoli dei rischi e dei pericoli a cui stavano andando e continuano ad andare incontro, sono balzati fuori, per salvarsi.
Sono balzati fuori e hanno esortato le OO.SS. a farsi carico delle gravi problematiche dagli stessi vissute.
Se ed in che modo si salveranno, lo sapremo prossimamente.

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