Cyberbullismo: la nuova emergenza sociale

Cyberbullismo: la nuova emergenza sociale

di Mariacristina Grazioli

 

Sono sconfortanti i dati in nostro possesso, che rappresentano uno scenario in continua evoluzione, purtroppo negativa.

I numeri statistici italiani più recenti relativi a bullismo e cyberbullismo sono quelli raccolti da Telefono Azzurro. Solo nell’anno scolastico 2015-2016, Telefono Azzurro ha gestito 1 caso al giorno di bullismo o cyberbullismo -dati di riferimento da call center. Su 2055 casi trattati, il 62% delle gestioni ha riguardato richieste di aiuto per situazioni di bullismo. Fa particolarmente riflettere che l’età delle vittime vede un abbassamento significativo. (1)

Il fenomeno, pressoché sconosciuto prima del 2004 è in ascesa costante e pare irreversibile. Come spesso accade, è proprio la consapevolezza della società intera, oltre che degli operatori di settore a consentire finalmente un lavoro di “svelamento” delle problematiche sottese; anni fa l’uso dei termini sintetici (termini che sono parsi a molti quasi impropri, per la bonarietà con cui si sempre contraddistinto il Bullo come mascalzoncello simpatico) ha consentito un focus sul fenomeno. I realtà è stata forse questa necessità di determinare inequivocabilmente dei confini (anche terminologici) che hanno consentito finalmente all’opinione pubblica di trattare liberamente del problema.

Ora, con la nuova Legge entra finalmente nel nostro ordinamento una definizione chiara e precisa di bullismo e cyberbullismo.

Il bullismo è l’aggressione o la molestia ripetuta nei confronti di una o più vittime allo scopo di ingenerare in esse timore, ansia o isolamento ed emarginazione Aggressioni o molestie sono ad esempio vessazioni, pressioni, violenze fisiche o psicologiche, minacce, furti, danneggiamenti, offese o derisioni. Quando questi atti sono compiuti con cellulari o attraverso internet, si parla di cyberbullismo (2)

 

L’identità negata: educare alla diversità

I genitori per primi devono imparare a riconoscere i segni del disagio dei loro figli, prestando attenzione ai loro atteggiamenti e alle ansie manifeste o a comportamenti anomali tra cui stress, problemi di sonno, cambiamenti negli interessi sociali, silenzio manifesto; il team scuola- famiglia può fare molto e costituisce il primo anello di fiducia e condivisione. Da lì in poi si entra in uno scenario di lavoro comune, dove la scuola raccoglie la sfida educativa e agisce con una azione di regia strategica .

Quali sono i contesti psico-sociali? L’atteggiamento del “bullo” digitale si connette alla fase più delicata dell’adolescenza, vissuta come momento di “crisi”, ossia cambiamento. Come ogni trasformazione , questo percorso costa fatica, tanto che la creazione del sé adulto implica una trasformazione identitaria che non è scontata e neppure lineare. L’atteggiamento del bullo porta a derive comportamentali, dove si scambia il percorso di trasformazione come strada privilegiata per l’uso continuativo di azioni prevaricatorie. Dunque il centro della difficoltà di gestione del fenomeno è connessa alla scarsa capacità di contenere le azioni di forza e potere di un soggetto, su un altro soggetto in crescita.

La Rete sociale , come luogo privilegiato di relazioni tra pari, diventa anche il teatro ricorrente del percorso trasformativo adolescenziale: qui i frequentatori dei network agiscono per ottenere informazioni e per scambi di rapporti sociali “ virtuali”. Da una parte perciò abbiamo una figura adulta che non sa agire con la stessa efficacia tecnica dei nativi digitali e dall’altra part, questi ultimi non possiedono i codici di esperienza vissuta dei loro genitori od educatori. Si tratta dunque di un vero divario culturale che traccia un fronte tra chi è esperto di tecnologia ma non di esperienza di vita e viceversa chi sa sviluppare comportamenti adulti ed esperti ma arranca nella “virtual life”. Il sintesi manca il codice comunicativo, il dialogo, l’incontro tra due generazioni culturali a confronto e ciò implica una interruzione dell’anello trasmissivo di comportamenti “sani” e socialmente accettabili.

Il soggetto che prevarica e stigmatizza con atteggiamenti vessatori un pari sa di potere agire indisturbato in questa “terra di mezzo” dove la diversità delle persone non è un valore, ma un elemento di negativo da esporre al ridicolo.

 

Quali rimedi?

Come declinato nella nuova Legge n. 71 del 29 maggio 2017 abbiamo a che fare con un nuovo scenario normativo di riferimento, i cui punti salienti sono i seguenti.

a)Cancellazione dal web: ogni soggetto vittima di episodi di cyberbullismo (o i genitori, in caso di minore) può chiedere al titolare del trattamento (o al gestore del sito internet o del social) di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti offensivi diffusi in rete. I gestori dei siti internet dovranno accogliere la richiesta e agire nelle successive 48 ore. Qualora non ci sia una risposta, o non si riesca a identificare il titolare del trattamento, ci si potrà rivolgere al Garante della Privacy. Anche chi ha commesso l’atto di bullismo può richiedere, come forma di riparazione del danno, la cancellazione dei contenuti che ha condiviso.

b) Un referente qualificato a scuola: in ogni scuola verrà scelto un referente che promuova iniziative o corsi per contrastare il bullismo. Il Ministero dell’istruzione dovrà occuparsi sia della predisposizione di le linee generali di prevenzione e contrasto del fenomeno, sia della formazione degli insegnanti. Le scuole dovranno invece occuparsi dell’educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet. Al preside sarà affidato il compito di sorveglianza: qualora si verifichino episodi di bullismo, dovrà convocare le famiglie dei minori coinvolti, nonché questi ultimi, gli insegnanti ed il referente, per assistere la vittima e prendere provvedimenti nei confronti dell’autore degli atti.

c)Ammonimento del questore: se non viene fatta querela, il questore può ammonire formalmente il bullo, invitandolo a non ripetere atti simili e mantenere una condotta lecita. Se il soggetto è minorenne, sarà convocato con un genitore. La pena sarà aumentata se l’ammonimento rimane inascoltato.

d)Aggravante sulla pena: la nuova legge non prevede un nuovo reato, ma una specificazione e amplificazione del già esistente reato di stalking. Il cyberbullo e chiunque partecipi alla divulgazione del materiale o di dati sensibili potrà essere punito con la reclusione da 1 a 6 anni. Se condannato ci sarà la confisca di tutti i mezzi tecnologici in suo possesso.

e)Istituzione di un tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri: avrà il compito di predisporre piani di azione, basati sul monitoraggio dell’evoluzione di questi fenomeni, per prevenire e contrastare questi fenomeni.

 

Basta una legge?

Il ruolo fondamentale per il contrasto agli scenari di bullismo e cyberbullismo è l’azione preventiva degli adulti di riferimento, fin dai primissimi anni di vita. I bambini devono essere abituati a riconoscere le loro emozioni, a riconoscere le differenze dell’altro e a rispettarle. La costituzione di una identità adulta equilibrata, non rancorosa e rispettosa delle differenze è il centro del lavoro educativo delle Istituzioni e più in generale della società.

Fare “rete” per gestire la Rete dunque. Una sorta di gioco di parole, dove i processi di condivisione di informazioni e sviluppo di azioni congiunte sono al centro di un programma di cura al benessere, soprattutto nell’età adolescenziale. In particolare è importantissimo capire ed indagare insieme ( genitori, psicologi, educatori, insegnanti, esperti di sicurezza web e referenti istituzionali) i meccanismi che spingono gli adolescenti a comportamenti a rischio sul Web, anche al fine di predisporre “Tool”per gli educatori contro gli eventi più inquietanti che vanno dall’adescamento in rete al cyberbullismo (così come declinato nella nuova Legge n. 71 del 29 maggio 2017), i disturbi alimentari condivisi in rete, l’autolesionismo e il gioco online come nuove forme di dipendenza psicologica virtuale(3).

Qualche soluzione concreta arriva da un interessante contributo (4) dove l’educazione è intesa coma la grande risorsa per la prevenzione del cyberbullismo. In particolare si attiva uno scenario che sviluppa un approccio socio-cognitivista tradizionale nello sviluppo di interventi di prevenzione. Ancora una volta le azioni culturali di sviluppo del senso di dialogo e conoscenza finalizzato alla scoperta delle differenze individuali gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione del cyberbullismo. Molti esperti, in virtù di questi dati, esortano l’adozione di politiche di prevenzione piuttosto che di controllo; anche nell’ambito della prevenzione, bisogna elaborare strategie mirate, tenendo per esempio conto di come gli utenti (maschi/femmine) utilizzano la rete in modo differente. Educare alla diversità, insegnare i comportamenti adeguati, l’autoregolazione emotiva, aiutare a superare le conseguenze psicologiche e gli atteggiamenti di bassa autostima delle vittime.

 

Quali scenari socio- istituzionali?

L’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza costituisce la base istituzionale e sociale in grado di garantire un contributo competente, articolato e partecipato alla definizione dell’azione del governo nel campo delle politiche per l’infanzia (5). È stato istituito, insieme alla Commissione Parlamentare per l’infanzia, con la Legge n. 451 del 23 dicembre 1997 ed è regolato dal d.p.r. del 14 maggio 2007 n. 103.

Si compone di circa 50 membri, in rappresentanza delle diverse amministrazioni centrali competenti in materia di politiche per l’infanzia, delle Regioni e delle autonomie locali, dell’Istat, delle parti sociali, delle istituzioni e degli organismi di maggiore rilevanza del settore, nonché di otto associazioni e otto esperti di nomina dei Presidenti. Inoltre, con l’obiettivo di garantire forme di collaborazione, sinergie e supporto tra l’Osservatorio e l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, un invitato permanente è stato designato a partecipare ai lavori dell’Osservatorio in rappresentanza dell’Autorità. L’Osservatorio ha il compito di predisporre ogni due anni il Piano Nazionale di azione e d’interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, con l’obiettivo di conferire priorità ai programmi rivolti alle persone di minore età e rafforzare la cooperazione per lo sviluppo dell’infanzia nel mondo.

Il Piano Nazionale di azione e d’interventi, sentita la Commissione Parlamentare per l’infanzia viene approvato dal Consiglio dei Ministri, adottato con Decreto del Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Sempre ogni due anni, l’Osservatorio predispone la Relazione sulla condizione dell’infanzia in Italia e sull’attuazione dei relativi diritti (Rapporto alle Nazioni Unite).L’Osservatorio, inoltre, ha il compito ogni 5 anni di redigere lo schema del rapporto del Governo all’ONU, sull’applicazione della Convenzione Internazionale sui diritti del fanciullo del 1989.

 

Quali strumenti concreti per il contrasto?

“In assenza di strumenti internazionali contro il cyberbullismo è difficile immaginare che una legge nazionale (la 71/2017) possa risolvere un problema che non ha confini né regole uniformi. Resta ad esempio la facoltà dei siti internet e dei social network di autovalutare le richieste degli utenti minorenni così come il loro diritto di non collaborare con le autorità nazionali tutte le volte in cui il fatto illecito non costituisca reato per il proprio Paese di appartenenza”(6). Da questo punto di vista gli adolescenti altamente competenti nell’ambito digitale sanno bene come aggirate l’ostacolo dell’identificazione, entrando in situazioni tecnicamente difficili da gestire

Quanto allo strumento preventivo dell’ammonimento al questore, potrebbe rappresentare un valido effetto deterrente, ma i dubbi legati alla procedura sono davvero tanti e meritano un approfondimento particolare,anche alla luce delle prassi che andrà a consolidarsi su questo particolare aspetto

Che fare nell’immediato? Occorre “Conoscere per agire”. Le azioni di prevaricazione che si possono attuare sul web sono molteplici. Vanno dal flaming (battaglie verbali), alle molestie (harassement), alla denigrazione (minano la reputazione della vittima), all’esclusione. Queste azioni possono poi raggiungere estremi quali cyberstalking, manipolazione delle informazioni, violazioni dei profili social. Possono infatti essere messe in rete immagini contraffatte o rubate che mettono a rischio l’immagine della vittima. La cronaca ci informa troppo spesso di come foto rubate o, spesso, inviate ad amici che le diffondono, diventano virali costituendo per la vittima una situazione senza via d’uscita. Sono in particolare queste legate al fenomeno del Sexting. Comprendere il fenomeno del bullismo significa interessarsi sistematicamente ai contesti in cui i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo si manifestano.

Occorre fare “sistema “ con azioni coordinate e finalizzate alla comprensione della reale portata del fenomeno, definendone le caratteristiche ei comportamenti che ne fanno parte con occhio attento al benessere dei soggetti coinvolti, nessuno escluso, neppure il Cyberbullo…

 


(1)I ragazzi sono vittime quasi unicamente di episodi di bullismo (89,5%), più di 1 ragazza su 6 è vittima di cyberbullismo (16,7%). I bulli sono generalmente maschi (60% dei casi) solitamente amici o conoscenti della vittima, in 1 caso su 4 viene segnalata come bulla una ragazza ( Dossier 19/9/2016 dI Telefono Azzurro)

(2)l termine cyberbullismo (cyberbullying) viene coniato da Bill Belsey, un educatore canadese, presidente di Bullying.org nel 2004. e definito così:   “ Cyber-bullying involves the use of information and communication technologies such as e-mail, cell phone and pager text messages, instant messaging , defamatory personal Web sites, and defamatory online personal polling Web sites, to support deliberate, repeated, and hostile behavior by an individual or group, that is intended to harm others”. (Belsey, 2004).

(3)” i ragazzi web terra di nessuno”. Repubblica.it dell’8 giugno 2017 “ Dalla Ricerca emerge che il web nell’immaginario dei ragazzi sembra ancora assomigliare ad una terra di nessuno, dove in 6 casi su 10 condividono immagini; in 2 casi su 10 diffondono video; in 6 casi su 10 scambiano messaggi e post. Si tratta di azioni così semplici da non essere da loro percepite come reati, considerate reversibili, legali e in grado di generare solo piccoli dolori alle vittime. Doppia dimensione: cognitiva e emotiva”

(4) da “Cyberbullismo. Ricerche e strategie di intervento”- Genta, Brighi, Guarini . Franco Angeli editore , 2013. Interventi di Vassilis Barkoukis, Lambros Lazuras, Haralambos Tsorbatzoudis, Una prospettiva socio-cognitiva nella prevenzione del cyber bullismo.

(5) Dal sito http://www.minori.it/osservatorio

(6) Dal sole 24 ore 12 giugno 2017

(7) “Le norme non eliminano i vantaggi per gli autori dei reati, che possono muoversi sotto l’egida dell’anonimato, usando ad esempio reti Tor, server proxy o Vpn (Virtual Private Network); e che possono Così, se né il Garante per la protezione dei dati personali né la Polizia postale riusciranno a individuare l’indirizzo Ip di chi carica i contenuti, le nuove disposizioni non potranno che restare sulla carta; e il rischio è concreto, dato che i minorenni, diretti destinatari delle nuove norme, conoscono bene gli strumenti di anonimizzazione online”- Sole 24 ore del 12 giugno 2017

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