Una scuola per rinascere

da ItaliaOggi

Una scuola per rinascere

Amatrice, dalla materna al liceo sportivo la carica dei ragazzi che ripopolano la città

In un anno il mondo ha donato alla scuola costruita in tredici giorni un milione e mezzo di euro. Maria Rita Pitoni, 57 anni, preside della Romolo Capranica di Amatrice — istituto prefabbricato che ha undici mesi di vita ed è già in rottamazione — è appena rientrata da Creta. Un breve periodo di recupero dopo un anno sfiancante. Vive a Rieti, dirige a Rieti, ma qui — Villa San Cipriano di Amatrice — è reggente. E qui, un chilometro sopra la città ancora in macerie e sopra la vecchia scuola Capranica colpita e abbandonata, è presente. «È stato un anno duro, a volte durissimo. L’abbiamo trascorso curando i dolori dei ragazzi. La cosa più impegnativa è stata selezionare i donatori». Uno a uno, anche la domenica, insieme alla professoressa Gabriella Stramaccioni. «Ho dovuto capire ogni volta il perché di tutta quella solidarietà. Se dietro l’offerta c’era un afflato sincero o la voglia di un ritorno di immagine. A volte le richieste erano al limite della pubblicità, e non le abbiamo accettate». Per valutare, la preside Pitoni ha applicato la teoria del sospetto di Paul Ricoeur, i suoi studi di filosofia, «ma soprattutto ho detto alcuni no in nome di ragazzi che hanno avuto lutti e vite sconvolte eppure si sono riscritti a scuola ad Amatrice».

I ragazzi del liceo sono stati i più difficili da riportare alla normalità. «I loro musi lunghi ci ricordavano ogni giorno che il 24 agosto sotto le case erano rimasti otto compagni ». Ilaria, 18 anni, figlia del produttore di miele. Caterina, 14 anni, nata all’Aquila, deceduta insieme alla mamma. Benedetta e Sergio, 13 anni. Emanuele Lucian, nato in Romania, oggi sarebbe in I media. Giuseppe di 10 e Stefano di 8. Il piccolo Ivan di 3: andava alla materna. Alberi e piante, lo scorso settembre, li hanno ricordati in giardino. Poi sono arrivati gli psicoterapeuti, per chi era sopravvissuto. Ed è iniziata una serie quasi ininterrotta di viaggi di studio. Ventotene, Policoro, il Terminillo, le Dolomiti dove i ragazzi hanno sciato con Alberto Tomba, quindi Firenze, Parigi, Bruxelles. Una settimana di alternanza scuola lavoro in un’azienda romana. «Per i lavori da completare e la neve molti ragazzi hanno saltato anche due mesi di scuola», ricorda la preside. «Non potevamo immaginare di fare solo lezioni in classe nell’anno che ha seguito un terremoto di questa portata e così abbiamo scelto di viaggiare». Svago, esperienze, istruzione.

Le immagini della Capranica collassata da una parte e sventrata dall’altra, la vecchia scuola che doveva essere antisismica, sono nel fascicolo della prossima chiusura indagini della procura di Rieti. Dal sito del nuovo istituto, però, si cerca di non guardare in basso. Ogni giorno da qui passa un ragazzo, anche adesso che le classi sono chiuse. L’ultima è Elena Aloisi, bella ragazza con i capelli rossi e l’orecchino al naso. Vive a Cittareale e si è diplomata a giugno. Si era lamentata della stagione scolastica, «è stato un anno scarso». Poi ha affrontato lo scritto di Matematica e l’ha superato: «Ci sono arrivata con il fiatone, ma nessuno mi ha regalato nulla». Spiega la preside: «I ragazzi hanno accumulato lacune in Matematica e Latino. Il nuovo anno sarà dedicato a riempirle e a trasformare la nuova Capranica in una scuola normale». Nella stagione trascorsa non è stato possibile per l’arrivo, quasi quotidiano, di un assessore, un finanziere, un cameraman… «I bambini delle elementari appena vedevano uno sconosciuto tiravano giù le tendine, si riparavano dal frastuono nel loro rifugio, la classe».

Tutti promossi, nel 2016-2017. E l’anno che inizia il 14 settembre vede crescere gli studenti. Erano 160 l’anno scorso, sono 230. Gli stessi della vecchia Capranica. Sì, Amatrice sta rinascendo trainata dalla sua scuola. La I liceo, sezione unica, avrà 31 studenti: nell’anno passato erano 16. Sono due le ragioni della crescita: le famiglie che rientrano nelle casette in moduli del cratere dagli al- berghi sull’Adriatico e la nascita ad Amatrice alta del Liceo sportivo internazionale. Un’idea del sindaco Sergio Pirozzi e della preside Pitoni. «L’ho sviluppata di notte», racconta la dirigente. Il Liceo sportivo – si chiamerà 24 agosto – ha già richiamato ragazzi da Brescia e dalla Sicilia. Nel biennio gli iscritti alla prima sezione faranno le materie di uno scientifico rafforzato in scienze motorie. Dal terzo anno le discipline ruoteranno tutte attorno allo sport. Si studieranno, e praticheranno, atletica e nuoto, basket e volley nel Palazzetto dello sport messo in sicurezza, roccia su pareti allestite all’esterno. E sci. Ci sono un paio di futuri istruttori tra gli studenti, tra cui Elisa Aloisi, la rossa con l’orecchino al naso. «Specializzeremo i ragazzi negli sport di montagna e di lago», dice Pitoni. C’è un protocollo con l’Università dell’Aquila, e presto con Tor Vergata, per consentire ai diplomati di Amatrice di avere crediti preassegnati se si iscriveranno ai dipartimenti di Scienze motorie.

Alla nuova Capranica si attendono gli insegnanti, quasi tutti nuovi. Ne servono 40. «Amatrice è sempre stata frontiera. I docenti dopo un anno chiedono di rientrare a Rieti o a Roma. Abbiamo solo una maestra cresciuta in zona. Chi viene da fuori non sempre riesce a capire il dolore che ti lascia un terremoto». La preside sta avviando i processi per ottenere la certificazione della lingua francese e la patente europea informatica. Quel milione e mezzo di euro donati e accettati ora devono essere investiti. Innanzitutto costruendo di nuovo l’istituto, si immagina nella versione definitiva. Liceo sportivo, medie, primarie, materna. Tutto sullo stesso sedime. Gradualmente si smonterà il prefabbricato di qualità alzato dalla Protezione civile di Trento per realizzare in materiali duraturi l’ultima scuola. I lavori stanno partendo. La mensa è pronta, di fronte, dove c’è l’Area food: consentirà il potenziamento delle lezioni nel pomeriggio e il sabato. Bisogna finanziare gli impianti sportivi, molti laboratori. Si deve impiegare quel milione e mezzo e la preside Pitoni chiederà aiuto all’Anac di Cantone per la preparazione dei bandi. «È stato un anno duro», chiude la donna, che ha all’attivo tre missioni con la Croce Rossa in Iraq e due in Kosovo come infermiera volontaria. «Quest’anno mi ha cambiato. Potrò fare ancora un altro qui, poi passerò a un collega quella che era una scuola per terremotati e che diventerà un campus d’eccellenza dell’Italia centrale».

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