UN PIATTO DI LENTICCHE. SEMMAI SARA’ OFFERTO!

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Da fonte ANSA di ieri l’altro si è appreso che sarebbe intendimento di Palazzo Chigi ridurre il gap dei capi d’istituto rispetto agli altri – a tutti gli altri – dirigenti della Pubblica Amministrazione, visto che oggi i manager della scuola hanno un trattamento economico nettamente inferiore.

Ma è bene non coltivare soverchie illusioni perché – a dire del titolare delle Finanze, che tiene i cordoni della borsa – le risorse sono esigue ed orientate su altre priorità. Sicché solo se ci saranno ulteriori spazi potrà tentarsi un avvio dell’equiparazione dello stipendio dei presidi: ultima versione della progressiva armonizzazione della retribuzione di posizione parte fissa, a suo tempo riferita da una soddisfatta componente della tetragona Quadriate, cui evidentemente era stato concesso di sbirciare nel fantomatico atto d’indirizzo della ministra Fedeli.

Di certo non dovremmo attendere molto – il disegno della legge di bilancio dovrà essere presentato entro il prossimo 20 ottobre – per verificare la fondatezza di queste indiscrezioni e quindi per misurare la considerazione concreta che il Governo ha dei dirigenti scolastici, ad iniziare dalla loro datrice di lavoro, da tempo in silenziosa separazione dalle sue primigenie altisonanti promesse, ma di una loquacità, oramai irrefrenabile, ad horas per stigmatizzare – rigorosamente fuori le mura – tutte le storture dell’universo mondo.

Nel frattempo chi ha firmato i tre precedenti contratti che, in luogo di realizzare – sempre al prossimo giro – la progressiva equiparazione retributiva, hanno invece progressivamente allargato la forbice con le dirigenze normali, resta in attesa di conoscere nel dettaglio l’entità delle risorse; mentre il Sindacato Unico Cgil-Cisl-Uil-Snals, al termine della solenne assise al Centro Congressi Frentani di Roma, ha emesso un comunicato per avvertire che utilizzerà il nuovo contratto Istruzione e Ricerca come grimaldello di conquista di tutte quelle materie che la recente novella del decreto legislativo 165/01 ha confermato alla regolazione pubblicistica e alla competenza del dirigente con i poteri del privato datore di lavoro, nonché per riprendersi gli spazi di democrazia pesantemente ridotti da ricorrenti interventi di natura legislativa, da ultimo la legge 107. Quanto al riconoscimento della pari dignità retributiva con il resto della dirigenza pubblica, essa continuerà ad essere un’occasione di discussione e di confronto nei convegni, il prossimo dei quali è stato calendarizzato da Cgil e Proteo Fare Sapere in quel di Firenze il 26 e 27 ottobre 2017.

Insomma, il copione è già bell’e confezionato: una mancia da sventolare, alla fine di una finta contrapposizione, come una conquista di chi ha il 52% di rappresentanza della propria controparte datoriale e quindi può firmare da solo il suo contratto. O, meglio, un’avvilente elemosina. E, beninteso, a soddisfo d’ogni pretesa presente e futura per almeno altre quattro tornate contrattuali.

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