Obbligo vaccini per frequenza a scuola: tra salute e politica

da Tuttoscuola

Obbligo vaccini per frequenza a scuola: tra salute e politica

L’operazione vaccinazione dei minori per l’ammissione alle scuole e ai servizi per l’infanzia sembra volgere ad un epilogo positivo. Le manifestazioni di piazza contro l’obbligatorietà del trattamento si stanno concludendo senza grandi risultati. Un’azione compatta della comunità scientifica e del mondo sanitario ed una informazione coerente ed efficace hanno convinto gli scettici, la maggior parte dei quali mal sopportava, più che i farmaci, l’imposizione.

Oltre alle controindicazioni cliniche qualcuno pensava anche agli interessi commerciali sottesi all’operazione, ma quello che colpisce è la diffidenza reciproca tra chi vuole esercitare liberamente un diritto e chi deve difendere la salute di tutti. Qui sembra aizzarsi un conflitto che deve essere risolto con un’azione educativa; nel nostro Paese avviene anche in altri campi dove è in gioco la rivendicazione di uno spazio soggettivo e la consapevolezza che ci sono anche gli altri, i quali hanno gli stessi doveri e magari qualche bisogno in più, di cui non ci siamo accorti. Allora i provvedimenti coercitivi possono intervenire in un’emergenza, come è accaduto di fronte all’aumento di infezioni di morbillo, senza togliere valore alla formazione delle persone ad essere pienamente consapevoli dell’importanza di tali trattamenti, soprattutto avendo a che fare con una società sempre più multiculturale.

La normativa scolastica ha da tempo previsto la presentazione della certificazione di talune vaccinazioni, si tratta solo di adeguarne le tipologie. Non è possibile contrapporre il diritto alla salute con il diritto allo studio, entrambi garantiti dalla Costituzione; sembra abbastanza ovvio che il secondo non può essere pienamente fruito in difetto del primo. Bisogna aumentare dunque il dialogo, e questo è il compito della scuola stessa in collaborazione con gli specialisti sanitari, in modo che nell’applicare la legge si attui l’obbligo in modo consensuale. Come peraltro già avviene nel campo della disabilità e dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione, ambiti dove sono in gioco altri diritti.

Da quando si è lasciato spazio ai rapporti diretti tra medicina e scuola, ci si è avviati verso la soluzione dei problemi connessi in un clima di maggiore serenità e collaborazione. Se si guarda ai tempi e ai modi di approvazione dei provvedimenti ed alla rissa parlamentare che si è scatenata, non sarà da attribuire alla politica il disorientamento causato a tante persone, che invece avevano bisogno di un clima più tranquillo e significative informazioni? Spiace constatarlo ma chi ha dato voce a certi movimenti no-vax forse si preoccupa di più del proprio consenso che della salute di tutti.

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