L’appello dei presidi: “Cambiamo la legge per consentire ai ragazzi di tornare a casa da soli”

da Repubblica

L’appello dei presidi: “Cambiamo la legge per consentire ai ragazzi di tornare a casa da soli”

Adesioni da tutta Italia alla lettera aperta di un gruppo di dirigenti scolastici romani. E su Change.org una petizione al presidente del Consiglio ha già raccolto decine di migliaia di firme

di PAOLO G. BRERA

ROMA – Contro il divieto di lasciar tornare soli da scuola gli studenti delle medie, sancito da un’interpretazione della legge un po’ letterale ma diffusa nelle aule dei tribunali, adesso scendono in campo i presidi: hanno scritto una lettera aperta al Parlamento chiedendo di riscrivere la legge, sollevando la scuola dalla responsabilità per quello che succede una volta usciti dal portone.

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IL TAM TAM SUI SOCIAL
Il tam tam di quella che era nata come una battaglia locale di alcuni presidi romani sta diventando un’onda nazionale “con continue adesioni da tutta l’Italia”. E siccome in questo caso ciò che la legge vieta piace sia alle famiglie che ai docenti, perché semplifica la vita alle prime e aiuta a far crescere consapevolezza e indipendenza degli allievi, la questione è approdata anche su Change.org con una petizione diretta al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha già raccolto quasi 37mila firme: “Bambini autonomi o abbandono di minore?”.

LE SCUOLE SCRIVONO AL GOVERNO
“Abbiamo scritto una lettera aperta al Parlamento e al governo – spiega Rosa Maria Lauricella, preside dell’Istituto comprensivo Giovan Battista Valente di Roma, tra i promotori dell’iniziativa dei dirigenti scolastici – L’unica soluzione è che si riscriva una norma di legge che, nell’interpretazione data da diverse sentenze, ci allontana dall’Europa. Se succede qualcosa a un alunno delle medie mentre torna a casa da solo, oggi rischiamo una condanna da sei mesi a cinque anni”.

I RISCHI PER GLI ISTITUTI
La battaglia dei presidi nasce da una recente sentenza della Cassazione che ha condannato preside e docente dell’ultima ora per non aver affidato a un adulto un ragazzino morto quindici anni fa sotto uno scuolabus. “In realtà – spiega Lauricella – quella sentenza che ha suscitato molto clamore e molta preoccupazione riguarda una situazione particolare, perché la scuola aveva scritto nel regolamento d’istituto che i ragazzini sarebbero stati affidati ad adulti; ma ci sono state tante altre sentenze che confermano questa interpretazione della legge secondo cui si configura l’abbandono di minore da parte dei genitori o il mancato controllo da parte di docenti e presidi”.

IL MIRAGGIO DELL’AUTONOMIA
Dopo quella sentenza, in alcune scuole sono comparsi regolamenti che impongono la riconsegna dei ragazzi solo nelle mani di un adulto, ma dove è accaduto sono esplose polemiche e battaglie infinite. “Noi a scuola lavoriamo per favorire un processo di progressiva conquista dell’autonomia da parte degli studenti – dice Lauricella – e mandarli a casa da soli è un atto concreto in questo senso; ma questo finisce per confliggere con la legge. I genitori premono proponendoci di scrivere liberatorie che in realtà sono un rimedio peggiore del male”. Se dovesse succedere qualcosa non varrebbero nulla di fronte alla legge, ma certificherebbero una sorta di patto tra docenti e genitori per commettere il reato di abbandono di minore e omessa custodia. “Tra l’altro – aggiunge la preside – gli stessi genitori che chiedono di mandare soli i figli sarebbero i primi a denunciare la scuola”.

I DISEGNI DI LEGGE NEL CASSETTO
Di fronte alla norma di legge, nessun regolamento scolastico potrebbe prevalere. “Tocca al legislatore. Chiediamo di modificare la norma riprendendo la discussione sui disegni di legge arenati in Parlamento. Ci sono, mandateli avanti: il problema esiste e lo viviamo tutti i giorni, chiudendo un occhio e sperando sempre che non succeda niente. Ma quella sentenza ha creato il panico tra dirigenti che hanno già i nervi scoperti per le tantissime responsabilità”.

UN VUOTO DA COLMARE 
Come si legge nella lettera aperta, “i dirigenti scolastici chiedono a gran voce di colmare questo vuoto legislativo, questa ‘zona grigià che preoccupa dirigenti, docenti e genitori accomunati dalla difficoltà di scegliere se applicare la norma in modo letterale o se favorire il diritto del minore alla graduale acquisizione della propria autonomia. Il problema è molto urgente e riguarda tutte le scuole d’Italia da Aosta a Trapani, da Roma a Trento, considerato anche che nel resto d’Europa il 90% degli studenti torna a casa da solo…”. Altrimenti, sostiene Lauricella, “dovremo iniziare a discutere nei consigli d’istituto di come applicare la norma che purtroppo danneggia le famiglie e contrasta con tutto il lavoro che svolgiamo a scuola”.

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