La funzione psicosociale del gruppo

La funzione psicosociale del gruppo

di Immacolata Lagreca

 

Formulare una precisa definizione di gruppo è complicato, vagliata la vastità dei campi all’interno dei quali è possibile rilevare la sua esistenza.

Nel linguaggio comune si tende a chiamare “gruppo” qualsiasi insieme di persone che anche per caso si trovano a condividere uno spazio, seppur in un tempo determinato e magari senza interloquire tra loro. Così sono gruppo un assembramento di persone in attesa di un tram, o l’insieme di persone che aspettano nell’anticamera di uno studio medico, una massa di persone che vanno allo stadio. Sempre nel linguaggio comune, una ulteriore conferma dell’uso generico del termine giunge dalla varietà di vocaboli che sono ritenuti in qualche modo apparentati al termine “gruppo”, o peggio sinonimi: aggregati sociali, massa, folla, collettività e così via. Certamente questi termini possono essere utilizzati al posto di “gruppo” a livello intuitivo, poiché è possibile rinvenire in essi una certa corrispondenza che li lega, ma non restituiscono la giusta dimensione alla figura “gruppo”.

Nel saggio La dynamique des groupes (1973)[1] Jean Maisonneuve, ricercatore francese sulle dinamiche di gruppo e sulle relazioni interpersonali, così li definisce in campo psicologico:

 

I gruppi sono insiemi sociali di dimensioni e di strutture molto diverse: dalle collettività nazionali, fino alle “bande” più effimere. Il solo carattere comune a tutti questi insiemi è dato, contemporaneamente, dalla pluralità degli individui e dalla loro più o meno forte implicita solidarietà. L’Idea di “forza”: l’espressione “raggrupparsi” esprime bene l’intenzione di mutuo rinforzo di individui che si sentono isolatamente impotenti; tuttavia, questa potenza collettiva suscita reazioni ambivalenti: rassicura e minaccia[2].

 

Esistono altre definizioni di gruppo[3], sempre in campo psicologico, ma questa di Jean Maisonneuve sembra ancor più completa, poiché lo studioso propone l’idea di “insieme come pluralità”, sostenuta da sentimenti di solidarietà che la unificano.

Un gruppo, quindi, è un insieme di persone, non distanti tra loro, avente un’esistenza sua propria, che condividono bisogni, motivazioni, scopi o interessi comuni e un determinato spazio, anche per un tempo limitato, che grazie a essi si percepisce come pluralità che ha rapporti di reciproca dipendenza e unità d’intenti. Il gruppo come struttura, quindi,

 

si realizza attraverso un processo continuo ed articolato di collaborazione reciproca, di coinvolgimento e di cooperazione tra soggetti che conduce ogni singolo membro del gruppo stesso a mettere da parte le proprie concezioni o pretese, non per annullarle, ma per meglio finalizzarle e porle al servizio degli altri componenti»[4].

 

In base a questo, i gruppi sono una sottoclasse della collettività, perché in queste ultime non è necessaria l’interazione tra i membri. Stesse considerazioni valgono per gli altri termini già visti, considerati apparentati all’espressione “gruppo”: gli aggregati sociali sono raggruppamenti di status sociali, i cui appartenenti non sono necessariamente in diretta interazione; stesso discorso vale per le masse e la folla, che si ritrovano sì insieme condividendo uno stesso ambiente, ma spesso non si ha alcuna interazione comune. In tutti questi casi, manca qualsiasi “azione di gruppo” che attesti l’effettiva interdipendenza di obiettivi.

Il gruppo è in definitiva un sistema di persone in relazione dinamica e spaziale, che racchiude gli aspetti di unità, globalità, ordine, concordanza degli intenti e ha una propria personalità.

Le motivazioni che sono alla base dell’appartenenza al gruppo, il collante di un determinato gruppo, sono la vicinanza, la somiglianza, l’identificazione. La vicinanza rappresenta spesso il primo contatto che dà l’avvio a un gruppo, perché grazie a essa si inizia a frequentare delle persone; la disposizione a ricercare nell’altro convinzioni, idee e valori somiglianti alle nostre, porta a partecipare a un gruppo (ad esempio Partiti politici o movimenti culturali o musicali); si può appartenere a un gruppo con una motivazione per lo più inconscia di identificazione nell’altro, in pratica si decide di appartenere a un gruppo per il suo status prestigioso, che può dare una buona reputazione e/o successo[5].

Il gruppo assolve anche tre funzioni psicologiche: integrazione, sicurezza e regolarizzazione. L’individuo isolato è più fragile di un individuo integrato in un gruppo e far parte di un gruppo infonde sicurezza, permettendogli di confrontare la propria immagine di sé all’immagine di sé per gli altri[6].

In base al tipo di relazione, il gruppo può essere classificato come:

– Gruppo primario: composto da almeno due/tre persone che si conoscono e sono in stretto rapporto personale e che interagiscono per un periodo di tempo relativamente lungo, sulla base di rapporti intimi faccia a faccia (famiglia, piccole comunità e così via);

– Gruppo secondario: composto da un buon numero di persone che interagiscono su basi temporanee, anonime e impersonali, quindi non hanno uno sfondo emozionale, come nel gruppo primario, in quanto legati da motivi per lo più oggettivi[7].

Ovviamente queste due distinzioni non sono assolute, poiché esistono casi nei quali il gruppo non può definirsi nè primario nè secondario, ma si è al limite dei due tipi e soprattutto è spesso possibile che l’uno si trasformi nell’altro (ad esempio in un ufficio o a scuola, a un iniziale rapporto del tipo di gruppo secondario, si può trasformare in uno di tipo primario, quando gli impiegati si conoscono meglio e diventano amici oltre che semplici colleghi).

In base al numero dei componenti, il gruppo può essere una diade, una triade, un piccolo gruppo, un gruppo mediano, un grande gruppo.

Una diade è gruppo composto da soli due elementi (ad esempio madre-figlio o padre-figlio, moglie-marito, due carissimi amici e così via). Ciò che caratterizza l’appartenenza a questa diade è il legame affettivo: due persone stanno insieme perché si sono scelte, perché hanno interessi in comune o per compensazione.

Una triade è gruppo composto da tre membri (ad esempio padre-madre-figlio). Nella triade ognuno dei membri può, a turno e per brevi periodi, ignorare un terzo senza disgregare il gruppo. La triade è meno stabile della diade.

Un piccolo gruppo è costituito solitamente da 4 a 10/12 membri. È uno dei modelli di interazione sociale fondamentali, proprio grazie all’esiguo numero. Il piccolo gruppo può formarsi anche da gruppi più ampi, divenendo un sotto-gruppo.

Un gruppo mediano è costituito di solito da 10/12 a 30 membri. In questo caso, le relazioni personali divengono meno strette rispetto al piccolo gruppo.

Un grande gruppo conta dai 30 membri in su. In questi tipi di gruppo le interazioni sono meno dirette e personali[8].

In tutti i gruppi possono nascere conflitti che potrebbero dare vita a sotto-gruppi o alla cessazione del gruppo stesso.

Per concludere, questi sono alcuni concetti utilizzati nello studio di fenomeni di gruppo:
– procedura: è il fenomeno operativo dell’organizzazione del gruppo;

– rete di comunicazione: è il sistema materiale che permette la comunicazione tra i membri del gruppo;

– esclusività: un gruppo tende a rendersi esclusivo, categorizzando le sue regole, i suoi fini e le sue gerarchie, nei confronti degli altri gruppi;

– ruoli: sono i comportamenti che un gruppo si attende da un membro, poiché il posto di ognuno nella struttura è definito;

– status: ossia il comportamento che il singolo si attende dagli altri;

– potere: è la capacità di ottenere che un altro faccia qualcosa che non avrebbe fatto senza il proprio intervento;

– leader: è il membro esercitante un’influenza o avente autorità sul gruppo;

– leadership è a sua volta la funzione di direzione, comando, orientamento, responsabilità esercitata da uno o più membri del gruppo;

– deviante: è riferito a chi si allontana dalle norme del gruppo di appartenenza[9].

Infine importante nelle dinamiche di un gruppo è l’inconscio collettivo, ossia la reciproca interazione dei singoli forma un sé gruppale, come se questo fosse un unico individuo[10].

Le dinamiche del gruppo potrebbero essere un valido supporto nella scuola. Infatti, la classe che diventa gruppo facilita la formazione e la socializzazione, divenendo una risorsa educativa e didattica, perché l’idea che rimanda il gruppo delle relazioni circolari, e non lineari, indubbiamente creano sinergia facilitando l’apprendimento[11].

 

Bibliografia

Bertani B., Manetti M. (a cura di), Psicologia dei gruppi. Teoria, contesti e metodologie d’intervento, Franco Angeli 2007.

Cerri R., Dimensioni della didattica. Tra riflessione e progettualità, Vita e Pensiero, Milano 2002.

Dozza L., Il lavoro di gruppo tra relazione e conoscenza, La Nuova Italia, Firenze 1994.

Maisonneuve J., La dinamica di gruppo, trad. it. Celuc, Milano 1973.

Peluso Cassese F., Granato S., Introduzione alla psicopedagogia del gioco, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2001.

Piccoli I., I bisogni, i desideri i sogni, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 2008.

Venza G. (a cura di), Dinamiche di gruppo e tecniche di gruppo nel lavoro educativo e formativo, Franco Angeli, Milano 2007.


[1] Trad. it., La dinamica di gruppo, Celuc, Milano 1973.

[2] Cit. in R. Cerri, Dimensioni della didattica. Tra riflessione e progettualità, Vita e Pensiero, Milano 2002, p. 113.

[3] Cfr. ivi, pp. 112-114.

[4] E. Frauenfelder, Il lavoro di gruppo. Guida alla strutturazione dei gruppi di apprendimento-lavoro, Le Monnier, Firenze 1976. Così cit. in F. Peluso Cassese, Il gruppo, in F. Peluso Cassese, S. Granato, Introduzione alla psicopedagogia del gioco, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2001, p. 121.

[5] Cfr. I. Piccoli, I bisogni, i desideri i sogni, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 2008, pp. 81-82.

[6] Cfr. F. Peluso Cassese, Il gruppo, in F. Peluso Cassese, S. Granato, Introduzione alla psicopedagogia del gioco, cit., pp. 127-128.

[7] Cfr. G. Venza, G. Cascio, Lo studio psicosociale dei gruppi e l’intervento con i gruppi: alcune riflessioni ed alcune categorie utili ad introdurre il discorso, in G. Venza (a cura di), Dinamiche di gruppo e tecniche di gruppo nel lavoro educativo e formativo, Franco Angeli, Milano 2007, pp. 28-31.

[8] Cfr. ivi, pp. 32-38.

[9] Per tutti cfr. N. Rania, A. Piermari, L. Venini, Processi dinamici ed aspetti strutturali nei gruppi, in B. Bertani, M. Manetti (a cura di), Psicologia dei gruppi. Teoria, contesti e metodologie d’intervento, Franco Angeli 2007, pp. 29-42; G. Venza, Elementi di dinamica di gruppo, in G. Venza (a cura di), Dinamiche di gruppo e tecniche di gruppo, cit., pp. 68-79 e G. Venza, Elementi di psicologia dei gruppi, in ivi, pp. 102-116.

[10] L. Migliorini, Processi relazionali, comunicativi e affettivi nei gruppi, in B. Bertani, M. Manetti (a cura di), Psicologia dei gruppi, cit., pp. 58-60.

[11] Cfr. L. Dozza, Il lavoro di gruppo tra relazione e conoscenza, La Nuova Italia, Firenze 1994, p. 7.

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