C’erano una volta gli ispettori

C’erano una volta gli ispettori

di Maurizio Tiriticco

 

Claudio Tucci pubblica su “Il Sole 24 ore” di oggi 5 dicembre un interessante articolo intitolato: “Mancano gli ispettori, la valutazione delle scuole non decolla”. Afferma Tucci tra l’altro: “Ma cosa sta frenando il decollo definitivo del «Sistema nazionale di valutazione», che, come si ricorderà, è composto da tre gambe, Invalsi, Indire, ispettori ministeriali? La risposta arriva dalla ricerca condotta dall’associazione TreeLLLe, guidata da Attilio Oliva, che viene presentata questa mattina al Miur, davanti alla titolare, Valeria Fedeli, e al capo di gabinetto, Sabrina Bono. A essere indietro è la terza gamba del sistema, quella degli ispettori ministeriali: a fronte di un organico (sulla carta) di 191 profili, attualmente se ne contano 56 a tempo indeterminato più 68, a termine, con contratti triennali, per una spesa complessiva di appena 7 milioni di euro”.

Il problema degli ispettori!!! E chi l’ha creato se non l’amministrazione? Un po’ di storia! Quando il “nuovo” corpo ispettivo venne istituito alla fine degli scorsi anni settanta, sulla scorta dei famosi “decreti delegati” (per la precisione il dpr 417/1974), i relativi posti vennero “messi” a concorso. Ed io, forte della mia esperienza didattica e soprattutto della mia esperienza psicopedagogica (oltre dieci anni come volontario alla cattedra di Pedagogia di Roma con il Prof. Raffaele Laporta) vi partecipai entusiasticamente! E l’avverbio non è esagerato! La scuola era un’istituzione forte e credibile! Erano gli anni del cosiddetto “miracolo economico”, sviluppatosi dal 1948 fino agli inizi degli anni Settanta! L’Italia era il quinto Paese industriale! Era stato innalzato, per norma costituzionale e per la necessità di costruire un Paese più istruito e colto, l’obbligo di istruzione (anno scol. 1963/64) ed io, fresco vincitore di concorso, ebbi in sorte di insegnare per l’intero triennio della scuola media obbligatoria e rinnovata (scompariva l’avviamento al lavoro!)! E fu un avvio non privo di difficoltà: una platea di adolescenti, molti dei quali avrebbero preferito – come di consueto allora – andare a lavorare piuttosto che “perdere tempo” tra i banchi! E i professori, anzi le professoresse, in larga maggioranza, a fronte di platee così nuove e differenziate di alunni, bocciavano, ovviamente! Fu allora che, nel ’67, gli alunni di Don Milani scrissero alla professoressa quella lettera che suscitò nel Paese un dibattito ampio e nel contempo salutare perché la nuova scuola media vincesse la sua battaglia!

Io allora insegnavo e lo facevo con entusiasmo! E mai avrei “fatto” l’ispettore! Andare a fare le pulci agli insegnanti! Ma poi, quando con il citato “decreto delegato” 417 del ’74 venne delineata la funzione ispettiva, cambiai idea.

Ecco il testo del decreto: “La funzione ispettiva concorre, secondo le direttive del Ministro per la pubblica istruzione, e nel quadro delle norme generali sull’istruzione, alla realizzazione delle finalità di istruzione e di formazione, affidate alle istituzioni scolastiche ed educative. Essa è esercitata da ispettori tecnici centrali e periferici. Gli ispettori tecnici centrali operano in campo nazionale e gli ispettori tecnici periferici in campo regionale o provinciale. Gli ispettori tecnici contribuiscono a promuovere e coordinare le attività di aggiornamento del personale direttivo e docente delle scuole di ogni ordine e grado; formulano proposte e pareri in merito ai programmi di insegnamento e di esame e al loro adeguamento, all’impiego dei sussidi didattici e delle tecnologie di apprendimento, nonché alle iniziative di sperimentazione di cui curano il coordinamento: possono essere sentiti dai consigli scolastici provinciali in relazione alla loro funzione; svolgono attività di assistenza tecnico-didattica a favore delle istituzioni scolastiche ed attendono alle ispezioni disposte dal Ministro per la pubblica istruzione o dal provveditore agli studi. Gli ispettori tecnici svolgono altresì attività di studio, di ricerca e di consulenza tecnica per il Ministro, i direttori generali, i capi dei servizi centrali, i soprintendenti scolastici e i provveditori agli studi. Al termine di ogni anno scolastico il corpo ispettivo redige una relazione sull’andamento generale dell’attività scolastica e dei servizi”.

Si delineava e si costruiva una figura di ispettore ben diversa da quella di sempre! E così, al primo concorso, “mi buttai”! Tre prove scritte, se non ricordo male, una di carattere culturale generale inerente all’istruzione, una sulla disciplina di insegnamento, una pedagogico-didattica inerente alla disciplina di insegnamento. Ed un colloquio orale. Le superai tutte e diventai ispettore, prima periferico, poi centrale. E fui – come tutti i miei colleghi del resto – almeno penso, di grande aiuto alle scuole, sotto il profilo culturale e didattico, fatte salve le cosiddette “ispezioni disposte” dai Provveditori o dal Ministro relative a situazioni di criticità. Erano gli anni della programmazione educativa e didattica (i sette gradini che non sto qui a ricordare) nonché di una valutazione che non fosse solo quella conclusiva! Tutte questioni di grande interesse per rinnovare criteri e metodi di insegnare, soprattutto nella scuola dell’obbligo!

Con il trascorrere degli anni, la figura e le funzioni dell’ispettore sono profondamente cambiate: oggi si esalta la funzione di controllo e di intervento amministrativi, mentre la funzione di sostegno pedagogico-didattico alle scuole e al personale dirigente e insegnante perde in qualità, peso e importanza. Mah! Forse le scuole, i dirigenti e gli insegnanti sono più impegnati nell’elaborazione di Ptof, Rav, Pdm, nell’adeguarsi all’invalsione puntuale e metodica delle prove Invalsi e… non so! Eppure, c’era una volta un dpr 275 del lontano 1999 “recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59”! Appunto, c’era una volta…